Il dolore
cichello (orafo)
Controlli mirati e pene certe contro chi commette reati
PISA. «Mi dispiace profondamente. Capisco il gesto, per questo esprimo loro la mia più sentita solidarietà». Dario Cichello, 39 anni, commenta così la chiusura dell’ottica e gioielleria Ferretti.Anche...
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PISA. «Mi dispiace profondamente. Capisco il gesto, per questo esprimo loro la mia più sentita solidarietà».
Dario Cichello, 39 anni, commenta così la chiusura dell’ottica e gioielleria Ferretti.
Anche Cichello è un gioielliere, titolare di una attività in Corso Italia e quindi conosce beni i rischi del mestiere.
«Noi commercianti, e soprattutto noi orafi, - afferma - siamo in prima linea, di questo non ho dubbi. Chi si trova poi ad operare fuori dal centro storico, come è accaduto a Ferretti, le conseguenze sono ancora più pesanti. In Corso Italia ci si difende ancora, anche se in questi ultimi anni sono cambiate molte cose anche qui. Figuriamoci per chi opera in altri quartieri cittadini, magari più periferici».
Cichello punta il dito sulla sicurezza e soprattutto sulla prevenzione, affinché fatti come quello accaduto il 13 giugno scorso alla gioielleria Ferretti non debbano più avvenire.
«Finché in questo Paese – sottolinea ancora Cichello - colui che delinque ha la sensazione di farla franca non cambierà mai nulla e prima o poi staremo a piangere un nuovo caso Ferretti. Il problema secondo me va risolto a monte. Occorrono un maggiore rispetto delle leggi, pene certe e controlli mirati in strada da parte delle forze dell’ordine. Non le nego che se avessi una figlia che lavora in un negozio del centro non starei certo tranquillo. Io in qualche modo, avendo un trascorso da pugile, sono in grado di difendermi, ma per una giovane donna, con tutti i personaggi strani circolano non c’è da stare sereni».
Dispiaciuto della chiusura della gioielleria Ferretti è un altro gioielliere pisano, Mario Bardelli, titolare dell’omonima gioielleria in Borgo Stretto. «Una chiusura - dice Bardelli – che era nell’aria. Già da gennaio alcuni rappresentanti di commercio avevano captato la decisione che in questi mesi di sta concretizzando. Che dire? Sicuramente la terribile vicenda di cui Ferretti è stato protagonista ha sortito i suoi effetti. Non è facile portarsi a letto un pensiero così pesante. Poi, il settore, parlo del nostro, non più nel pensiero e nel portafoglio dei giovani deve aver fatto il resto. Ed infine la paura di poter essere di nuovo aggrediti. Io personalmente non ho timore. Lavoro in Borgo, in una zona a traffico limitato, piena di gente, ma mi rendo conto che operare in periferia è sicuramente più rischioso».
Roberta Galli
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Dario Cichello, 39 anni, commenta così la chiusura dell’ottica e gioielleria Ferretti.
Anche Cichello è un gioielliere, titolare di una attività in Corso Italia e quindi conosce beni i rischi del mestiere.
«Noi commercianti, e soprattutto noi orafi, - afferma - siamo in prima linea, di questo non ho dubbi. Chi si trova poi ad operare fuori dal centro storico, come è accaduto a Ferretti, le conseguenze sono ancora più pesanti. In Corso Italia ci si difende ancora, anche se in questi ultimi anni sono cambiate molte cose anche qui. Figuriamoci per chi opera in altri quartieri cittadini, magari più periferici».
Cichello punta il dito sulla sicurezza e soprattutto sulla prevenzione, affinché fatti come quello accaduto il 13 giugno scorso alla gioielleria Ferretti non debbano più avvenire.
«Finché in questo Paese – sottolinea ancora Cichello - colui che delinque ha la sensazione di farla franca non cambierà mai nulla e prima o poi staremo a piangere un nuovo caso Ferretti. Il problema secondo me va risolto a monte. Occorrono un maggiore rispetto delle leggi, pene certe e controlli mirati in strada da parte delle forze dell’ordine. Non le nego che se avessi una figlia che lavora in un negozio del centro non starei certo tranquillo. Io in qualche modo, avendo un trascorso da pugile, sono in grado di difendermi, ma per una giovane donna, con tutti i personaggi strani circolano non c’è da stare sereni».
Dispiaciuto della chiusura della gioielleria Ferretti è un altro gioielliere pisano, Mario Bardelli, titolare dell’omonima gioielleria in Borgo Stretto. «Una chiusura - dice Bardelli – che era nell’aria. Già da gennaio alcuni rappresentanti di commercio avevano captato la decisione che in questi mesi di sta concretizzando. Che dire? Sicuramente la terribile vicenda di cui Ferretti è stato protagonista ha sortito i suoi effetti. Non è facile portarsi a letto un pensiero così pesante. Poi, il settore, parlo del nostro, non più nel pensiero e nel portafoglio dei giovani deve aver fatto il resto. Ed infine la paura di poter essere di nuovo aggrediti. Io personalmente non ho timore. Lavoro in Borgo, in una zona a traffico limitato, piena di gente, ma mi rendo conto che operare in periferia è sicuramente più rischioso».
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