Il dolore
MICHELETTI (CONFESERCENTI)
«Comprendo la scelta ormai da tempo siamo assuefatti alla paura»
PISA. Luigi Micheletti da un mese è il nuovo presidente di Confesercenti area pisana. Commerciante del centro storico da trentacinque anni, è titolare di Emporio Armani in via Oberdan, vive e ha...
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PISA. Luigi Micheletti da un mese è il nuovo presidente di Confesercenti area pisana. Commerciante del centro storico da trentacinque anni, è titolare di Emporio Armani in via Oberdan, vive e ha vissuto il cambiamento di una città che negli ultimi anni si è scoperta meno sicura. Per questo comprende a pieno la dolorosa scelta di Daniele Ferretti di alzare bandiera bianca dopo la tragica rapina dei mesi scorsi.
«Quello che ha passato il collega Ferretti è una esperienza che ti cambia la vita. Comprendo la sua decisione di chiudere l’attività».
Micheletti, anche lei è un commerciante storico. È davvero così cambiata la città in fatto di sicurezza?
«La percezione comune, dei residenti e di noi commercianti, è di un aumento della criminalità. Parliamo di piccola criminalità, non certo di fatti eclatanti. Ma che contribuisce a un clima di insicurezza e paura. Percezione suffragata dai fatti, visto che nella indagine de Il Sole 24 Ore siamo ai vertici in Italia per numero di reati. E i commercianti sono in prima linea».
La settimana scorsa proprio le associazioni di categoria insieme al sindaco sono andate al Viminale. Cambierà qualcosa?
«L’amministrazione da questo punto di vista non ha mai smesso di chiedere un impegno maggiore al governo. Negli anni abbiamo parlato con i vari ministri, da Maroni a Alfano. Ma ancora la città è considerata solo per il numero di residenti e non come un’area metropolitana a tutti gli effetti. Speriamo che il nuovo ministro Minniti comprenda che siamo in piena emergenza».
Emergenza che vede i commercianti in prima linea: farmacie, distributori, gioiellerie, tabaccai, tutte attività nel mirino. Vi sentite in trincea?
«In realtà ci sentiamo disarmati e rassegnati. Viviamo con la paura continua e questo purtroppo ci rende assuefatti. Vi sembra normale che a metà pomeriggio si pensi a togliere i soldi dalla cassa? Ormai per noi è automatico. Comprendo quindi come Daniele Ferretti abbia deciso di mollare tutto».
Rassegnazione non vuol dire però arrendersi. La sua associazione ad esempio è molto attiva. Come giudica gli ultimi incontri con prefetto e questore?
«Il nuovo prefetto ci ha convocati nel comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza al quale poi sono seguiti alcuni tavoli tecnici. Le proposte le abbiamo fatto, a partire da un poliziotto di quartiere che non può essere presente solo durante le festività natalizie. E poi la videosorveglianza collegata alle centrali operative. Possiamo blindarci, ma è difficile vincere la paura. Occorrono segnali forti e soprattutto certezza della pena per chi commette reati».
«Quello che ha passato il collega Ferretti è una esperienza che ti cambia la vita. Comprendo la sua decisione di chiudere l’attività».
Micheletti, anche lei è un commerciante storico. È davvero così cambiata la città in fatto di sicurezza?
«La percezione comune, dei residenti e di noi commercianti, è di un aumento della criminalità. Parliamo di piccola criminalità, non certo di fatti eclatanti. Ma che contribuisce a un clima di insicurezza e paura. Percezione suffragata dai fatti, visto che nella indagine de Il Sole 24 Ore siamo ai vertici in Italia per numero di reati. E i commercianti sono in prima linea».
La settimana scorsa proprio le associazioni di categoria insieme al sindaco sono andate al Viminale. Cambierà qualcosa?
«L’amministrazione da questo punto di vista non ha mai smesso di chiedere un impegno maggiore al governo. Negli anni abbiamo parlato con i vari ministri, da Maroni a Alfano. Ma ancora la città è considerata solo per il numero di residenti e non come un’area metropolitana a tutti gli effetti. Speriamo che il nuovo ministro Minniti comprenda che siamo in piena emergenza».
Emergenza che vede i commercianti in prima linea: farmacie, distributori, gioiellerie, tabaccai, tutte attività nel mirino. Vi sentite in trincea?
«In realtà ci sentiamo disarmati e rassegnati. Viviamo con la paura continua e questo purtroppo ci rende assuefatti. Vi sembra normale che a metà pomeriggio si pensi a togliere i soldi dalla cassa? Ormai per noi è automatico. Comprendo quindi come Daniele Ferretti abbia deciso di mollare tutto».
Rassegnazione non vuol dire però arrendersi. La sua associazione ad esempio è molto attiva. Come giudica gli ultimi incontri con prefetto e questore?
«Il nuovo prefetto ci ha convocati nel comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza al quale poi sono seguiti alcuni tavoli tecnici. Le proposte le abbiamo fatto, a partire da un poliziotto di quartiere che non può essere presente solo durante le festività natalizie. E poi la videosorveglianza collegata alle centrali operative. Possiamo blindarci, ma è difficile vincere la paura. Occorrono segnali forti e soprattutto certezza della pena per chi commette reati».
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