Sicurezza
Museo delle navi antiche, in arrivo anche l’Alkedo
È una delle più importanti imbarcazioni ritrovate alla stazione San Rossore Il sovrintendente Muzzi: in corso l’ultimo lotto dei lavori, chiusura nel 2018
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PISA. In corso l’ultimo lotto dei lavori per il museo delle antiche navi agli Arsenali Medicei di lungarno Simonelli. Lunedì vi sarà trasferita dopo il restauro anche l’Alkedo, forse la più importante imbarcazione tra quelle scoperte negli scavi vicini alla stazione ferroviaria di Pisa San Rossore. Si procede così «al completamento dell’allestimento del museo», come annuncia il sovrintendente per le province di Pisa e Livorno, Andrea Muzzi.
Gli interventi agli Arsenali Medicei, sostenuti da un finanziamento di 5 milioni di euro assegnato dal ministero dei Beni culturali, consistono ora nel restauro e nel completamento dell’impiantistica delle campate che ospiteranno il museo, il loro allestimento e il completamento del restauro di alcuni grandi reperti. Il cantiere di allestimento del museo (già visitabile su prenotazione) «amplierà progressivamente la sua offerta con l’avanzare dei lavori, la consegna dei quali è prevista nel corso del 2018», specificano dalla Sovrintendenza.
L’esposizione museale, estesa su una superficie di 4.800 metri quadrati, sarà articolata in sette aree tematiche che in 74 sezioni illustreranno la storia e l’economia del territorio pisano (titoli “La città tra i due fiumi” e “Tra terra e acqua”), la formazione del contesto delle navi (“Alluvioni”), le tecnologie applicate all’archeologia e al restauro e la tecnica navale antica (“Navalia”), l’esposizione delle navi (“Navi da acque interne” e “Navi dal mare aperto”), il commercio, la navigazione nel mondo antico.
L’esposizione permetterà di offrire al pubblico, oltre alle undici imbarcazioni recuperate e restaurate nel Centro di restauro del legno bagnato, rilevanti reperti provenienti dallo scavo, come la “cassetta del marinaio”, o dal territorio pisano, come il cippo “della figuretta”, i reperti del tumulo di San Jacopo o della necropoli di via Marche.
«Con i lavori in corso si completerà l’allestimento museale, rendendo fruibili le imbarcazioni dopo i lunghi anni di studio, sperimentazione e ricerca che sono stati necessari per sperimentate, scegliere ed applicare un protocollo di restauro idoneo per le navi», spiegano gli esperti della Sovrintendenza.
Quelle che saranno le principali attrazioni del nuovo museo sono già agli Arsenali oppure stanno per arrivare. È il caso dell’Alkedo, la grande imbarcazione a remi di età augustea, trattata nel Centro di restauro del legno bagnato, che lunedì farà il sue ingresso nella sede museale. Si tratta di una delle più rilevanti scoperte del cantiere delle navi: un’imbarcazione a remi (12 rematori) che conserva pressoché intatta gran parte dello scafo, compresa la prua fendiacque e le panche dei rematori, su una delle quali era inciso il nome Alkedo, il gabbiano.
Il trasferimento, che comporterà l’impiego di mezzi di grandi dimensioni, partirà dal Centro di restauro al cantiere delle navi di via Bianchi Bandinelli-via Andrea Pisano per giungere all’ingresso del museo in lungarno Simonelli.
«L’innovativo procedimento di restauro, che ha comportato il trattamento dello scafo in blocco, senza procedere allo smontaggio dello stesso, è senza dubbio un grande successo della tradizione del restauro italiana», spiegano dalla Sovrintendenza. Le rifiniture dello scafo verranno effettuate direttamente nel museo per evitare “stress” al reperto, mentre nel frattempo potrà continuare il programma di accessi agli Arsenali su prenotazione.
Francesco Loi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Gli interventi agli Arsenali Medicei, sostenuti da un finanziamento di 5 milioni di euro assegnato dal ministero dei Beni culturali, consistono ora nel restauro e nel completamento dell’impiantistica delle campate che ospiteranno il museo, il loro allestimento e il completamento del restauro di alcuni grandi reperti. Il cantiere di allestimento del museo (già visitabile su prenotazione) «amplierà progressivamente la sua offerta con l’avanzare dei lavori, la consegna dei quali è prevista nel corso del 2018», specificano dalla Sovrintendenza.
L’esposizione museale, estesa su una superficie di 4.800 metri quadrati, sarà articolata in sette aree tematiche che in 74 sezioni illustreranno la storia e l’economia del territorio pisano (titoli “La città tra i due fiumi” e “Tra terra e acqua”), la formazione del contesto delle navi (“Alluvioni”), le tecnologie applicate all’archeologia e al restauro e la tecnica navale antica (“Navalia”), l’esposizione delle navi (“Navi da acque interne” e “Navi dal mare aperto”), il commercio, la navigazione nel mondo antico.
L’esposizione permetterà di offrire al pubblico, oltre alle undici imbarcazioni recuperate e restaurate nel Centro di restauro del legno bagnato, rilevanti reperti provenienti dallo scavo, come la “cassetta del marinaio”, o dal territorio pisano, come il cippo “della figuretta”, i reperti del tumulo di San Jacopo o della necropoli di via Marche.
«Con i lavori in corso si completerà l’allestimento museale, rendendo fruibili le imbarcazioni dopo i lunghi anni di studio, sperimentazione e ricerca che sono stati necessari per sperimentate, scegliere ed applicare un protocollo di restauro idoneo per le navi», spiegano gli esperti della Sovrintendenza.
Quelle che saranno le principali attrazioni del nuovo museo sono già agli Arsenali oppure stanno per arrivare. È il caso dell’Alkedo, la grande imbarcazione a remi di età augustea, trattata nel Centro di restauro del legno bagnato, che lunedì farà il sue ingresso nella sede museale. Si tratta di una delle più rilevanti scoperte del cantiere delle navi: un’imbarcazione a remi (12 rematori) che conserva pressoché intatta gran parte dello scafo, compresa la prua fendiacque e le panche dei rematori, su una delle quali era inciso il nome Alkedo, il gabbiano.
Il trasferimento, che comporterà l’impiego di mezzi di grandi dimensioni, partirà dal Centro di restauro al cantiere delle navi di via Bianchi Bandinelli-via Andrea Pisano per giungere all’ingresso del museo in lungarno Simonelli.
«L’innovativo procedimento di restauro, che ha comportato il trattamento dello scafo in blocco, senza procedere allo smontaggio dello stesso, è senza dubbio un grande successo della tradizione del restauro italiana», spiegano dalla Sovrintendenza. Le rifiniture dello scafo verranno effettuate direttamente nel museo per evitare “stress” al reperto, mentre nel frattempo potrà continuare il programma di accessi agli Arsenali su prenotazione.
Francesco Loi
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