Il dolore
C’è lo stop alle assunzioni e il “da Vinci” non opera
di Mario Neri
Congelata l’apertura del Centro di chirurgia robotica con il blocco del reclutamento I sindacati: eccellenza sacrificata in nome dei conti. L’Aoup: entro fine anno apriamo
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PISA. Da anni è un insieme di menti e macchine, ma una rete senza nodi, un pianeta senza asse. Da qualche settimana avrebbe anche una sede, un reparto già pronto, con i posti letto e le sale operatorie per un’équipe di medici formata per farlo decollare e decretarne la consacrazione nazionale. Eppure stanze e sale al piano terra del padiglione 10A di Cisanello destinate al Centro multidisciplinare di chirurgia robotica resteranno vuote ancora per mesi.
La nascita del reparto più innovativo dell’ospedale e dell’intero sistema sanitario toscano si è arenata sulla logica del pareggio di bilancio. «Da quello che sappiamo – dice Daniele Carbocci, segretario pisano del sindacato infermieri Nursind – il via era legato all’assunzione di un gruppo di infermieri, ma la Regione ha da poco bloccato tutti i piani di reclutamento straordinario delle aziende in Toscana adducendo come motivazione proprio la stabilità dei conti». Un guaio, perché per Cisanello l’austerity regionale congela almeno la metà delle 16 assunzioni annunciate a luglio. E secondo il Nursind, a risentire di più dello stop sarebbe proprio il centro che da due anni il direttore generale Carlo Tomassini ha affidato a Franca Melfi, chirurgo toracico specializzato in interventi eseguiti con i robot. Un polo d’eccellenza, insomma, che dovrà avere come raggio d’azione tutto il territorio regionale. La Chirurgia robotica è la punta di diamante di una catena di strutture simili, cioè centri clinici “a ponte” fra reparti, esperti e materie affini che da oltre un anno costituiscono la spina dorsale di un’architettura parallela all’assetto organizzativo di Santa Chiara e Cisanello, quello composto cioè dai 10 mega dipartimenti sotto cui ricadono le unità operative suddivise per categorie disciplinari.
I centri clinici sono ormai il cuore pulsante dell’assistenza sanitaria e lavorano sui casi più frequenti o complessi sfruttando i migliori talenti della sanità pisana. Esistono quello di Endocrinochirurgia, per il tumore alla tiroide, Senologia e via via stanno nascendo o nasceranno il centro di discipline neurochirurgiche, per le protesi, per il tumore al polmone, i trapianti, per il pancreas, un trauma center. Quello guidato da Melfi è concepito come il fulcro della «chirurgia del futuro», scriveva pochi giorni fa un comunicato di presentazione dell’Aoup. Per capirsi, dal centro della dottoressa Melfi dovrebbero passare tutti gli interventi chirurgici eseguiti con il robot “da Vinci”: operazioni di cardiochirurgia, ginecologia, urologia, chirurgia bariatrica, dell’esofago e soprattutto i trapianti, in particolare quelli eseguiti da Ugo Boggi, da un paio di anni diventato una specie di “bandiera” nazionale per l’impianto di rene. Ecco, quel futuro se non sembra allontanarsi certo per ora non si avvicina. «Non è corretto legare l’apertura del centro al blocco delle assunzioni, non c’è una relazione così stretta – precisa il direttore amministrativo dell’Aoup Carlo Milli –. Il centro non ha una valenza soltanto pisana ma appunto regionale, e con la Regione è in corso un dialogo per stabilire in tempi e programmazione». Certo, ma i dieci posti letto del centro hanno bisogno di personale. Secondo i piani di Cisanello, oltre al pool di medici già pronto ad entrare in servizio, servono almeno 5 infermieri e poi 4 o 5 operatori sanitari per assistere i pazienti. Milli conta di vederli arrivare entro fine anno, «massimo a inizio gennaio». C’è da augurarselo. Nella città del Sant’Anna, la Scuola superiore più all’avanguardia d’Italia in questo campo, sarebbe un paradosso sacrificare il primato della sanità robotica in nome di una logica di pareggio di bilancio. Anche se i precedenti non fanno ben sperare. Il fisico pisano Guido Tonelli, proprio pochi giorni fa, ha detto che senza i ritardi della politica il Nobel della Fisica per le onde gravitazionali lo avrebbe vinto un italiano. La ricetta? «Investire in maniera aggressiva» su chi merita.
