Sicurezza
Lacrime di gioia dopo gli errori della burocrazia
di Enza Chiappone
Il migrante Joseph ha riabbracciato moglie e figlio dopo la separazione avvenuta in seguito allo sbarco
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PISA. Sono le 12.28 e il binario 4 della stazione centrale è sovraffollato di gente. Il treno proveniente da Milano è arrivato alle 12.25, ma nella folla brulicante di persone Joseph non riesce ancora a scorgere la moglie Anicira e il figlioletto Francis. Ogni minuto sembra eterno per lui che aspetta questo momento da quasi 4 mesi. Se ne sta lì, con le telecamere puntate addosso e un misto di gioia e paura dipinto sul volto. «Dove saranno?», si chiedono le volontarie delle Croce Rossa che lo hanno accompagnato in stazione. E poi, come in un film, qualcuno strilla un «Eccoli!», e da dietro le spalle degli ultimissimi passeggeri sbuca una testolina nera ed il sorriso contagioso di chi ha appena ritrovato il suo amore.
È una storia a lieto fine quella a cui ha potuto assistere chi si trovava, ieri mattina, alla stazione centrale di Pisa. Una storia iniziata nella disperazione una mattina di fine giugno, quando al termine di un viaggio di nove ore a bordo di un barcone proveniente dalle coste settentrionali dell’Africa, Joseph Anikura aveva perso la moglie ed il figlio nel caos dei migranti approdati a Pozzallo. I tre erano partiti insieme dal Ghana, dove Joseph, 30 anni, provvedeva alla sua famiglia lavorando come contadino. Aveva sposato Anicira Manu nel 2005, e un anno e nove mesi fa i due avevano dato alla luce il piccolo Francis. Poi qualcosa li aveva spinti a lasciare l’Africa, ma di cosa si trattasse Joseph non ha proprio voluto parlarne. Una volta arrivati in Italia, sulla costa meridionale della Sicilia, il nucleo familiare era stato però diviso per errore: Anicira ed il piccolo Francis imbarcati su una nave diretta in Liguria e condotti in un centro d’accoglienza di Torino; Joseph, da solo, trasportato fino a Livorno e consegnato agli operatori della Croce Rossa dell’ex Cottolengo di San Giuliano Terme. «È una cosa che succede nel marasma degli sbarchi», ha spiegato il dottor Nicola Molea, volontario della Croce Rossa pisana a cui il ragazzo ghanese si era rivolto una volta arrivato nel centro di accoglienza toscano. «Joseph ci ha subito detto di essere sbarcato in Italia con sua moglie e suo figlio – ha continuato Molea – così, con l’aiuto della prefettura, siamo entrati in contatto con il centro di Torino, che ci ha poi indirizzati verso la Social Domus di Tortona». È lì, infatti, che Francis e sua madre sono stati trasferiti, ed è lì che Joseph va a trovarli per un giorno, per permettere agli operatori di accertarsi che non si tratti di un falso ricongiungimento. Le reazioni, tuttavia, parlano da sé. «I tre erano felicissimi di essere di nuovo insieme – ha infatti raccontato Alessio Gazzo, il collaboratore della struttura in provincia di Alessandria che ieri ha accompagnato mamma e figlio fino a Pisa – e la tristezza che aveva contraddistinto la permanenza del bimbo nella casa si era trasformata in un attimo in un’esplosione di gioia».
La burocrazia, si sa, è però lenta, e, a detta del volontario, «la prefettura di Alessandria poco collaborativa». Ma tutto è bene quel che finisce bene, e ieri l’abbraccio commosso dei tre ha ripagato gli operatori di tutti gli sforzi fatti. La scorsa notte, dopo quasi quattro mesi di notti insonni, la famigliola ha finalmente riposato sotto lo stesso tetto a Terricciola, ospite della cooperativa “Il Cammino”. «Adesso tutto quello che voglio è imparare l’italiano e trovare un lavoro in questo Paese – ha detto felice Joseph – che mi ha già aiutato tanto e dove spero di poter assicurare un futuro sereno a mio figlio».
È una storia a lieto fine quella a cui ha potuto assistere chi si trovava, ieri mattina, alla stazione centrale di Pisa. Una storia iniziata nella disperazione una mattina di fine giugno, quando al termine di un viaggio di nove ore a bordo di un barcone proveniente dalle coste settentrionali dell’Africa, Joseph Anikura aveva perso la moglie ed il figlio nel caos dei migranti approdati a Pozzallo. I tre erano partiti insieme dal Ghana, dove Joseph, 30 anni, provvedeva alla sua famiglia lavorando come contadino. Aveva sposato Anicira Manu nel 2005, e un anno e nove mesi fa i due avevano dato alla luce il piccolo Francis. Poi qualcosa li aveva spinti a lasciare l’Africa, ma di cosa si trattasse Joseph non ha proprio voluto parlarne. Una volta arrivati in Italia, sulla costa meridionale della Sicilia, il nucleo familiare era stato però diviso per errore: Anicira ed il piccolo Francis imbarcati su una nave diretta in Liguria e condotti in un centro d’accoglienza di Torino; Joseph, da solo, trasportato fino a Livorno e consegnato agli operatori della Croce Rossa dell’ex Cottolengo di San Giuliano Terme. «È una cosa che succede nel marasma degli sbarchi», ha spiegato il dottor Nicola Molea, volontario della Croce Rossa pisana a cui il ragazzo ghanese si era rivolto una volta arrivato nel centro di accoglienza toscano. «Joseph ci ha subito detto di essere sbarcato in Italia con sua moglie e suo figlio – ha continuato Molea – così, con l’aiuto della prefettura, siamo entrati in contatto con il centro di Torino, che ci ha poi indirizzati verso la Social Domus di Tortona». È lì, infatti, che Francis e sua madre sono stati trasferiti, ed è lì che Joseph va a trovarli per un giorno, per permettere agli operatori di accertarsi che non si tratti di un falso ricongiungimento. Le reazioni, tuttavia, parlano da sé. «I tre erano felicissimi di essere di nuovo insieme – ha infatti raccontato Alessio Gazzo, il collaboratore della struttura in provincia di Alessandria che ieri ha accompagnato mamma e figlio fino a Pisa – e la tristezza che aveva contraddistinto la permanenza del bimbo nella casa si era trasformata in un attimo in un’esplosione di gioia».
La burocrazia, si sa, è però lenta, e, a detta del volontario, «la prefettura di Alessandria poco collaborativa». Ma tutto è bene quel che finisce bene, e ieri l’abbraccio commosso dei tre ha ripagato gli operatori di tutti gli sforzi fatti. La scorsa notte, dopo quasi quattro mesi di notti insonni, la famigliola ha finalmente riposato sotto lo stesso tetto a Terricciola, ospite della cooperativa “Il Cammino”. «Adesso tutto quello che voglio è imparare l’italiano e trovare un lavoro in questo Paese – ha detto felice Joseph – che mi ha già aiutato tanto e dove spero di poter assicurare un futuro sereno a mio figlio».
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