Il Tirreno

Pisa

Bocciati dal Tar i canoni “gonfiati”

di Pietro Barghigiani

Vittoria per 23 balneari: hanno pagato più del dovuto

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PISA. Hanno pagato più di quanto avrebbero dovuto. Un esborso eccessivo frutto di un errore nell’applicazione dei parametri Omi (Osservatorio mercato immobiliare) per il calcolo del canone sulle aree demaniali dove insistono bar e ristoranti. E dopo aver duellato per anni contro Comune e Agenzia del Demanio di Livorno hanno vinto. Sono 23 proprietari di altrettanti stabilimenti balneari allineati tra Marina di Pisa e Tirrenia. Il Tar ha annullato gli atti con cui per i canoni del 2009 e in alcuni casi anche negli anni a seguire, Palazzo Gambacorti e Demanio hanno preteso il saldo di un importo alla base del quale c’era un calcolo errato almeno per la voce degli arenili sui quali si trovano quelli che in gergo si chiamano impianti di difficile rimozione.

Non le cabine, per intenderci, ma i bar e i ristoranti. Dovevano considerare un parametro e, invece, nel conteggio ne hanno adottato un altro. Peggiorativo per i privati che si sono visti lievitare la cifra da versare. Prima hanno saldato, poi si sono rivolti ai legali. Per almeno 19 posizioni (legate al sindacati sib) l’assistenza è stata curata dall’avvocato Alberto Giovannelli, il resto dall’avvocato Giuseppe Toscano.

In tutto i balneari nel tempo preso in esame davanti ai giudici amministrativi hanno versato circa 530mila euro. Non sono i soldi da dover restituire. La quota eccedente da dover incassare ancora non è stata calcolata. Di sicuro i titolari degli stabilimenti sono pronti ad avviare un’azione di recupero crediti verso Comune e Demanio per i soldi pagati e non dovuti. Una correzione in corso d’opera c’è stata.

Dal 2015 i canoni richiesti ai balneari non risentono più di quella maggiorazione che ha portato lo scontro in Tribunale.

L’inghippo chiarito dal Tar nasce dall’applicazione della Finanziaria del 2007 con la quale il governo «disponeva la rideterminazione dei “canoni annui per concessioni rilasciate o rinnovate con finalità turistico-ricreative di aree, pertinenze demaniali marittime e specchi acquei” stabilendo, per quanto di interesse, una articolata tariffazione in relazione alle aree scoperte, a quelle occupate “con impianti di facile rimozione” e a quelle occupate con “impianti di difficile rimozione” oltre a ulteriori e cospicui incrementi tariffari per le concessioni comprensive di pertinenze demaniali marittime a decorrere dal 1º gennaio 2007».

La tesi dei balneari accolta dal tribunale amministrativo è che «non sia intervenuta la scadenza della concessione demaniale marittima rilasciata alla ricorrente, ma il suo rinnovo automatico, con la consequenziale esclusione dell’acquisizione al patrimonio dello Stato, quale pertinenza, degli impianti di difficile rimozione». Rinnovo o proroga automatica, quindi, e non nuova concessione.

Un tecnicismo che nelle articolazioni di codicilli e normative in passato è servito ad aumentare i canoni. Che ora i giudici sentenziano essere stati illegittimi per una buona quota parte da restituire agli imprenditori degli stabilimenti. Con il Comune e Demanio al bivio: appellare al Consiglio di Stato la sentenza o calcolare quanto pagare ai balneari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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