Sicurezza
I precari Cnr in piazza «Noi sfruttati di Stato»
PISA. Se la Torre avesse suonato le sue campane, le avrebbe suonate a morto. È andato in scena il corteo funebre che decreta la morte della ricerca con un centinaio di ricercatori precari e tecnici...
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PISA. Se la Torre avesse suonato le sue campane, le avrebbe suonate a morto. È andato in scena il corteo funebre che decreta la morte della ricerca con un centinaio di ricercatori precari e tecnici amministrativi del Cnr. Il flash mob sotto il campanile dei Miracoli è seguito a un sit-in in Piazza dei Cavalieri e lì i manifestanti hanno steso uno striscione sulla scalinata di un altro simbolo della città, la Scuola Normale. Sullo striscione c’era scritto «precariato di Stato, sfruttamento legalizzato». Marco parla nascondendo con dignità la propria rabbia: «Possibile andare avanti con contratti semestrali? E poi rimanere nel limbo in attesa di un altro contratto a termine? E chi può programmare la propria vita in questo modo? Vi rendete conto che non siamo neppure liberi di avere una famiglia e tanto meno dei figli? ».
Mentre i precari protestano nelle piazze, i loro colleghi delle Usb al Cnr di San Cataldo occupano un’aula da circa una settimana. La protesta è nota, e cioè si chiede la stabilizzazione di 4.500 persone precarie del Cnr nazionale ma la legge di bilancio in discussione in Senato porterebbe alla stabilizzazione di sole 300 unità. Praticamente solo un refolo di vento per gonfiare le vele della ricerca. La protesta parte da Pisa ma coinvolge dunque Roma ed il Parlamento. «Abbiamo parlato con l’onorevole Fontanelli – dice Loredana –, abbiamo ricevuto la solidarietà del sindaco Filippeschi e lunedì verremo ricevute dall’onorevole Federico Gelli». I precari del Cnr consegneranno a Gelli una bozza di emendamento da far arrivare in Senato. Per il 10 novembre è previsto invece uno sciopero nazionale ed i precari si muoveranno in corteo partendo dal Cnr per poi arrivare nel centro cittadino. Se non manca la solidarietà di alcuni politici locali e nazionali, sin dall’inizio, i precari hanno ottenuto la vicinanza della dirigenza del Cnr pisano. Al flash mob si presenta anche il dirigente Antonio Rizzo ed il presidente dell’area della ricerca del Cnr di Pisa, Domenico Laforenza. «Non ci si deve rassegnare al precariato - dice Laforenza - perché rischi di diventare endemica al mondo della ricerca. Questi ricercatori di base si pagano il loro lavoro perché coi loro porgetti attirano fondi provenienti spessissimo dall’estero». Ritornando ai motivi della protesta, si legge in un documento: «È previsto il finanziamento di soli 300 posti di lavoro a fronte dei 4. 500 necessari a livello nazionale per il funzionamento del Cnr. Qualora venissero mantenuti questi numeri, il futuro della ricerca pubblica italiana sarebbe definitivamente compromesso in quanto verrebbe a mancare la forza lavorativa necessaria per portare avanti ricerche fondamentali per la nostra vita. Chiediamo quindi con forza che il governo inserisca nella Finanziaria i fondi necessari per garantire i posti di lavoro di coloro che ormai da anni sono impegnati con professionalità e competenza in attività di ricerca».
Carlo Venturini
Mentre i precari protestano nelle piazze, i loro colleghi delle Usb al Cnr di San Cataldo occupano un’aula da circa una settimana. La protesta è nota, e cioè si chiede la stabilizzazione di 4.500 persone precarie del Cnr nazionale ma la legge di bilancio in discussione in Senato porterebbe alla stabilizzazione di sole 300 unità. Praticamente solo un refolo di vento per gonfiare le vele della ricerca. La protesta parte da Pisa ma coinvolge dunque Roma ed il Parlamento. «Abbiamo parlato con l’onorevole Fontanelli – dice Loredana –, abbiamo ricevuto la solidarietà del sindaco Filippeschi e lunedì verremo ricevute dall’onorevole Federico Gelli». I precari del Cnr consegneranno a Gelli una bozza di emendamento da far arrivare in Senato. Per il 10 novembre è previsto invece uno sciopero nazionale ed i precari si muoveranno in corteo partendo dal Cnr per poi arrivare nel centro cittadino. Se non manca la solidarietà di alcuni politici locali e nazionali, sin dall’inizio, i precari hanno ottenuto la vicinanza della dirigenza del Cnr pisano. Al flash mob si presenta anche il dirigente Antonio Rizzo ed il presidente dell’area della ricerca del Cnr di Pisa, Domenico Laforenza. «Non ci si deve rassegnare al precariato - dice Laforenza - perché rischi di diventare endemica al mondo della ricerca. Questi ricercatori di base si pagano il loro lavoro perché coi loro porgetti attirano fondi provenienti spessissimo dall’estero». Ritornando ai motivi della protesta, si legge in un documento: «È previsto il finanziamento di soli 300 posti di lavoro a fronte dei 4. 500 necessari a livello nazionale per il funzionamento del Cnr. Qualora venissero mantenuti questi numeri, il futuro della ricerca pubblica italiana sarebbe definitivamente compromesso in quanto verrebbe a mancare la forza lavorativa necessaria per portare avanti ricerche fondamentali per la nostra vita. Chiediamo quindi con forza che il governo inserisca nella Finanziaria i fondi necessari per garantire i posti di lavoro di coloro che ormai da anni sono impegnati con professionalità e competenza in attività di ricerca».
Carlo Venturini
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