Il dolore
Sfrattata a novant’anni un sit-in per difenderla
Abita coi due figli, entrambi disoccupati, in un alloggio di via XXIV Maggio Da poco meno di un anno non ha i soldi per l’affitto. Lunedì sarà protesta
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PISA. La più anziana del ristretto nucleo familiare ha 90 anni. Invalida. Da cinque anni vive con i due suoi figli, entrambi disoccupati, in un modesto appartamento di via XXIV Maggio. Circa 650 euro da versare mensilmente come canone di locazione. Più le spese condominiali, a cui si aggiungono quelle per mantenere attive le utenze di acqua, luce e gas. Sostenute, fino a qualche anno, grazie al lavoro di Stefano Giampà, uno dei due figli della novantenne che ha però improvvisamente perso il lavoro come aiuto cuoco. Da lì una spirale di crisi che ha costretto la famiglia pisana a rinunciare a tante cose, fino ad interrompere, poco meno di un anno fa, anche il pagamento dell’affitto.
Quasi immediata la richiesta di sfratto avanzata dal proprietario dell’appartamento. Dieci mesi fa si apre la procedura di sfratto e da allora, quasi ogni mese, l’ufficiale giudiziario ha bussato alla porta della casa di Porta a Lucca. La prossima volta lo farà il 30 ottobre, per la decima volta. Ad accompagnarlo ci sarà anche la forza pubblica, per eseguire l’ennesimo sfratto per morosità incolpevole. «Nonostante tutti i percorsi avviati con gli assistenti sociali, i bandi a cui abbiamo partecipato e l’inserimento nella graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare – sottolinea Giampà – l’unica soluzione che ci è stata proposta è la sistemazione in un dormitorio e un posto in una struttura per anziani per mia madre. Ciò – aggiunge Giampà – significherebbe anche dividere il nucleo familiare».
Eppure, una soluzione ci sarebbe, almeno secondo gli attivisti del Progetto Prendocasa, il movimento pisano per il diritto all’abitare, che lunedì prossimo saranno davanti all’abitazione di via XXIV Maggio per difendere con un picchetto la famiglia a rischio sfratto. «Quelle proposte sono soluzioni inaccettabili – accusano –, anche perché la famiglia ha partecipato a tutti i percorsi previsti e tra poco più di un mese potrebbe accedere alle risorse previste dal bando per la morosità: circa 12.000 euro che potrebbe sanare la situazione ed evitare lo sfratto. Le possibilità sono diverse, ma la risposta che viene data è sempre la stessa: sfratto e impiego della forza pubblica senza prima trovare un’alternativa. Chiediamo – concludono gli attivisti di Prendocasa – che venga presa in considerazione per la famiglia l’assegnazione straordinaria di un alloggio popolare». (d.r.)
Quasi immediata la richiesta di sfratto avanzata dal proprietario dell’appartamento. Dieci mesi fa si apre la procedura di sfratto e da allora, quasi ogni mese, l’ufficiale giudiziario ha bussato alla porta della casa di Porta a Lucca. La prossima volta lo farà il 30 ottobre, per la decima volta. Ad accompagnarlo ci sarà anche la forza pubblica, per eseguire l’ennesimo sfratto per morosità incolpevole. «Nonostante tutti i percorsi avviati con gli assistenti sociali, i bandi a cui abbiamo partecipato e l’inserimento nella graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare – sottolinea Giampà – l’unica soluzione che ci è stata proposta è la sistemazione in un dormitorio e un posto in una struttura per anziani per mia madre. Ciò – aggiunge Giampà – significherebbe anche dividere il nucleo familiare».
Eppure, una soluzione ci sarebbe, almeno secondo gli attivisti del Progetto Prendocasa, il movimento pisano per il diritto all’abitare, che lunedì prossimo saranno davanti all’abitazione di via XXIV Maggio per difendere con un picchetto la famiglia a rischio sfratto. «Quelle proposte sono soluzioni inaccettabili – accusano –, anche perché la famiglia ha partecipato a tutti i percorsi previsti e tra poco più di un mese potrebbe accedere alle risorse previste dal bando per la morosità: circa 12.000 euro che potrebbe sanare la situazione ed evitare lo sfratto. Le possibilità sono diverse, ma la risposta che viene data è sempre la stessa: sfratto e impiego della forza pubblica senza prima trovare un’alternativa. Chiediamo – concludono gli attivisti di Prendocasa – che venga presa in considerazione per la famiglia l’assegnazione straordinaria di un alloggio popolare». (d.r.)
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