Il dolore
Studente morto: perizie su scooter, casco e cellulare
Accertamenti a tutto campo della Procura sul decesso di Francesco Avino Inquirenti al lavoro sull’ipotesi di un’auto pirata come causa dell’incidente
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SAN GIULIANO TERME. Non trascurano nulla per trovare un dettaglio. Quell’appiglio che a volte il destino consegna a chi cerca la verità per condurlo alla eventuale scoperta di chi potrebbe essere la causa di un dramma. Non si dà pace la famiglia di Francesco Avino, di Migliarino, per quel blackout che precede l’incidente che la mattina del 5 ottobre si è portato via un figlio e un fratello. E neanche gli investigatori si rassegnano.
La Procura non solo ha delegato la municipale di San Giuliano Terme per mettere ordine nella ricostruzione della dinamica dell’episodio. Acquisito l’esito dell’autopsia che ha certificato il decesso del giovane una manciata di secondi dopo l’impatto con il suolo, per gli inquirenti quello che deve essere chiarito è se qualcuno può essere stato, sia pure involontariamente, all’origine della perdita di equilibrio di Avino sul suo scooter Liberty. Una caduta fatale. Una morte quasi istantanea per le lesioni cerebrali. Il sostituto procuratore Miriam Pamela Romano ha disposto una serie di perizie su tutto quello che era in contatto con Francesco, da anni volontario alla Pubblica Assistenza di Migliarino. Dal casco, danneggiato nello schianto, allo scooter con una consulenza cinematica per capire se c’è stato un contatto letale con un altro mezzo poi fuggito. Le ammaccature, poche per la verità, saranno materia di studio per il professionista incaricato dalla Procura. Ma tra le consulenze che vanno a comporre lo schieramento delle forze in campo per fare luce sulla vicenda sono è stata inserita anche l’estrapolazione dei dati del cellulare di Francesco. Non solo. Sarà analizzato a caccia di notizie utili anche lo smartwatch che il giovane aveva al polso.
Un’indagine a 360 gradi in cui non si vuole sottovalutare neanche quello che all’apparenza può sembrare insignificante. Serviranno almeno un paio di mesi per la consegna delle relazioni.
In parallelo proseguono le attività della polizia municipale sul materiale raccolto nell’immediatezza dell’incidente. La sensazione è che gli sforzi per arrivare a un traguardo siano alimentati dalla percezione, o qualcosa di più, che ci sia davvero un mezzo responsabile della caduta di Francesco. Alessandro Avino, il padre dello studente, lo aveva detto al Tirreno: «Non è stato un malore ad ucciderlo, è morto quasi sul colpo. Secondo il medico legale e il nostro consulente la posizione di Francesco e la violenza con cui ha sbattuto a terra li ha anche convinti che quella dinamica sia stata innescata da qualcosa che lo ha costretto a sterzare improvvisamente».
Uno scarto improvviso, netto. Una manovra con cui la moto perde aderenza sulla ruota posteriore e poco dopo la riacquista disarcionando però chi la sta guidando. L’appello del papà: «Chiunque abbia visto qualcosa si faccia avanti, si rivolga alle autorità. Lo faccia anche se crede di aver causato od essere in qualche modo responsabile dell’incidente. Mi sono consultato con il mio legale, non rischia nulla. In questo caso non c’è l’omissione di soccorso, perché nessuno avrebbe potuto salvare Francesco».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La Procura non solo ha delegato la municipale di San Giuliano Terme per mettere ordine nella ricostruzione della dinamica dell’episodio. Acquisito l’esito dell’autopsia che ha certificato il decesso del giovane una manciata di secondi dopo l’impatto con il suolo, per gli inquirenti quello che deve essere chiarito è se qualcuno può essere stato, sia pure involontariamente, all’origine della perdita di equilibrio di Avino sul suo scooter Liberty. Una caduta fatale. Una morte quasi istantanea per le lesioni cerebrali. Il sostituto procuratore Miriam Pamela Romano ha disposto una serie di perizie su tutto quello che era in contatto con Francesco, da anni volontario alla Pubblica Assistenza di Migliarino. Dal casco, danneggiato nello schianto, allo scooter con una consulenza cinematica per capire se c’è stato un contatto letale con un altro mezzo poi fuggito. Le ammaccature, poche per la verità, saranno materia di studio per il professionista incaricato dalla Procura. Ma tra le consulenze che vanno a comporre lo schieramento delle forze in campo per fare luce sulla vicenda sono è stata inserita anche l’estrapolazione dei dati del cellulare di Francesco. Non solo. Sarà analizzato a caccia di notizie utili anche lo smartwatch che il giovane aveva al polso.
Un’indagine a 360 gradi in cui non si vuole sottovalutare neanche quello che all’apparenza può sembrare insignificante. Serviranno almeno un paio di mesi per la consegna delle relazioni.
In parallelo proseguono le attività della polizia municipale sul materiale raccolto nell’immediatezza dell’incidente. La sensazione è che gli sforzi per arrivare a un traguardo siano alimentati dalla percezione, o qualcosa di più, che ci sia davvero un mezzo responsabile della caduta di Francesco. Alessandro Avino, il padre dello studente, lo aveva detto al Tirreno: «Non è stato un malore ad ucciderlo, è morto quasi sul colpo. Secondo il medico legale e il nostro consulente la posizione di Francesco e la violenza con cui ha sbattuto a terra li ha anche convinti che quella dinamica sia stata innescata da qualcosa che lo ha costretto a sterzare improvvisamente».
Uno scarto improvviso, netto. Una manovra con cui la moto perde aderenza sulla ruota posteriore e poco dopo la riacquista disarcionando però chi la sta guidando. L’appello del papà: «Chiunque abbia visto qualcosa si faccia avanti, si rivolga alle autorità. Lo faccia anche se crede di aver causato od essere in qualche modo responsabile dell’incidente. Mi sono consultato con il mio legale, non rischia nulla. In questo caso non c’è l’omissione di soccorso, perché nessuno avrebbe potuto salvare Francesco».
Pietro Barghigiani
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