Attenzione
«Sì al restyling se vantaggioso per il quartiere»
di Francesco Loi
Parla l’architetto Zavanella, progettista dello Juventus Stadium: dubbi e consigli
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PISA. «Il restyling degli stadi esistenti? Favorevole quando questo non comporta dei traumi per una città». A parlare è l’architetto Gino Zavanella, l’ideatore dello Juventus Stadium, ma anche l’ispiratore del progetto donato a Pisa nel 2013 per un nuovo stadio ad Ospedaletto, come da previsione urbanistica ancora vigente.
Zavanella, peraltro, si sta occupando del ridisegno dello stadio di Bologna: un progetto che, rispettoso della struttura storica dell’impianto emiliano (muro esterno e Torre Maratona), ha alcuni tratti in comune con quello per la “nuova Arena”, in particolare la copertura totale delle gradinate e l’avvicinamento delle curve al campo. E poi ampi spazi commerciali realizzati sotto le curve e numerosi servizi per gli spettatori.
Architetto, è possibile azzardare un paragone tra i progetti di Pisa e Bologna?
«Ho visto i disegni in corsa per Pisa, ma non conosco nel dettaglio il progetto che è stato scelto. A Bologna stiamo intervenendo su uno stadio che resta in centro. Mentre ogni altra attività collaterale è stata pensata ad un chilometro, un chilometro e mezzo di distanza. Bologna ha approfittato del restyling dello stadio per sistemare alcune partite che aveva ancora in sospeso. Sono scelte politiche ed urbanistiche molto importanti».
L’Ordine degli Architetti pisani esprime da tempo molte perplessità per l’impatto che il “nuovo” stadio potrà avere sul quartiere di Porta a Lucca...
«Sono perfettamente d’accordo con il giudizio degli architetti. Quando noi facemmo quello studio molto serio nel 2013, il gruppo dei geometri individuò con chiarezza che lo stadio nella posizione attuale aveva problematiche molto grandi. Tanto è vero che si scelse poi di progettarlo fuori città, in un contesto molto più accessibile e con la possibilità di inserimenti di attività complementari e necessarie a Pisa. In altre parole, uno studio come occasione per rispondere ad esigenze che nascevano dalla città».
La sua è quindi una bocciatura senza appello?
«Niente vieta che si possa pensare ad una ristrutturazione dell’Arena Garibaldi, consapevoli però delle problematiche che andranno viste con grande attenzione dall’amministrazione pubblica e dalla città».
Com’è possibile mitigare, secondo la sua esperienza, la presenza di questo tipo di impianti nei quartieri centrali?
«Servono studi attenti e precisi sulle specifiche situazioni. Ad esempio, teniamo presente che come minimo il 10% della capienza deve essere destinato a parcheggi. Questo vuol dire che con uno stadio da 20mila posti devono essere destinati a parcheggi 2mila posti auto. Ovvero tanto spazio. Senza dimenticare le questioni della sicurezza che derivano dal portare 20mila persone in centro».
La società del Pisa pensa ad un “contenitore” di eventi oltre il calcio, più fondi commerciali...
«Lo dico da trent’anni che uno stadio deve vivere sette giorni su sette. È un mio slogan. Dico anche che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Poniamo che si voglia tenere un concerto da 30mila persone nell’area: si può fare? È corretto? Non so dare una risposta. Sono stati fatti studi di carattere urbanistico, sociale e dei trasporti per capire quali attività sono compatibili? Se le risposte sono positive, ben venga. Non vorrei si parlasse di un concorso di idee bellissime, ma difficilmente realizzabili nel contesto per cui sono pensate. Vanno visti pro e contro. Si tratta di un pezzo di città importante».
Qual è il suo consiglio?
