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Pisa

Il Sessantotto, si apre la mostra sugli scatti della stagione pisana

PISA. Fino al 7 marzo a Palazzo Blu, le fotografie dell’Archivio Frassi raccontano il Sessantotto. Cosimo Bracci Torsi, presidente di Palazzo Blu: «Quegli anni ribollenti, da qualcuno definiti...

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PISA. Fino al 7 marzo a Palazzo Blu, le fotografie dell’Archivio Frassi raccontano il Sessantotto. Cosimo Bracci Torsi, presidente di Palazzo Blu: «Quegli anni ribollenti, da qualcuno definiti formidabili, hanno segnato nel profondo la storia di Pisa e la sua identità. Con questa mostra ripercorriamo un periodo di cambiamento culturale e politico che ha investito noi e l’intero Occidente. Ma non solo».

Si apre oggi, a Palazzo Blu, la mostra “Il Sessantotto. Immagini di una stagione pisana”, a cura di Giuseppe Meucci e Stefano Renzoni, in collaborazione con lo storico della Scuola Normale Superiore Andrea Mariuzzo. «Una lezione di vita e politica», scrive Massimo D’Alema nell’introduzione al catalogo della mostra, edito da Pacini. Un’esperienza singolare quella pisana, che D'Alema e molti altri hanno vissuto in prima linea: poco “movimentismo” e un grado elevato di politicizzazione e pluralismo. Fu infatti decisivo il confronto tra le forze della sinistra “di partito”, più che il “moto spontaneo”: i cattolici dell'Intesa, la Dc e i giovani del Pci. «A metà degli anni '60, Pisa era una città industriale con migliaia di operai tra Saint Gobain, Marzotto e Fiat – spiega Bracci Torsi –. Qui la lotta e l'impegno culturale s'intrecciarono e portarono in piazza studenti e lavoratori, fianco a fianco».

Sulle pareti rosse della sala al secondo piano, gli scatti di Luciano Frassi ci raccontano la conferenza alla Normale del '64, in cui lo studente Adriano Sofri contestava al leader comunista Togliatti la rinuncia del Pci alle azioni rivoluzionarie; per arrivare alle “Tesi della Sapienza” del '67. Sofri gridò: “Compagno Togliatti, perché non hai fatto la rivoluzione quando potevate?”, racconta Giuseppe Meucci, in quegli anni giovane cronista della Nazione. Sorpreso, Togliatti rispose dandogli del lei, “Ci provi lei a fare la rivoluzione”.

Alle fonti fotografiche si aggiungono importanti documenti storici: volantini, articoli di giornale, pagine di “Potere Operaio”. «La mostra – sottolinea infine Mariuzzo – si snoda lungo una linea del tempo che aiuta a comprendere come la stagione pisana incontrasse la lunghezza d'onda di movimenti più ampi. L’occupazione della Sapienza è un momento chiave dell’ultimo grande tentativo di riforma universitaria. Le “Tesi della Sapienza” non sono comprensibili se non si leggono nel contesto del dibattito sulla riforma Luigi Gui del '65. E tutto questo è da leggere anche alla luce delle suggestioni del mondo: dal Vietnam alla Primavera di Praga e l'estremo gesto dello studente ceco Jan Palach. Suggestioni che ci fanno riflettere sull'importanza che avevano in quegli anni l'impegno politico e ideologico».

Carlotta Lattanzi

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