Attenzione
Truffa, chiesto il processo per ex direttrice postale
L’accusa: risparmiatori anziani raggirati con incassi e prelievi sui loro conti. L’ammanco si aggira sugli 800mila euro, Poste Spa parte civile
PISA. Il processo dopo gli ammanchi. Lo chiede la Procura per l’ex direttrice dell’ufficio postale di Montopoli Valdarno accusata di aver fatto sparire almeno 800mila euro dai conti di una ventina di clienti, quasi tutti anziani, che si fidavano della funzionaria come se fosse una loro familiare. È la truffa il reato contestato dal pm Giovanni Porpora a Orietta Bartoli, 58 anni, di Capanne. Per un difetto di notifica l’udienza davanti al gup Pietro Murano è slittata al prossimo anno. Poste Spa si sono costituite parte civile per il danno provocato dal comportamento dell’ex direttrice, il cui “buco” a carico dei clienti è stato poi ripianato dalla società postale. Resta in piedi il processo per accertare la responsabilità penale della donna che, nell’ottobre di tre anni fa, si ritrovò al centro di un caso capace di gettare nella disperazione parecchi correntisti del piccolo ufficio postale. Una fiducia tradita con il carico di dolore per la perdita dei risparmi di una vita.
[[atex:gelocal:il-tirreno:pontedera:cronaca:1.10117288:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pontedera/cronaca/2014/10/14/news/vanno-avanti-le-indagini-e-le-verifiche-sulla-direttrice-delle-poste-di-montopoli-1.10117288]]
La Procura vuole processare Orietta Bartoli per truffa. Non è possibile contestarle il peculato. Il motivo è riferito alla condizione di lavoratrice di una società che nel frattempo è stata privatizzata. E così l’allora direttrice non era all’epoca una dipendente pubblica, ma del settore privato. Di qui il diverso capo di imputazione, anche se il comportamento non cambia, per il quale il dottor Porpora chiede il giudizio. I primi riscontri sugli ammanchi nel giro di qualche giorno diventarono una slavina per volume di denaro e contesto paesano. Almeno 22 correntisti alla fine scoprirono di essere stati alleggeriti dalle operazioni ritenute truffaldine messe in atto dalla direttrice alla quale avevano affidato i loro risparmi. Un sistema iniziato nel 2008 e che solo alla fine del settembre 2014 venne alla luce grazie a una casualità. Come spesso accade un ingranaggio del genere, che alla lunga non poteva comunque durare, si inceppò quando la nipote di una cliente delle poste di Montopoli si recò in un ufficio a Castelfranco di Sotto per eseguire un’operazione allo sportello. Chiese notizie sulla situazione contabile all’impiegata e nel giro di qualche minuto venne informata che sul conto della parente c’erano molti meno soldi di quanto risultava alla titolare. Di qui la richiesta di spiegazioni alla Bartoli che nell’immediato non seppe fornire. Quella prima denuncia portò ad aprire un vaso di Pandora di ammanchi, poi calcolati con gli ispettori mandati dalla direzione provinciale di Pisa. I carabinieri della Compagnia di San Miniato riuscirono chiudere presto le indagini. In sostanza la direttrice avrebbe incassato in anticipo gli interessi sui buoni fruttiferi e fatto prelievi su conti correnti postali e libretti al risparmio. I versamenti illeciti avvenivano su libretti aperti ad hoc per il giroconto stimato in non meno di 800mila euro. Soldi di cui si sono perse le tracce. E che a distanza di tempo Poste Spa ha dovuto restituire ai truffati che all’epoca si erano anche costituiti in un comitato dal nome esemplare per sintetizzare condizione e stato d’animo, “Truffati e indignati”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