«Ovviamente sto facendo l’avvocato del diavolo ponendo queste domande. Conosco il sindaco come persona capace che saprà giudicare al meglio. Il mio auspicio è che il Pisa possa tornare nelle categorie che merita, serie A o serie B, con un pubblico da 20mila persone. E per portare 20mila persone in centro bisogna che ci siano le strutture adeguate. Gli architetti che hanno vinto avranno sicuramente un progetto meritorio da sviluppare, sapendo che sull’area dovranno risolvere tanti problemi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Zavanella, peraltro, si sta occupando del ridisegno dello stadio di Bologna: un progetto che, rispettoso della struttura storica dell’impianto emiliano (muro esterno e Torre Maratona), ha alcuni tratti in comune con quello per la “nuova Arena”, in particolare la copertura totale delle gradinate e l’avvicinamento delle curve al campo. E poi ampi spazi commerciali realizzati sotto le curve e numerosi servizi per gli spettatori.
Architetto, è possibile azzardare un paragone tra i progetti di Pisa e Bologna?
«Ho visto i disegni in corsa per Pisa, ma non conosco nel dettaglio il progetto che è stato scelto. A Bologna stiamo intervenendo su uno stadio che resta in centro. Mentre ogni altra attività collaterale è stata pensata ad un chilometro, un chilometro e mezzo di distanza. Bologna ha approfittato del restyling dello stadio per sistemare alcune partite che aveva ancora in sospeso. Sono scelte politiche ed urbanistiche molto importanti».
L’Ordine degli Architetti pisani esprime da tempo molte perplessità per l’impatto che il “nuovo” stadio potrà avere sul quartiere di Porta a Lucca...
«Sono perfettamente d’accordo con il giudizio degli architetti. Quando noi facemmo quello studio molto serio nel 2013, il gruppo dei geometri individuò con chiarezza che lo stadio nella posizione attuale aveva problematiche molto grandi. Tanto è vero che si scelse poi di progettarlo fuori città, in un contesto molto più accessibile e con la possibilità di inserimenti di attività complementari e necessarie a Pisa. In altre parole, uno studio come occasione per rispondere ad esigenze che nascevano dalla città».
La sua è quindi una bocciatura senza appello?
«Niente vieta che si possa pensare ad una ristrutturazione dell’Arena Garibaldi, consapevoli però delle problematiche che andranno viste con grande attenzione dall’amministrazione pubblica e dalla città».
Com’è possibile mitigare, secondo la sua esperienza, la presenza di questo tipo di impianti nei quartieri centrali?
«Servono studi attenti e precisi sulle specifiche situazioni. Ad esempio, teniamo presente che come minimo il 10% della capienza deve essere destinato a parcheggi. Questo vuol dire che con uno stadio da 20mila posti devono essere destinati a parcheggi 2mila posti auto. Ovvero tanto spazio. Senza dimenticare le questioni della sicurezza che derivano dal portare 20mila persone in centro».
La società del Pisa pensa ad un “contenitore” di eventi oltre il calcio, più fondi commerciali...
«Lo dico da trent’anni che uno stadio deve vivere sette giorni su sette. È un mio slogan. Dico anche che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Poniamo che si voglia tenere un concerto da 30mila persone nell’area: si può fare? È corretto? Non so dare una risposta. Sono stati fatti studi di carattere urbanistico, sociale e dei trasporti per capire quali attività sono compatibili? Se le risposte sono positive, ben venga. Non vorrei si parlasse di un concorso di idee bellissime, ma difficilmente realizzabili nel contesto per cui sono pensate. Vanno visti pro e contro. Si tratta di un pezzo di città importante».
Qual è il suo consiglio?
«Ovviamente sto facendo l’avvocato del diavolo ponendo queste domande. Conosco il sindaco come persona capace che saprà giudicare al meglio. Il mio auspicio è che il Pisa possa tornare nelle categorie che merita, serie A o serie B, con un pubblico da 20mila persone. E per portare 20mila persone in centro bisogna che ci siano le strutture adeguate. Gli architetti che hanno vinto avranno sicuramente un progetto meritorio da sviluppare, sapendo che sull’area dovranno risolvere tanti problemi».
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