Il dolore
Moschea: ricorso al Tribunale sul referendum
Il comitato “Il popolo decide” chiede il passaggio immediato alla raccolta e autenticazione delle firme
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PISA. Finisce ancora una volta in Tribunale il tentativo di far esprimere i pisani sul progetto di costruzione della moschea a Porta a Lucca. Il comitato “Il popolo decide”, associazione nata lo scorso febbraio per «promuovere la partecipazione popolare» soprattutto attraverso «lo strumento referendario», ha presentato al Tribunale di Pisa un ricorso per ottenere «il passaggio immediato alla fase della raccolta e dell’autenticazione delle firme» per presentare al Comune la richiesta di indizione di un referendum sulla costruzione del luogo di culto islamico, frenato dalle dimissioni di un membro del Comitato dei garanti che deve approvare il quesito referendario proposto.
Lo stesso che aveva provato a fare il comitato “NoMoschea” che dopo la presentazione del quesito e la raccolta del numero di firme necessarie (2.530 sottoscrizioni ottenute a fronte delle 1.794 richieste) per chiedere l'indizione del referendum è stato fermato dal Comitato dei garanti nominato da Palazzo Gambacorti per valutare l’ammissibilità del testo referendario. Contro il quale la Comunità islamica pisana aveva presentato un ricorso al Tribunale, poi respinto.
A frenare l’iniziativa referendaria ci pensò lo stesso Comitato dei garanti, che dichiarò inammissibile la richiesta in quanto la maggior parte delle firme era stata raccolta irregolarmente: solo 275 alla fine risultarono regolarmente autenticate. Le altre risultarono invece raccolte in modo non regolare, in quanto gli autenticatori non erano idonei a farlo. Nonostante lo stop, gli anti-moschea non si sono arresi. Il “testimone” di quella battaglia portata avanti con il supporto dei partiti del centrodestra è stato raccolto dal comitato “Il popolo decide”, che lo scorso giugno ha depositato in Comune lo stesso quesito referendario approvato dai garanti nel 2016 e avviando nuovamente l’iter per «portare i pisani alle urne e far esprimere il popolo sull’opportunità di costruire il luogo di culto».
La risposta arrivata da Palazzo Gambacorti ha gelato di nuovo gli animi di chi si batte contro la moschea. Dopo le dimissioni di uno dei tre garanti, secondo l’amministrazione sarebbe necessaria la nomina di un nuovo membro per valutare l’ammissibilità del quesito. Un’interruzione dell’iter che secondo l’associazione promotrice sarebbe invece «illegittima» in quanto, accusa Manuel Laurora, portavoce de “Il popolo decide”, «non è previsto che in caso di dimissioni di uno dei garanti ci sia una sostituzione». «Inoltre – prosegue l’associazione – non è ammissibile bloccare per mesi un atto amministrativo, soprattutto sulla valutazione di un quesito già approvato pochi mesi fa». Al Tribunale, gli anti-moschea chiedono di ottenere il passaggio alla seconda fase dell’iter e cioè la raccolta delle firme e «misure idonee per evitare che il Comune possa produrre nuovi ritardi nel procedimento».
Danilo Renzullo
Lo stesso che aveva provato a fare il comitato “NoMoschea” che dopo la presentazione del quesito e la raccolta del numero di firme necessarie (2.530 sottoscrizioni ottenute a fronte delle 1.794 richieste) per chiedere l'indizione del referendum è stato fermato dal Comitato dei garanti nominato da Palazzo Gambacorti per valutare l’ammissibilità del testo referendario. Contro il quale la Comunità islamica pisana aveva presentato un ricorso al Tribunale, poi respinto.
A frenare l’iniziativa referendaria ci pensò lo stesso Comitato dei garanti, che dichiarò inammissibile la richiesta in quanto la maggior parte delle firme era stata raccolta irregolarmente: solo 275 alla fine risultarono regolarmente autenticate. Le altre risultarono invece raccolte in modo non regolare, in quanto gli autenticatori non erano idonei a farlo. Nonostante lo stop, gli anti-moschea non si sono arresi. Il “testimone” di quella battaglia portata avanti con il supporto dei partiti del centrodestra è stato raccolto dal comitato “Il popolo decide”, che lo scorso giugno ha depositato in Comune lo stesso quesito referendario approvato dai garanti nel 2016 e avviando nuovamente l’iter per «portare i pisani alle urne e far esprimere il popolo sull’opportunità di costruire il luogo di culto».
La risposta arrivata da Palazzo Gambacorti ha gelato di nuovo gli animi di chi si batte contro la moschea. Dopo le dimissioni di uno dei tre garanti, secondo l’amministrazione sarebbe necessaria la nomina di un nuovo membro per valutare l’ammissibilità del quesito. Un’interruzione dell’iter che secondo l’associazione promotrice sarebbe invece «illegittima» in quanto, accusa Manuel Laurora, portavoce de “Il popolo decide”, «non è previsto che in caso di dimissioni di uno dei garanti ci sia una sostituzione». «Inoltre – prosegue l’associazione – non è ammissibile bloccare per mesi un atto amministrativo, soprattutto sulla valutazione di un quesito già approvato pochi mesi fa». Al Tribunale, gli anti-moschea chiedono di ottenere il passaggio alla seconda fase dell’iter e cioè la raccolta delle firme e «misure idonee per evitare che il Comune possa produrre nuovi ritardi nel procedimento».
Danilo Renzullo
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