La nascita del reparto più innovativo dell’ospedale e dell’intero sistema sanitario toscano si è arenata sulla logica del pareggio di bilancio. «Da quello che sappiamo – dice Daniele Carbocci, segretario pisano del sindacato infermieri Nursind – il via era legato all’assunzione di un gruppo di infermieri, ma la Regione ha da poco bloccato tutti i piani di reclutamento straordinario delle aziende in Toscana adducendo come motivazione proprio la stabilità dei conti». Un guaio, perché per Cisanello l’austerity regionale congela almeno la metà delle 16 assunzioni annunciate a luglio. E secondo il Nursind, a risentire di più dello stop sarebbe proprio il centro che da due anni il direttore generale Carlo Tomassini ha affidato a Franca Melfi, chirurgo toracico specializzato in interventi eseguiti con i robot. Un polo d’eccellenza, insomma, che dovrà avere come raggio d’azione tutto il territorio regionale. La Chirurgia robotica è la punta di diamante di una catena di strutture simili, cioè centri clinici “a ponte” fra reparti, esperti e materie affini che da oltre un anno costituiscono la spina dorsale di un’architettura parallela all’assetto organizzativo di Santa Chiara e Cisanello, quello composto cioè dai 10 mega dipartimenti sotto cui ricadono le unità operative suddivise per categorie disciplinari.
I centri clinici sono ormai il cuore pulsante dell’assistenza sanitaria e lavorano sui casi più frequenti o complessi sfruttando i migliori talenti della sanità pisana. Esistono quello di Endocrinochirurgia, per il tumore alla tiroide, Senologia e via via stanno nascendo o nasceranno il centro di discipline neurochirurgiche, per le protesi, per il tumore al polmone, i trapianti, per il pancreas, un trauma center. Quello guidato da Melfi è concepito come il fulcro della «chirurgia del futuro», scriveva pochi giorni fa un comunicato di presentazione dell’Aoup. Per capirsi, dal centro della dottoressa Melfi dovrebbero passare tutti gli interventi chirurgici eseguiti con il robot “da Vinci”: operazioni di cardiochirurgia, ginecologia, urologia, chirurgia bariatrica, dell’esofago e soprattutto i trapianti, in particolare quelli eseguiti da Ugo Boggi, da un paio di anni diventato una specie di “bandiera” nazionale per l’impianto di rene. Ecco, quel futuro se non sembra allontanarsi certo per ora non si avvicina. «Non è corretto legare l’apertura del centro al blocco delle assunzioni, non c’è una relazione così stretta – precisa il direttore amministrativo dell’Aoup Carlo Milli –. Il centro non ha una valenza soltanto pisana ma appunto regionale, e con la Regione è in corso un dialogo per stabilire in tempi e programmazione». Certo, ma i dieci posti letto del centro hanno bisogno di personale. Secondo i piani di Cisanello, oltre al pool di medici già pronto ad entrare in servizio, servono almeno 5 infermieri e poi 4 o 5 operatori sanitari per assistere i pazienti. Milli conta di vederli arrivare entro fine anno, «massimo a inizio gennaio». C’è da augurarselo. Nella città del Sant’Anna, la Scuola superiore più all’avanguardia d’Italia in questo campo, sarebbe un paradosso sacrificare il primato della sanità robotica in nome di una logica di pareggio di bilancio. Anche se i precedenti non fanno ben sperare. Il fisico pisano Guido Tonelli, proprio pochi giorni fa, ha detto che senza i ritardi della politica il Nobel della Fisica per le onde gravitazionali lo avrebbe vinto un italiano. La ricetta? «Investire in maniera aggressiva» su chi merita.
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