Il Tirreno

Pisa

«L’adescatore di ragazzine va condannato a tre anni»

«L’adescatore di ragazzine va condannato a tre anni»

La richiesta del pm a carico di un operaio trovato con una undicenne in auto L’accusa: dopo i contatti su Fb chiedeva foto di bimbe nude in cambio di ricariche

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PISA. Colpevole per tutti i capi di imputazione. Una somma di contestazioni che alla fine arriva a un totale di 3 anni.

È la richiesta del pm Giovanni Porpora nel processo a carico di un operaio di 45 anni, residente a Stagno e originario della Valdera, accusato di diversi reati legati al sesso con minori. Nessun contatto fisico, ma un’attività “predatoria” di ricerca compulsiva sui social di ragazzine con cui chattare e farsi mandare foto in pose hard in cambio di ricariche telefoniche. La sfilza delle imputazioni va dall’adescamento di minorenni alla detenzione di materiale pedopornografico, dalla tentata violenza sessuale con l’aggravante della minore età dei 14 anni delle vittime alla corruzione di minorenne e sostituzione di persona.

L’operaio, difeso dall’avvocato Riccardo Ghilli, viene giudicato con rito abbreviato a porte chiuse davanti al terzo collegio (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco). Il legale ha chiesto l’assoluzione per tutti i reati eccetto la detenzione di materiale pedopornografico per il quale ha invocato il minimo della pena. Prossima udienza a dicembre per la discussione con eventuale sentenza.

Il 45enne nel novembre 2016 fu arrestato dai carabinieri di Marina di Pisa dopo essere stato trovato in una piazzola del litorale in auto in attesa di incontrare una ragazzina di 11 anni con cui aveva un appuntamento concordato in chat. In aula, quella che ora è diventata una tredicenne, nella scorsa udienza aveva risposto alle domande del pm, della difesa e del legale di gran parte delle 8 parti civili, l’avvocato Marco Massara. La ragazzina aveva confermato l’adescamento da parte dell’imputato e anche l’appuntamento nei pressi della pineta. All’inizio aveva dichiarato nello scambio di chat di avere 20 anni. Poi, alla fine, aveva svelato la sua età. La risposta contestata all’imputato era stata: «Per me va bene lo stesso se hai 11 anni». Quell’incontro si doveva concludere con un bacio. Solo che all’arrivo dell’allora undicenne, l’imputato trovò i carabinieri e anche il padre che aveva scoperto la liason sul computer della figlia. Il controllo sul tablet e i due smartphone dell’operaio aprirono un mondo agli investigatori che trovarono almeno duemila video porno di cui una quarantina contenenti immagini con teenager usate come attrici dell'hard. Stando alle indagini svolte anche con l’aiuto di un ingegnere informatico sono almeno 20 le parti offese, ragazzine rintracciate attraverso foto e chat che da Torino a Caltanissetta sono entrate in contatto con l’imputato. Nessun rapporto fisico completo. Scambio di foto con bimbe nude, quello sì, in cambio di ricariche telefoniche. E tentativi di palpeggiamento, mai consumati.

Pietro Barghigiani



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