Il dolore
S’impara a “Camminare con Piacere”
È la nuova iniziativa di Legambiente Pisa. Dal Ponte della Fortezza a La Fontina la prima passeggiata
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PISA. È andata in scena la prima passeggiata della rassegna “Camminare con Piacere” organizzata da Legambiente Pisa. Dal Ponte della Fortezza il gruppo ha raggiunto a piedi La Fontina, per poi tornare indietro. Un progetto di “monitoraggio civico” in sei tappe, per riflettere sulla sostenibilità urbana e raccogliere dati utili per una proposta concreta da sottoporre all’attenzione dell’amministrazione comunale.
Legambiente Pisa ha scelto di mettere a fuoco due aspetti principali e coesistenti, con due schede apposite a disposizione dei partecipanti. Il primo, quello soggettivo, è esaminato a partire dalle sensazioni, l’impatto visivo, la qualità dell’aria e il rumore. Il secondo riguarda lo stato oggettivo dei luoghi, rilevando la presenza di barriere architettoniche e simili.
«L’obiettivo di una Pisa camminabile è meno utopistico di quanto sembri – spiega Roberto Sirtori del comitato direttivo di Legambiente Pisa –. Basterebbero alcune semplici misure per incentivare lo spostarsi a piedi dei cittadini. Si pensi che il diametro urbano è di soli due chilometri e spesso si raggiunge il paradosso di impiegare molto più tempo nel percorrere brevi distanze in auto, tra ingorghi e doppie file, che camminando».
«Tutti gli stimoli che ci arrivano mentre ci spostiamo in città sono immagazzinati dal nostro cervello e hanno un effetto su di noi perché la nostra corteccia prefrontale li tiene a bada: è come se accendessimo e spegnessimo continuamente un interruttore – dice la vicepresidente Roberta Timpani –. Così si genera lo stress che ci rende meno pazienti e più suscettibili, ad esempio quando ci troviamo nel traffico. Si hanno meno energie perché facciamo un lavoro di cui non ci rendiamo conto».
Altri elementi importanti collegati a una città camminabile sono la socialità per gli anziani e gli stimoli per l’apprendimento nell’età evolutiva dei bambini. Un anziano che non ha panchine per sedersi a riprendere fiato o non si sente al sicuro sulle strisce pedonali eviterà di uscire se non per brevissimi tratti, risentendone innanzitutto dal punto di vista dell’umore. Inoltre, se fino agli anni ’80 la percentuale di bambini che si muovevano nello spazio urbano in Italia era circa l’80%, oggi il dato è capovolto: sono solo il 20%.
«Questo è un modo per focalizzare l’attenzione sul processo che ci spinge a scegliere, quasi senza che ce ne rendiamo conto, un mezzo di locomozione piuttosto che un altro – conclude Timpani –. Finché nel nostro immaginario il camminare sarà associato ad aria irrespirabile, rumore e strade dissestate, tenderemo a scegliere le quattro ruote, senza possibilità di disinnescare il circolo vizioso che contribuisce a rendere tale la situazione».(c.l.)
Legambiente Pisa ha scelto di mettere a fuoco due aspetti principali e coesistenti, con due schede apposite a disposizione dei partecipanti. Il primo, quello soggettivo, è esaminato a partire dalle sensazioni, l’impatto visivo, la qualità dell’aria e il rumore. Il secondo riguarda lo stato oggettivo dei luoghi, rilevando la presenza di barriere architettoniche e simili.
«L’obiettivo di una Pisa camminabile è meno utopistico di quanto sembri – spiega Roberto Sirtori del comitato direttivo di Legambiente Pisa –. Basterebbero alcune semplici misure per incentivare lo spostarsi a piedi dei cittadini. Si pensi che il diametro urbano è di soli due chilometri e spesso si raggiunge il paradosso di impiegare molto più tempo nel percorrere brevi distanze in auto, tra ingorghi e doppie file, che camminando».
«Tutti gli stimoli che ci arrivano mentre ci spostiamo in città sono immagazzinati dal nostro cervello e hanno un effetto su di noi perché la nostra corteccia prefrontale li tiene a bada: è come se accendessimo e spegnessimo continuamente un interruttore – dice la vicepresidente Roberta Timpani –. Così si genera lo stress che ci rende meno pazienti e più suscettibili, ad esempio quando ci troviamo nel traffico. Si hanno meno energie perché facciamo un lavoro di cui non ci rendiamo conto».
Altri elementi importanti collegati a una città camminabile sono la socialità per gli anziani e gli stimoli per l’apprendimento nell’età evolutiva dei bambini. Un anziano che non ha panchine per sedersi a riprendere fiato o non si sente al sicuro sulle strisce pedonali eviterà di uscire se non per brevissimi tratti, risentendone innanzitutto dal punto di vista dell’umore. Inoltre, se fino agli anni ’80 la percentuale di bambini che si muovevano nello spazio urbano in Italia era circa l’80%, oggi il dato è capovolto: sono solo il 20%.
«Questo è un modo per focalizzare l’attenzione sul processo che ci spinge a scegliere, quasi senza che ce ne rendiamo conto, un mezzo di locomozione piuttosto che un altro – conclude Timpani –. Finché nel nostro immaginario il camminare sarà associato ad aria irrespirabile, rumore e strade dissestate, tenderemo a scegliere le quattro ruote, senza possibilità di disinnescare il circolo vizioso che contribuisce a rendere tale la situazione».(c.l.)
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