Il Tirreno

Pisa

IL RICORDO DELL’EX RETTORE 

L’ADDIO A MARIANI INNOVATORE NATO

di LUCIANO MODICA

Eravamo in pochi a dare l’ultimo saluto, nella sua amata Viareggio, al professor Mario Mariani. Senese di nascita, Mario Mariani era viareggino e pisano di adozione, perché a Viareggio ha trascorso...

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Eravamo in pochi a dare l’ultimo saluto, nella sua amata Viareggio, al professor Mario Mariani. Senese di nascita, Mario Mariani era viareggino e pisano di adozione, perché a Viareggio ha trascorso la giovinezza e le estati, all’Università di Pisa tutta la sua vita professionale come professore ordinario di cardiologia. Innamorato della vita universitaria come spesso i grandi medici, all’università ha dedicato tutte le sue forze e la sua intelligenza, rinunciando spesso ad attività professionali pur di non perdere i contatti con gli studenti, con gli allievi, con la ricerca, con l’innovazione sanitaria e assistenziale, con la gestione del suo dipartimento e del suo ateneo. Come prorettore alla medicina collaborò prima con il rettore Elia e poi, per nove lunghi anni, con me, portando la facoltà medica e l’ospedale ai vertici regionali e nazionali in molti settori della medicina e della chirurgia.

Fautore di una profonda integrazione tra università e servizio sanitario nazionale quando quest’idea era fortemente avversata dai conservatori dell’una e dell’altra parte, diede diretta e personale dimostrazione delle sinergie positive che si sarebbero sprigionate abbattendo i troppi steccati allora (e forse ancora ora) esistenti. Riunì ad esempio in un un’unica società scientifica nazionale i cardiologi universitari e ospedalieri, di cui fu a lungo l’indiscusso leader. Quando ancora nessuno pensava a Cisanello come sede di un grande ospedale, scelse di trasferirsi lì da Santa Chiara istituendo il primo dipartimento sperimentale di cardiologia, che poi doveva diventare l’attuale grande dipartimento cardio-toracico, di cui, di nuovo, fu il primo carismatico direttore.

Era un innovatore nato. Cresciuto alla scuola del professor Luigi Donato, riportò da un’esaltante esperienza parigina come giovane ricercatore le prime esperienze italiane di cardiologia mini-invasiva, studiando e attuando negli anni ’70 tecniche innovative, ora divenute di routine, che lo avrebbero portato all’attenzione nazionale e, giovanissimo, ad una cattedra universitaria. Che fu, orgogliosamente, di cardiologia, una delle prime in Italia, e non di medicina interna, di cui la cardiologia era allora una branca. Da quel momento, per tutta la vita, ha amato e difeso strenuamente la “sua” disciplina, precursore di una specializzazione che ora è scelta comune ma allora era rara.

Con il professor Donato e con la cardiologia del Cnr, Mario Mariani ingaggiò poi una battaglia accademica senza esclusione di colpi che sarebbe durata purtroppo decenni. Mi illusi, appena eletto rettore, di poterla sedare da buon amico e grande estimatore di ambedue i contendenti. Non ci riuscii, ma, oltre alle tante, troppe, amarezze dovute a quella battaglia che colpirono entrambi ma in modo particolare Mariani, non posso non ricordare oggi lo straordinario livello di efficacia ed efficienza che raggiunsero entrambe le cardiologie, sia pure in competizione tra loro, a vantaggio dei cittadini pisani, toscani e di tutta Italia. A me Mariani insegnò anche le tante sottigliezze della normativa e dell’organizzazione del servizio sanitario nazionale, alle prese negli anni novanta con una riforma epocale. Per la prima volta i rettori delle università assumevano le proprie responsabilità, d’intesa con le autorità regionali e aziendali, anche in termini di politiche sanitarie oltre che di ricerca e formazione in campo sanitario. Di queste intese la Toscana fu battistrada nazionale, per merito di Mario Mariani, di Antonio Bizzarri, di Claudio Martini ed Enrico Rossi.

Gli debbo molto, soprattutto un’amicizia e una stima profonde e reciproche che ci hanno legato per venticinque anni, che ci hanno fatto ritrovare anche fuori dagli impegni accademici, mai paghi di rivangare successi e insuccessi del lavoro svolto insieme. Come gli debbo l’affetto di sua moglie Myriam, la ragazza milanese che conobbe tanti anni fa sulle spiagge viareggine e che gli è stata accanto tutta la vita, e dei figli Marco e Massimo, professore di cardiochirurgia che, come tanti altri cervelli italiani in fuga, ha trovato sede e successi in Olanda. Ma anche l’ateneo, l’ospedale, la città di Pisa debbono molto a Mario Mariani.



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