Sicurezza
Pena troppo bassa, accordo respinto
Processo per la morte di Lorenzo e Sara, no al patteggiamento a 3 anni e mezzo
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PISA. Troppo pochi 3 anni e mezzo per dare giustizia a due giovani morti in un incidente stradale con l’investitrice positiva all’etilometro. La pena deve essere rivista e aumentata perché è bassa.
Lo ha deciso ieri mattina il gup Giuseppe Laghezza respingendo l’accordo tra la difesa dell’imputata e la Procura.
Un processo delicato e doloroso quella in cui è imputata per omicidio stradale plurimo Giuly Tuzzeo, 24 anni, di Pontedera. Dai primi di luglio di un anno fa ha sulla coscienza la morte di due giovani di Ponsacco, Lorenzo Malacarne, 18 anni, studente all’artistico di Cascina e dell’amica Sara Cicciotto, 17 anni, iscritta al liceo Montale di Pontedera. Erano in scooter. Il primo a morire fu Lorenzo. Dopo neanche due giorni Sara lo raggiunse. E, se possibile, lo strazio per quella che era già una tragedia assunse i toni del dramma collettivo. Una vicenda nella quale entrò anche il codice penale con l’arresto per omicidio stradale della conducente della Lancia Y. Sottoposta all’etilometro il valore di alcol nel sangue sfiorava il triplo del massimo consentito (0,5 g/l). Arresti domiciliari, finiti di scontare da tempo, e patente ancora sospesa.
Si arriva adesso al passaggio davanti al giudice. Nell’aula familiari, parenti e amici di Lorenzo e Sara e i legali dei genitori Sandra Aringhieri e Claudio Selmi. Qualcuno con le magliette che ricordano i due giovani.
L’accordo sul patteggiamento era stato raggiunto tra il difensore dell’imputata, avvocato Gabriele Dell’Unto e il pm Flavia Alemi: 3 anni e sei mesi. Non è prevista la condizionale e con quello che Tuzzeo ha già trascorso ai domiciliari il residuo di pena poteva essere scontato con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Vuol dire evitare il carcere o la privazione della libertà con la detenzione in casa. Per il sistema di calcoli e contestazioni di aggravanti che aumentano la pena e attenuanti che la diminuiscono e, non ultimo, la riduzione di un terzo per il rito del patteggiamento, il numero finale non ha convinto il giudice. Tecnicismi che sono anche sostanza perché gli atti sono stati rimandati in Procura che ora dovrà rivedere al rialzo la pena.
A fine udienza una coda polemica di cui sono stati informati sia il pubblico ministero d’udienza, Miriam Pamela Romano che il giudice Laghezza. L’avvocato Dell’Unto, trasformato in un bersaglio per le colpe della cliente, è stato offeso da alcuni dei presenti in aula e seguito dall’aula gip fino all’esterno del Tribunale. Una tensione, anche fisica, interrotta anche con l’intervento di un addetto della vigilanza. (p.b.)
Lo ha deciso ieri mattina il gup Giuseppe Laghezza respingendo l’accordo tra la difesa dell’imputata e la Procura.
Un processo delicato e doloroso quella in cui è imputata per omicidio stradale plurimo Giuly Tuzzeo, 24 anni, di Pontedera. Dai primi di luglio di un anno fa ha sulla coscienza la morte di due giovani di Ponsacco, Lorenzo Malacarne, 18 anni, studente all’artistico di Cascina e dell’amica Sara Cicciotto, 17 anni, iscritta al liceo Montale di Pontedera. Erano in scooter. Il primo a morire fu Lorenzo. Dopo neanche due giorni Sara lo raggiunse. E, se possibile, lo strazio per quella che era già una tragedia assunse i toni del dramma collettivo. Una vicenda nella quale entrò anche il codice penale con l’arresto per omicidio stradale della conducente della Lancia Y. Sottoposta all’etilometro il valore di alcol nel sangue sfiorava il triplo del massimo consentito (0,5 g/l). Arresti domiciliari, finiti di scontare da tempo, e patente ancora sospesa.
Si arriva adesso al passaggio davanti al giudice. Nell’aula familiari, parenti e amici di Lorenzo e Sara e i legali dei genitori Sandra Aringhieri e Claudio Selmi. Qualcuno con le magliette che ricordano i due giovani.
L’accordo sul patteggiamento era stato raggiunto tra il difensore dell’imputata, avvocato Gabriele Dell’Unto e il pm Flavia Alemi: 3 anni e sei mesi. Non è prevista la condizionale e con quello che Tuzzeo ha già trascorso ai domiciliari il residuo di pena poteva essere scontato con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Vuol dire evitare il carcere o la privazione della libertà con la detenzione in casa. Per il sistema di calcoli e contestazioni di aggravanti che aumentano la pena e attenuanti che la diminuiscono e, non ultimo, la riduzione di un terzo per il rito del patteggiamento, il numero finale non ha convinto il giudice. Tecnicismi che sono anche sostanza perché gli atti sono stati rimandati in Procura che ora dovrà rivedere al rialzo la pena.
A fine udienza una coda polemica di cui sono stati informati sia il pubblico ministero d’udienza, Miriam Pamela Romano che il giudice Laghezza. L’avvocato Dell’Unto, trasformato in un bersaglio per le colpe della cliente, è stato offeso da alcuni dei presenti in aula e seguito dall’aula gip fino all’esterno del Tribunale. Una tensione, anche fisica, interrotta anche con l’intervento di un addetto della vigilanza. (p.b.)
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