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Addio a Mariani, la cardiologia pisana in lutto

Addio a Mariani, la cardiologia pisana in lutto

Fu indagato nell'inchiesta "Baronopoli" ma dopo 13 anni era stato assolto, ed era conosciuto come il più grande esperto del settore in Toscana. Visitò Pacciani in carcere per stabilire se avesse problemi di cuore

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PISA. Direttore del dipartimento cardiotoracico dell'azienda ospedaliera per anni, il suo nome è stato un blasone e un macigno sulla cardiologia pisana. Sfiorato dal sospetto di una parentopoli e poi assolto in processo dall'accusa di aver pilotato concorsi, protagonista di "faide" interne, di conflitti con la Regione ma anche grande luminare, uno dei migliori d'Italia e certo, negli anni in cui era alla guida del settore a Pisa, il migliore della Toscana. Porta via con sé un'epoca Mario Mariani. Il cardiologo si è spento dopo una lunga malattia all'età di 82 anni.

Una carriera luminosa ma piena di terremoti, quella del prof. Proprio la sue competenze, la sua riconosciuta bravura nel 1993 convinse il tribunale di Firenze ad affidargli la perizia medica su Pietro Pacciani. L'uomo considerato il "mostro di Firenze" accusava malori al cuore sostenendo che non sarebbe riuscito a sopportare la vita in prigione. Così fu Mariani a visitarlo e a stabilirle che Pacciani in realtà era sano e prefettamente in grado di rimanere un detenuto.

Ma la carriera di Mariani è stata punteggiata anche di scontri con i colleghi. Celebre quello con il cardiochirurgo Uberto Bortolotti. Fu l'ex direttore generale dell'Aoup Antonio Bizzarri a innescarlo, assumendo due giovani cardiochirurghi per risollevare le sorti della cardiologia, dove gli interventi sembrava stessero subendo una frenata. Arrivarono a Pisa così Jan Granjean e il figlio del professor Mariani, Massimo. Bortolotti protesta, quell'assunzione è troppo smaccata, dice. Tanto che Enrico Rossi, allora assessore alla sanità della Toscana, interviene facendo saltare sia Bizzarri che i due nuovi chirurghi.

Non solo. Nel 2003 scoppia l'inchiesta "Baronopoli". L'accusa è grave: concorsi pilotati per l'assegnazione delle cattedre all'Università di Pisa. Indagato e anche arrestato ai domiciliari, alla fine lo scorso maggio, dopo tredici anni, è arrivata la sentenza di proscioglimento, perché il "fatto non sussiste".   

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