Sicurezza
Oltre il filo spinato un parco verde per San Martino
Dentro la “Curtatone e Montanara”: i segni dell’abbandono si mescolano ancora con i resti dell’occupazione di Rebeldìa
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PISA. «Lì c’era la guardia. Armata. Rigorosamente armata», dice il sindaco Marco Filippeschi indicando l’angolo di uno dei tre stabili che compongono l’ex distretto Curtatone e Montanara. Un piccolo e stretto spazio coperto dove i militari si davano il cambio per sorvegliare uno dei complessi più grandi del centro città. Storia passata di un luogo rimasto nella memoria di tanti pisani come il distretto di leva dove si svolgeva la “visita dei tre giorni”. Per molti invece una sorta di buco nero che, ad oltre un decennio dalla sua dismissione, continua ad alimentarsi di degrado e abbandono. Ma anche del tentativo di fare di quel luogo “sconosciuto” il punto d’incontro di un quartiere a partire dagli oltre 8mila metri quadrati di verde. Una sorta di oasi al centro del quartiere San Martino che, pian piano, si è impossessata anche dei circa 4mila mq delle strutture che compongono l’ex distretto militare e di una storia iniziata intorno al 1330.
L’area dell’ex caserma è legata a quella della chiesa di San Martino in Chinzica: parte degli edifici dell’ex distretto risalgono al complesso conventuale voluto da Bonifacio Novello della Gherardesca nel 1331. Modificati, a seconda delle esigenze, fino ad assumere la destinazione ad uso militare tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. La dismissione inizia nella prima metà degli anni Novanta nell’ambito di una riorganizzazione dell’esercito, ma anche perché la collocazione nel pieno centro storico limitava le attività militari. Da lì un lento, ma inesorabile abbandono. Che ha fatto di quella struttura una sorta di luogo misterioso, in cui le testimonianze di una presenza militare sono affidate a piccole targhette scolorite che indicano i vari comandi che in via Bruno erano insediati fin dai primi anni del Novecento, alternati ai cartelli che avvertono di possibili crolli. Quelli che a più riprese si sono verificati nei vecchi edifici ormai privi di quei segreti militari che per decenni hanno custodito. Né attrezzature, né documenti.
Gli interni sono una sorta di percorso ad ostacoli tra macerie e la vegetazione che dal parco esterno si è pian piano fatta spazio anche tra il cemento. Rami e grandi alberi caduti hanno invece fatto dello spazio verde una sorta di boscaglia, avvolgendo anche le testimonianze di un’occupazione che, a partire da febbraio 2014, ha visto gli attivisti di Rebeldìa-Municipio dei beni comuni avviare un percorso per cercare di “restituire” al quartiere e alla città quegli spazi. Un tentativo che si è arenato dopo circa tre mesi con uno sgombero che ha avvolto ancora una volta l’ex distretto nel filo spinato. Ora l’obiettivo con il progetto caserme di riaprirlo alla città attraverso l’housing sociale, case in centro per chi non può permettersi molto. Gli ingressi, controllati, da via Bruno e via San Martino daranno al quartiere un nuovo spazio verde.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’area dell’ex caserma è legata a quella della chiesa di San Martino in Chinzica: parte degli edifici dell’ex distretto risalgono al complesso conventuale voluto da Bonifacio Novello della Gherardesca nel 1331. Modificati, a seconda delle esigenze, fino ad assumere la destinazione ad uso militare tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. La dismissione inizia nella prima metà degli anni Novanta nell’ambito di una riorganizzazione dell’esercito, ma anche perché la collocazione nel pieno centro storico limitava le attività militari. Da lì un lento, ma inesorabile abbandono. Che ha fatto di quella struttura una sorta di luogo misterioso, in cui le testimonianze di una presenza militare sono affidate a piccole targhette scolorite che indicano i vari comandi che in via Bruno erano insediati fin dai primi anni del Novecento, alternati ai cartelli che avvertono di possibili crolli. Quelli che a più riprese si sono verificati nei vecchi edifici ormai privi di quei segreti militari che per decenni hanno custodito. Né attrezzature, né documenti.
Gli interni sono una sorta di percorso ad ostacoli tra macerie e la vegetazione che dal parco esterno si è pian piano fatta spazio anche tra il cemento. Rami e grandi alberi caduti hanno invece fatto dello spazio verde una sorta di boscaglia, avvolgendo anche le testimonianze di un’occupazione che, a partire da febbraio 2014, ha visto gli attivisti di Rebeldìa-Municipio dei beni comuni avviare un percorso per cercare di “restituire” al quartiere e alla città quegli spazi. Un tentativo che si è arenato dopo circa tre mesi con uno sgombero che ha avvolto ancora una volta l’ex distretto nel filo spinato. Ora l’obiettivo con il progetto caserme di riaprirlo alla città attraverso l’housing sociale, case in centro per chi non può permettersi molto. Gli ingressi, controllati, da via Bruno e via San Martino daranno al quartiere un nuovo spazio verde.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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