Il dolore
Intascava i soldi dei ticket: «Risarcisca l’Aoup»
La Corte dei conti impone di pagare all’ex tecnica di laboratorio a processo con l’accusa di peculato
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PISA. Incassava le banconote, ma non versava il denaro per il pagamento dei ticket che i cittadini pensavano di aver saldato. È durato poco il trucco messo in atto da Giulia Venturucci, ex tecnico di laboratorio dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria. In poche settimane medici e ispettori dell’Aoup si accorsero che stava sottraendo denaro al servizio pubblico. Soprattutto perché pazienti che le avevano versato il denaro poi chiedevano analisi e prestazioni per cui credevano di aver diritto e, invece, si sentivano rispondere che senza pagare non era il caso di insistere nelle pretese.
Una vicenda per cui la 46enne pisana deve affrontare un processo penale dall’ottobre dell’anno scorso, ma per cui da poco è arrivata anche una sentenza della Corte dei conti. La sezione toscana della magistratura contabile l’ha condannata il primo luglio scorso a risarcire i 946 euro sottratti all’Aopu e agli utenti. Un verdetto che proprio ieri ha costretto la corte presieduta da Beatrice Bani a rinviare l’udienza di discussione per consentire all’imputata, accusata di peculato, di poter tornare in aula avendo già restituito il denaro e dunque emendato il danno patrimoniale. «Un assegno da 150 euro è già stato spedito e la mia assistita effettuerà la restituzione in tempi brevissimi», ha assicurato in aula il legale Antonio Cariello.
Si torna in aula il primo dicembre per un procedimento che colpisce più per le metodologie che per il totale degli ammanchi. L'importo contestato sui soldi intascati e non girati all'ospedale è modesto, non arriva ai mille euro, appunto.
Gli ammanchi di cui è accusata la donna, che ha lasciato il lavoro ancora prima che iniziasse il procedimento, sono concentrati nel mese di dicembre 2014. Sei episodi abbastanza ravvicinati nel tempo con somme che vanno dai 150 ai 180 euro. Gli ignari cittadini versavano, inconsapevoli di regalare denari alla dipendente e non per il servizio effettuato dal dipartimento di tossicologia forense per esami del sangue o sui capelli. Risarcita del danno patrimoniale, l’Aoup, costituitasi parte civile, adesso aspetta la sentenza per capire se ci siano i margini per chiedere anche i danni di immagine.
(m.n.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una vicenda per cui la 46enne pisana deve affrontare un processo penale dall’ottobre dell’anno scorso, ma per cui da poco è arrivata anche una sentenza della Corte dei conti. La sezione toscana della magistratura contabile l’ha condannata il primo luglio scorso a risarcire i 946 euro sottratti all’Aopu e agli utenti. Un verdetto che proprio ieri ha costretto la corte presieduta da Beatrice Bani a rinviare l’udienza di discussione per consentire all’imputata, accusata di peculato, di poter tornare in aula avendo già restituito il denaro e dunque emendato il danno patrimoniale. «Un assegno da 150 euro è già stato spedito e la mia assistita effettuerà la restituzione in tempi brevissimi», ha assicurato in aula il legale Antonio Cariello.
Si torna in aula il primo dicembre per un procedimento che colpisce più per le metodologie che per il totale degli ammanchi. L'importo contestato sui soldi intascati e non girati all'ospedale è modesto, non arriva ai mille euro, appunto.
Gli ammanchi di cui è accusata la donna, che ha lasciato il lavoro ancora prima che iniziasse il procedimento, sono concentrati nel mese di dicembre 2014. Sei episodi abbastanza ravvicinati nel tempo con somme che vanno dai 150 ai 180 euro. Gli ignari cittadini versavano, inconsapevoli di regalare denari alla dipendente e non per il servizio effettuato dal dipartimento di tossicologia forense per esami del sangue o sui capelli. Risarcita del danno patrimoniale, l’Aoup, costituitasi parte civile, adesso aspetta la sentenza per capire se ci siano i margini per chiedere anche i danni di immagine.
(m.n.)
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