Il Tirreno

Pisa

Normale vs Sant'Anna, se la fusione spegne la disfida dei goliardi

di Mario Neri
Normale vs Sant'Anna, se la fusione spegne la disfida dei goliardi

Notte di battaglia (a gavettoni) fra normalisti e santannini. Ma gli allievi rassicurano: «I propositi irenici dei direttori non cancellano le rivalità, la tradizione non si ferma»

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PISA. Gli scudi in alto levati lungo l’esimia scala, e svettante lassù, stagliato sulla facciata, il messaggio di guerra: «Sant’Anna merda». Tum tu tum tu tum, urlano, battono sui tamburi, si berciano contro, bevono e banchettano dopo la zuffa dei gavettoni. Normale amministrazione, diavolesco spirito santannino. Nulla di bizzarro o esotico, direte. Solo la solita rumorosa stramberia con cui ogni anno i ragazzi (quest’anno erano 500) di piazza dei Cavalieri e di piazza Santa Caterina - un po’ nerd e lontani dalla pisanità - se le danno di santa ragione. Ché in fondo anche l’elitarismo ha i suoi momenti di evasione e se ormai pure i vivai della classe dirigente del Paese somigliano a covi di maori con le sneaker non è che ci sia troppo da stupirsi.

Quella di venerdì sera così è sembrata a tutti (o quasi) null’altro che l’annuale disfida fra due goliardìe decennali. Invece no, Normale e Sant’Anna si apprestano alla fusione, all’orizzonte delle scuole superiori c’è un federalismo dell’eccellenza che potrebbe segnare l’addio ad una tradizione decennale concepita come una strenua difesa di un’identità secolare e un’alterità allevata anche sulla scia di un’ossessiva competizione fra numeri primi delle conoscenza.

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«E no, prendiamo atto dei propositi pacifici e irenici dei nostri direttori – scherza Francesco Morosi, arrivato 9 anni fa da Varese e oggi dottorando in letteratura greca a Palazzo della Carovana – ma non vinceranno sospetti e rivalità secolari. E se la pace s’ha da fare per forza allora vorrà dire che dovremo trovarci un nuovo nemico, magari l’Imt di Lucca». Quasi nessuno dei giovani allievi teme la modernità: molti considerano mortai, catapulte e torrette finte solo un monumento giocoso ad un forte spirito di corpo.

«Macché, la guerra dei gavettoni avrà ancora più senso – dice Anas Khalil, pisano e al secondo anno di Scienze mediche al Sant’Anna – In fondo è da tempo un’esperienza che ci unisce. Alla fine della battaglia ci ritroviamo tutti al collegio Faedo per festeggiare, è un momento di ricongiungimento per due tradizioni diverse per storia e orizzonti formativi. Ma un’unione deve essere appunto questo, la valorizzazione di due identità, non un mix in cui annegarle». Eppure l’idea di Vincenzo Barone e Pierdomenico Perata è un po’ anche questa. Scambi, corsi in comune. Le scienze pure si mischieranno alle impure, e anche la battaglia catartica dell’acqua potrebbe perdere di senso, risultare anacronistica.

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«Ma suvvia – dice Tommaso Sacconi, studente in Scienze politiche al Sant’Anna – il clima è fintamente bellicoso, la battaglia è sempre molto recitata. Credo invece che la fusione sia una grande opportunità». «La federazione non intaccherà minimamente lo sguardo fiero e superiore con cui guardiamo ai cugini santannini», sorride Giorgio Di Domenico, livornese che alla Normale studia storia dell’arte. «Scherzi a parte – continua – da sempre le rivalità sono concentrate in una sola serata, durante l'anno i rapporti con gli allievi del Sant'Anna sono continui e "pacifici"».

Ma scherzi a parte, la questione identitaria non è mero intellettualismo. Ilaria Gaspari, nel romanzo “L'etica dell'acquario”, racconta la Normale come un collegio i cui studenti vengono allevati alla consapevolezza di far parte di una «inafferrabile eccellenza», dove «l’ambizione è una vocazione mistica» e l'elitarismo una orgogliosa prerogativa. Da sempre, scrive, essere un normalista significa far parte di un «branco». Ecco, la fusione disperderà i lupi dell’eccellenza italiana? «Quel romanzo in Normale non è piaciuto moltissimo – si fa serio Morosi – un ritratto che poteva andare bene anni fa». Quell’immagine sta sfumando. «Grazie alle politiche dell’ateneo, è cambiata la base sociale, una volta composta da figli di, oggi da esperienze eterogenee». Insomma, la Normale s’è proletarizzata, è meno settaria. E anche la guerra è meno guerreggiata: «Un tempo se le davano davvero, era una disfida muscolare. Ora, da veri nerd, puntiamo sul genio. Vince l’invenzione. E quest’anno – sogghigna Morosi – abbiamo trionfato noi». E allora giù coi tamburi. In alto il gonfalone. «Sant’Anna Tr..., Normale Storia».
 

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