Gioco
Muore a 22 anni, la rabbia del babbo: «Nessun testimone, siamo fuori dal mondo»
Lo sfogo del padre dello studente morto in scooter sull’Aurelia a Migliarino. Bar battuti a tappeto dai vigili a caccia di qualcuno che ha visto
PISA. «Mi addolora che non si sia ancora fatto vivo nessuno, perché su una strada così trafficata che nessuno abbia visto nulla è una cosa fuori dal mondo».
Sembra davvero impossibile che l’Aurelia giovedì mattina, anche solo per pochi secondi, sia diventata come questa stradina. La fotografia di una sospensione temporale. Via Aldo Moro, villini uno in fila all’altro con giardino e muretti bassi, un cane che abbaia e scuote il silenzio e l’assenza in cui tutto Migliarino sembra essersi ripiegato dopo la morte di Francesco Avino.
Alessandro, il babbo, è apparso da dietro la porta dopo pochi secondi dal drin del citofono. Anche se all’inizio, dalla tendina a fili, era sbucata Barbara, la mamma del ragazzo ritrovato morto sull’asfalto poco dopo il ponte sul Serchio, senza casco, una ferita profonda sulla fronte, un solco nel cuore di una famiglia che non riesce ancora a spiegarsi come il figlio sia potuto finire a terra da solocon lo scooter e perderci la vita.
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Il Liberty sulla ghiaia fuori strada, rigirato poco prima delle barriere sui binari senza segni evidenti di un impatto con un altro veicolo, il corpo di Francesco un po’ di metri più avanti, senza casco, come sbalzato da una forza invisibile è un’immagine che quest’uomo e questa donna non possono né vogliono arrendersi a raccogliere come unica e sola verità sulla morte del figlio. «Stava andando all’università, frequentava ingegneria, indirizzo edile e architettura – dice il padre del ragazzo di fronte alla porta di casa – erano le nove, non è possibile che in quel momento sull’Aurelia non ci fossero altri che lui». Si sono affidati a un legale, gli Avino. Stamani, in medicina legale al Santa Chiara, si svolgerà l’autopsia. Un malore? Oppure un’emorragia cerebrale innescata dalla botta sull’asfalto? Chiarire la causa della morte potrebbe fissare un punto fermo. Ed è il puntello su cui il pm Miriam Romano proverà a riavvolgere la trama sfilacciata dei pochi elementi raccolti finora dalle indagini dei vigili urbani di San Giuliano Terme. «No, nessun appello. Aspettiamo di vedere cosa dice la procura», dice Alessandro Avino. Ha la voce incrinata dal dolore, eppure sembra avere una certezza. È impossibile che abbia fatto tutto da solo. Francesco, 22 anni, stava bene. Perfino gli agenti della polizia municipale non se lo nascondono. Finora le ricerche si sono rivelate un buco nell’acqua, le immagini delle telecamere praticamente inutili. «Se ci sono testimoni si facciano avanti», continua a lanciare il suo appello il sindaco Sergio Di Maio.
Finora la ricostruzione è una cronaca scarna. Francesco imbocca la statale da piazza Mazzini intorno alle 9, poco dopo essere uscito dalla casa dei genitori. Qualche centinaio di metri e, all’altezza del ponte, di fronte al ristorante, perde il controllo e cade. Una distrazione, una svista, un malore? O qualcuno che invece lo ha urtato o costretto a sbandare facendogli perdere il controllo? È una delle tesi su cui lavorano gli inquirenti, che da ieri battono circoli e bar del territorio a tappeto nel tentativo di carpire qualche indizio. «Era steso a terra, in mezzo alla carreggiata», hanno detto i primi automobilisti che si sono fermati. «Faceva il volontario nella Pubblica Assistenza da quando aveva 16 anni – dice il padre –. Ne ha portati tanti al pronto soccorso, a lui non hanno permesso di arrivarci».
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