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Normale vs Sant'Anna, se la fusione spegne la disfida dei goliardi
Notte di battaglia (a gavettoni) fra normalisti e santannini. Ma gli allievi rassicurano: «I propositi irenici dei direttori non cancellano le rivalità, la tradizione non si ferma»
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PISA. Gli scudi in alto levati lungo l’esimia scala, e svettante lassù, stagliato sulla facciata, il messaggio di guerra: «Sant’Anna merda». Tum tu tum tu tum, urlano, battono sui tamburi, si berciano contro, bevono e banchettano dopo la zuffa dei gavettoni. Normale amministrazione, diavolesco spirito santannino. Nulla di bizzarro o esotico, direte. Solo la solita rumorosa stramberia con cui ogni anno i ragazzi (quest’anno erano 500) di piazza dei Cavalieri e di piazza Santa Caterina - un po’ nerd e lontani dalla pisanità - se le danno di santa ragione. Ché in fondo anche l’elitarismo ha i suoi momenti di evasione e se ormai pure i vivai della classe dirigente del Paese somigliano a covi di maori con le sneaker non è che ci sia troppo da stupirsi.
Quella di venerdì sera così è sembrata a tutti (o quasi) null’altro che l’annuale disfida fra due goliardìe decennali. Invece no, Normale e Sant’Anna si apprestano alla fusione, all’orizzonte delle scuole superiori c’è un federalismo dell’eccellenza che potrebbe segnare l’addio ad una tradizione decennale concepita come una strenua difesa di un’identità secolare e un’alterità allevata anche sulla scia di un’ossessiva competizione fra numeri primi delle conoscenza.
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«E no, prendiamo atto dei propositi pacifici e irenici dei nostri direttori – scherza Francesco Morosi, arrivato 9 anni fa da Varese e oggi dottorando in letteratura greca a Palazzo della Carovana – ma non vinceranno sospetti e rivalità secolari. E se la pace s’ha da fare per forza allora vorrà dire che dovremo trovarci un nuovo nemico, magari l’Imt di Lucca». Quasi nessuno dei giovani allievi teme la modernità: molti considerano mortai, catapulte e torrette finte solo un monumento giocoso ad un forte spirito di corpo.
«Macché, la guerra dei gavettoni avrà ancora più senso – dice Anas Khalil, pisano e al secondo anno di Scienze mediche al Sant’Anna – In fondo è da tempo un’esperienza che ci unisce. Alla fine della battaglia ci ritroviamo tutti al collegio Faedo per festeggiare, è un momento di ricongiungimento per due tradizioni diverse per storia e orizzonti formativi. Ma un’unione deve essere appunto questo, la valorizzazione di due identità, non un mix in cui annegarle». Eppure l’idea di Vincenzo Barone e Pierdomenico Perata è un po’ anche questa. Scambi, corsi in comune. Le scienze pure si mischieranno alle impure, e anche la battaglia catartica dell’acqua potrebbe perdere di senso, risultare anacronistica.
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«Ma suvvia – dice Tommaso Sacconi, studente in Scienze politiche al Sant’Anna – il clima è fintamente bellicoso, la battaglia è sempre molto recitata. Credo invece che la fusione sia una grande opportunità». «La federazione non intaccherà minimamente lo sguardo fiero e superiore con cui guardiamo ai cugini santannini», sorride Giorgio Di Domenico, livornese che alla Normale studia storia dell’arte. «Scherzi a parte – continua – da sempre le rivalità sono concentrate in una sola serata, durante l'anno i rapporti con gli allievi del Sant'Anna sono continui e "pacifici"».
Ma scherzi a parte, la questione identitaria non è mero intellettualismo. Ilaria Gaspari, nel romanzo “L'etica dell'acquario”, racconta la Normale come un collegio i cui studenti vengono allevati alla consapevolezza di far parte di una «inafferrabile eccellenza», dove «l’ambizione è una vocazione mistica» e l'elitarismo una orgogliosa prerogativa. Da sempre, scrive, essere un normalista significa far parte di un «branco». Ecco, la fusione disperderà i lupi dell’eccellenza italiana? «Quel romanzo in Normale non è piaciuto moltissimo – si fa serio Morosi – un ritratto che poteva andare bene anni fa». Quell’immagine sta sfumando. «Grazie alle politiche dell’ateneo, è cambiata la base sociale, una volta composta da figli di, oggi da esperienze eterogenee». Insomma, la Normale s’è proletarizzata, è meno settaria. E anche la guerra è meno guerreggiata: «Un tempo se le davano davvero, era una disfida muscolare. Ora, da veri nerd, puntiamo sul genio. Vince l’invenzione. E quest’anno – sogghigna Morosi – abbiamo trionfato noi». E allora giù coi tamburi. In alto il gonfalone. «Sant’Anna Tr..., Normale Storia».
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