«Ho visto la Punto venirmi incontro sbandando»
Parla l’operaio di Cascina che guidava l’altra auto: «Dopo l’incidente ho a lungo abbracciato mia figlia»
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CASCINA. La morte gli ha attraversato la strada e lo ha sfiorato. Questione di attimi e l’impatto tra le due auto, quella su cui viaggiava Stefano Trassinelli, 46 anni di Cascina, e quella dei due ventenni, avrebbe potuto essere ancora più devastante. L’operaio, padre di una figlia di 12 anni, non può dimenticare di avere visto la morte in faccia. Si è spaventato appena ha visto che dalla rotatoria sull’Emilia stava arrivando in direzione opposta alla sua la Fiat Punto Abarth. Andava ad una velocità impressionante. «Ho ancora il rumore del motore nelle orecchie», racconta Trassinelli mentre strizza gli occhi al solo pensiero di quei momenti. «La Punto è uscita dalla rotatoria mentre andava in direzione di Pisa, ma era già senza controllo. Stava sbandando, era come se slittasse lateralmente. Poco dopo l’auto era contro il guard rail dalla parte opposta al mio. Una botta impressione, forse proprio in questo momento la ragazza ha perso la vita, sballottata nell’auto. Chissà se stava dormendo...». Ma non era finita: dopo l’impatto l’auto è schizzata dalla parte opposta. «Ero lì e non potevo fare molto, ho cercato di evitarli ma la Punto era già contro di me. Non è stato un urto proprio frontale, ma quasi laterale. Ricordo bene di avere urtato nella ruota posteriore sul lato del passeggero. Si vede bene anche dai danni che purtroppo è andata così», spiega mentre disegna su un foglio la dinamica dell’incidente mortale.
Dopo la schianto Trassinelli racconta del tempo che sembrava non passare mai e delle grida disperate del padre di Elisabeth che chiamava la figlia dalle finestre di casa. Cercava di capire se nell’auto che poi ha finito la sua corsa nel fossato c’era davvero anche la sua ragazza. Pochi metri e la vittima sarebbe arrivata a casa. Il destino ha deciso diversamente per lei. «Sulla Ford c’è un dispositivo satelittare che si è attivato. Appena sono sceso dall’auto ho ricevuto una telefonata, erano le 5. 37, sono stati subito attivati i soccorsi. C’era un testimone, Alessandro, di Livorno, ci ha aiutato molto. È stato grande con la sua voce affettuosa. “Bimbi, come state? », chiedeva ai ragazzi. È stato l’unico a fermarsi, gli altri automobilisti di passaggio, quattro o cinque, al massimo hanno rallentato. Per prima cosa abbiamo cercato di capire come stavano i ragazzi della Punto». Ma Elisabeth non dava segni di vita.
«Non sarà facile per me dimenticare – aggiunge Trassinelli, che abbiamo incontrato nella sua casa dopo che già era stato dimesso dall’ospedale – Sì, ho ancora qualche dolore addosso ma il dolore vero è dentro di me. Penso a quella povera ragazza, ai suoi genitori e anche al giovane che era alla guida. Sono cose che fanno male. Non mi vergogno a dire che l’altra sera sono rimasto a lungo abbracciato a mia figlia. Perché lo spavento è stato veramente grande come lo è il dispiacere per una vita spezzata a soli 19 anni».
Sabrina Chiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Dopo la schianto Trassinelli racconta del tempo che sembrava non passare mai e delle grida disperate del padre di Elisabeth che chiamava la figlia dalle finestre di casa. Cercava di capire se nell’auto che poi ha finito la sua corsa nel fossato c’era davvero anche la sua ragazza. Pochi metri e la vittima sarebbe arrivata a casa. Il destino ha deciso diversamente per lei. «Sulla Ford c’è un dispositivo satelittare che si è attivato. Appena sono sceso dall’auto ho ricevuto una telefonata, erano le 5. 37, sono stati subito attivati i soccorsi. C’era un testimone, Alessandro, di Livorno, ci ha aiutato molto. È stato grande con la sua voce affettuosa. “Bimbi, come state? », chiedeva ai ragazzi. È stato l’unico a fermarsi, gli altri automobilisti di passaggio, quattro o cinque, al massimo hanno rallentato. Per prima cosa abbiamo cercato di capire come stavano i ragazzi della Punto». Ma Elisabeth non dava segni di vita.
«Non sarà facile per me dimenticare – aggiunge Trassinelli, che abbiamo incontrato nella sua casa dopo che già era stato dimesso dall’ospedale – Sì, ho ancora qualche dolore addosso ma il dolore vero è dentro di me. Penso a quella povera ragazza, ai suoi genitori e anche al giovane che era alla guida. Sono cose che fanno male. Non mi vergogno a dire che l’altra sera sono rimasto a lungo abbracciato a mia figlia. Perché lo spavento è stato veramente grande come lo è il dispiacere per una vita spezzata a soli 19 anni».
Sabrina Chiellini
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