Il Tirreno

Pisa

Indaga anche la procura militare

Indaga anche la procura militare

Per il caso Scieri chiesti gli atti alla commissione parlamentare. Folgore: aiuteremo i pm pisani

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Anche l’Esercito torna ad indagare: riaprirà il caso Scieri. Le carte, le testimonianze, la perizie sulla caduta di Emanuele dalla torretta di asciugatura dei paracaduti, le prove sulla presenza di un magazzino frequentato dai “nonni” come luogo di svago notturno a poca distanza dalla piazzola in cui fu ritrovato il corpo del giovane avvocato siracusano la mattina del 16 agosto 1999 finiranno sulla scrivania del procuratore militare di Roma Marco De Paolis.

È stato lui stesso ieri a confermare di aver chiesto alla commissione parlamentare guidata dalla dem Sofia Amoddio i documenti raccolti in due anni di indagine su uno dei cold case più dibattuti della storia della Folgore. Un delitto irrisolto, cristallizzato nel tempo dall’assenza di prove e coperto da nuvole nere di reticenze che adesso potrebbero essere diradate proprio grazie ai nuovi elementi. A 18 anni dalla morte di Emanuele Scieri, e dopo due archiviazioni, poco più di una settimana fa era stata la procura guidata da Alessandro Crini a convincersi a riaprire un fascicolo per omicidio volontario affidandolo al pm Sisto Restuccia. Ma che adesso sia pronta a farlo anche la procura militare fa sperare quantomeno in una nuova stagione di collaborazione fra i parà della Gamerra e i magistrati civili. E non è un caso che proprio due giorni fa, alla annuale commemorazione della battaglia di El Alamein, anche il generale Rodolfo Sganga abbia lanciato un segnale di apertura: «I primi a volere le cose chiare sul caso Scieri siamo noi, siamo sempre stati aperti fin dal primo giorno a fornire ciò che era necessario agli investigatori, siamo pronti a riceverli e vogliamo che questo caso venga risolto. È evidente, è una cosa che riguarda anche noi, non solo la famiglia ma la famiglia dei paracadutisti», ha detto a 50 Canale il comandante della Folgore di Pisa.

Emanuele aveva 27 anni. Arrivò alla Gamerra il 13 agosto dopo il Car ai Lupi di Toscana. Oggi si sa per certo che già nel viaggio da Scandicci a Pisa, su uno dei vecchi pullman Iveco dell’Esercito, subì atti di violenza e nonnismo. Stefano Viberti, che alla Camera ha punteggiato i suoi ricordi di vuoti di memoria, ha raccontato di averlo lasciato all’ingresso alle 22.15. Scieri gli disse di volersi fermare per fumare una sigaretta e fare una telefonata. «Oggi sappiamo - ha detto Amoddio - che i controlli in caserma erano blandi, anche dopo il contrappello, tanto che diversi parà si permettevano di uscire scavalcando il muro», e per questo nessuno sarebbe andato a cercare Emanuele non vedendolo comparire in camerata. Ma proprio il casermaggio dello svago dei nonni sarà un nuovo snodo chiave. «Era un luogo esente da regole, noto e tollerato dai comandanti» e vicino alla torre. Che sia De Paolis a richiedere gli atti è un fatto rilevante. È lo stesso pm che ha condotto il processo ai superstiti delle SS autori dell’eccidio nazista di Sant’Anna di Stazzema ed è il pm militare che anni fa condusse l’indagine sul caso Scieri da La Spezia senza però poter rintracciare responsabilità. La caccia, nel suo caso, è ai reati militari. Ma potrebbe esserlo anche l’aver mentito. Accertarlo potrebbe offrire ulteriori spunti al lavoro di Restuccia e Crini.

Mario Neri

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa