Il dolore
Morta a 19 anni, l’amico torna libero
di Federico Lazzotti
Thomas Caponi è accusato di omicidio stradale. Il giudice ha convalidato l’arresto disponendo l’obbligo di firma
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Libero per la legge, con l’obbligo di presentarsi dai carabinieri tre volte a settimana, prigioniero per sempre del rimorso.
Ieri mattina Thomas Caponi, lo studente ventenne di Collesalvetti che all’alba di domenica era alla guida della Fiat Punto Abarth a bordo della quale ha perso la vita Elisabeth Jane Pulaski, diciannove anni, ex studentessa dell’alberghiero Matteotti a Pisa, è comparso davanti al giudice Giulio Cesare Cipolletta per l’udienza di convalida.
Arrestato dopo i risultati delle analisi del sangue alle quali è stato sottoposto e che hanno evidenziato un tasso alcolemico tre volte quello consentito, è ora indagato per omicidio stradale. Accompagnato dal suo avvocato, è apparso scosso, con ancora evidenti i segni nel corpo e nell’anima dello schianto lungo la via Emilia. In prossimità della rotatoria di Vicarello - è la ricostruzione - ha perso il controllo dell’auto andando ad invadere la corsia opposta prima di schiantarsi contro la Ford Fusion condotta da Stefano Trassinelli, operaio di 46 anni di Cascina, finendo fuori strada dopo aver sfondato il guard rail.
Il giudice, dopo l’udienza che si è svolta per competenza al tribunale di Pisa, si è preso qualche ora di tempo prima di firmare il dispositivo con il quale ha convalidato l’arresto alleggerendo la misura cautelare nei confronti del ventenne: dai domiciliari all’obbligo di firma appunto.
Una decisione motivata giuridicamente da quattro aspetti: Caponi è incensurato, non esiste la possibilità della reiterazione del reato visto che la sua patente è sospesa e dunque non può guidare, non c’è il pericolo di fuga e nemmeno quello dell’inquinamento delle prove, visto che l’auto è stata sequestrata e tutti gli accertamenti irripetibili sono stati effettuati.
Nel pomeriggio di ieri il dispositivo è stato trasmesso dal Tribunale di Pisa alla Procura di Livorno e al comando provinciale dei carabinieri. L’indagine, infatti, per competenza è coordinata dal pubblico ministero livornese Massimo Mannucci. Il magistrato, dopo aver disposto l’autopsia e aver restituito la salma alla famiglia per i funerali, ha anche affidato l’incarico a un consulente per ricostruire la dinamica dell’incidente. Tra massimo novanta giorni, quando l’ingegnere depositerà i risultati si aprirà la parte più delicata di questa inchiesta, vale a dire la scelta processuale da parte dell’indagato. Per questo tipo di reato, la configurazione più grave della nuova legge sull’omicidio stradale, il codice parla di una pena minima di otto anni che può arrivare fino a dodici. Ecco perché, se verrà dimostrata dalle indagini la responsabilità dell’indagato, non è escluso che l’avvocato del giovane presenti la richiesta di essere giudicato con un rito alternativo. Scelta che permette uno sconto di un terzo sulla pena finale.
@fedelazzotti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri mattina Thomas Caponi, lo studente ventenne di Collesalvetti che all’alba di domenica era alla guida della Fiat Punto Abarth a bordo della quale ha perso la vita Elisabeth Jane Pulaski, diciannove anni, ex studentessa dell’alberghiero Matteotti a Pisa, è comparso davanti al giudice Giulio Cesare Cipolletta per l’udienza di convalida.
Arrestato dopo i risultati delle analisi del sangue alle quali è stato sottoposto e che hanno evidenziato un tasso alcolemico tre volte quello consentito, è ora indagato per omicidio stradale. Accompagnato dal suo avvocato, è apparso scosso, con ancora evidenti i segni nel corpo e nell’anima dello schianto lungo la via Emilia. In prossimità della rotatoria di Vicarello - è la ricostruzione - ha perso il controllo dell’auto andando ad invadere la corsia opposta prima di schiantarsi contro la Ford Fusion condotta da Stefano Trassinelli, operaio di 46 anni di Cascina, finendo fuori strada dopo aver sfondato il guard rail.
Il giudice, dopo l’udienza che si è svolta per competenza al tribunale di Pisa, si è preso qualche ora di tempo prima di firmare il dispositivo con il quale ha convalidato l’arresto alleggerendo la misura cautelare nei confronti del ventenne: dai domiciliari all’obbligo di firma appunto.
Una decisione motivata giuridicamente da quattro aspetti: Caponi è incensurato, non esiste la possibilità della reiterazione del reato visto che la sua patente è sospesa e dunque non può guidare, non c’è il pericolo di fuga e nemmeno quello dell’inquinamento delle prove, visto che l’auto è stata sequestrata e tutti gli accertamenti irripetibili sono stati effettuati.
Nel pomeriggio di ieri il dispositivo è stato trasmesso dal Tribunale di Pisa alla Procura di Livorno e al comando provinciale dei carabinieri. L’indagine, infatti, per competenza è coordinata dal pubblico ministero livornese Massimo Mannucci. Il magistrato, dopo aver disposto l’autopsia e aver restituito la salma alla famiglia per i funerali, ha anche affidato l’incarico a un consulente per ricostruire la dinamica dell’incidente. Tra massimo novanta giorni, quando l’ingegnere depositerà i risultati si aprirà la parte più delicata di questa inchiesta, vale a dire la scelta processuale da parte dell’indagato. Per questo tipo di reato, la configurazione più grave della nuova legge sull’omicidio stradale, il codice parla di una pena minima di otto anni che può arrivare fino a dodici. Ecco perché, se verrà dimostrata dalle indagini la responsabilità dell’indagato, non è escluso che l’avvocato del giovane presenti la richiesta di essere giudicato con un rito alternativo. Scelta che permette uno sconto di un terzo sulla pena finale.
@fedelazzotti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
