Il Tirreno

Pisa

«Non fu solo un tentativo mi ha proprio violentata»

di Pietro Barghigiani

Le accuse in aula di una giovane cambiano l’imputazione per un istruttore di palestra La difesa: «Nella querela, presentata dopo un mese, aveva omesso questo racconto»

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PISA. Lo aveva denunciato per tentata violenza sessuale. Ma in aula ha modificato, aggravandola, la versione firmata davanti al maresciallo dei carabinieri. E ha aggiunto particolari che hanno costretto la Procura a cambiare il capo di imputazione nel reato più grave di violenza sessuale consumata.

Una “dimenticanza” che ha colto di sorpresa tutti, dal collegio del Tribunale al pm e all’avvocato difensore dell’imputato, un 27enne, istruttore in una palestra pisana.

Lei, giovane albanese, all’epoca dei fatti studentessa universitaria, non si è costituita parte civile. «L’ho denunciato solo perché volevo che smettesse di importunarmi» ha riferito.

Aggiungendo quello che aveva omesso alla fine del settembre 2014 al momento di denunciarlo.

«Quella sera non solo mi spinse sul letto – è stato il racconto della donna –. Con una mano e il suo corpo mi tenne sdraiata e con l’altra mano tirò fuori un profilattico. Mi penetrò, poi il condom si ruppe e allora lui si arrabbiò. Mentre ne cercava un altro iniziai a urlare dicendo che lo avrei denunciato».

Secondo l’accusa il giovane si fermò per poi minacciare la studentessa: «Stai attenta, ho tanti fratelli».

L’episodio viene collocato intorno alla metà di agosto in un appartamento affittato a studenti sui lungarni. La teste non ha saputo indicare il giorno esatto.

«All’epoca facevo anche la cameriera e lavoravo tutti i giorni, ero stressata» è stata la spiegazione della mancata indicazione del giorno.

Non aver detto del condom e della penetrazione ha spiazzato il pm Paola Rizzo, il Tribunale (presidente Mirani, a latere Poggi e Frizilio) e l’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. Sia la presidente che il legale hanno chiesto conto di un’omissione iniziale destinata a cambiare il capo di imputazione.

«Si rende conto che ha fornito un’altra versione al momento della denuncia?» ha rimarcato la presidente del collegio.

«Riconosco di aver detto cose diverse in sede di querela davanti al carabinieri - ha risposto la teste –. È stato difficile parlare di questo episodio. Per me era un tabù psicologico e sociale. Non era facile. Quel giorno ebbi timore di esprimermi. Ora, però, in aula dichiaro il vero e mi assumo la responsabilità di ciò che affermo».

I due si erano conosciuti in una palestra cittadina intorno al luglio.

Lui, l’istruttore, cercava un approccio. E lei, ha fatto mettere a verbale, lo riteneva insistente e fastidioso con sms e foto scattate a sua insaputa con apprezzamenti non graditi. Succede poi che una notte d’agosto si incontrano per caso in zona Ponte di Mezzo, in area movida.

Lui le dice di aver bisogno del bagno e lei, che abita in zona, acconsente. «Mi faccia capire – ha chiesto la presidente Mirani – lei riteneva l’imputato una sorta di molestatore e poi lo ha fatto salire in casa?»

La teste: «Lo so, ho sbagliato. Ma non pensavo che potesse comportarsi in quel modo».

Nel controesame l’avvocato Porcaro D’Ambrosio ha sottolineato il fatto che quell’episodio la studentessa lo avesse denunciato almeno un mese dopo evitando di confidarlo al fidanzato, all’epoca residente a La Spezia. «Non volevo coinvolgere la famiglia, né creare problemi» è stato il suo chiarimento. Si decide a denunciarlo quando riceve dall’istruttore un sms in cui in pratica sostiene di aver fatto sesso con lei e che in palestra la sua immagine era diventata pessima.

Sono state sentite anche la sorella della parte offesa e una coinquilina di quel periodo: «Non ci confidò mai di aver subìto un tentativo di violenza sessuale». Prossima udienza a gennaio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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