Di nuovo coltellate alla stazione
Difende una ragazza aggredita da un extracomunitario vicino a viale Gramsci. «Ha mirato al cuore»
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PISA. Accoltellato per aver difeso una ragazza. Un gesto d’istinto, quello di Artur Seifert, 26 anni, operaio di origini russe residente a Livorno, che gli poteva costare caro. «Hanno mirato al cuore, ma mi sono difeso con la mano – racconta –. Mi è andata bene. A quest’ora potevo essere morto e chiuso in un sacco nero». È il secondo caso simile in 24 ore dopo l’accoltellamento di un senegalese per motivi di droga.
Seifert racconta che, passate da poco le 20, stava camminando sotto le logge di viale Gramsci quando, in una stradina laterale, ha sentito una ragazza gridare. «Mi sono girato e l’ho vista mentre veniva trascinata da quello che mi è sembrato un magrebino. Ho avuto paura che la volesse stuprare, perché la stava quasi spogliando – dice –. La cosa brutta è che tutti intorno facevano finta di niente. Mi sono messo in mezzo e l’ho liberata. Lui ha tirato fuori il coltello e ha provato a colpirmi. Ci siamo picchiati, ma poi ne sono sbucati altri tre e sono scappato insieme alla ragazza».
Lei fugge in corso Italia, lui si ferma al locale “La bottega del parco” e chiede aiuto. Subito arriva un’ambulanza che gli presta le prime cure. Ha un taglio abbastanza profondo all’indice della mano destra, quella che d’istinto ha portato al petto quando ha visto la lama partire. Poco dopo è arrivato un altro mezzo del 118 che lo ha portato al pronto soccorso dell’ospedale Cisanello per ulteriori accertamenti.
Artur parla velocemente. È lucido, seduto su una sedia con una bottiglietta d’acqua ai piedi e qualche goccia di sangue in terra. Si accende un sigarino per smaltire la tensione. «Tempo fa mi è capitata una cosa simile, sempre nello stesso punto – spiega –. Ho difeso una ragazza in una circostanza simile, rimediando la rottura di una costola. Nella rissa me la sono giocata a mani nude. Ma questa volta mi sono trovato davanti uno che non c’ha pensato due volte a tirare fuori il coltello. E non è per niente una bella sensazione».
Andreas Quirici
Seifert racconta che, passate da poco le 20, stava camminando sotto le logge di viale Gramsci quando, in una stradina laterale, ha sentito una ragazza gridare. «Mi sono girato e l’ho vista mentre veniva trascinata da quello che mi è sembrato un magrebino. Ho avuto paura che la volesse stuprare, perché la stava quasi spogliando – dice –. La cosa brutta è che tutti intorno facevano finta di niente. Mi sono messo in mezzo e l’ho liberata. Lui ha tirato fuori il coltello e ha provato a colpirmi. Ci siamo picchiati, ma poi ne sono sbucati altri tre e sono scappato insieme alla ragazza».
Lei fugge in corso Italia, lui si ferma al locale “La bottega del parco” e chiede aiuto. Subito arriva un’ambulanza che gli presta le prime cure. Ha un taglio abbastanza profondo all’indice della mano destra, quella che d’istinto ha portato al petto quando ha visto la lama partire. Poco dopo è arrivato un altro mezzo del 118 che lo ha portato al pronto soccorso dell’ospedale Cisanello per ulteriori accertamenti.
Artur parla velocemente. È lucido, seduto su una sedia con una bottiglietta d’acqua ai piedi e qualche goccia di sangue in terra. Si accende un sigarino per smaltire la tensione. «Tempo fa mi è capitata una cosa simile, sempre nello stesso punto – spiega –. Ho difeso una ragazza in una circostanza simile, rimediando la rottura di una costola. Nella rissa me la sono giocata a mani nude. Ma questa volta mi sono trovato davanti uno che non c’ha pensato due volte a tirare fuori il coltello. E non è per niente una bella sensazione».
Andreas Quirici
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