Il dolore
solamente denunciato a piede libero
Catturato e subito libero l’aggressore del senegalese
PISA. Una ferita dietro la spalla, un colpo ricevuto nel tentativo di schivarlo. Ma inferto senza la volontà di uccidere. E poi l’arma utilizzata nella lite mai ritrovata. Sarebbero questi gli...
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PISA. Una ferita dietro la spalla, un colpo ricevuto nel tentativo di schivarlo. Ma inferto senza la volontà di uccidere. E poi l’arma utilizzata nella lite mai ritrovata.
Sarebbero questi gli elementi che hanno convinto la procura a non richiedere nessuna misura restrittiva nei confronti dell’uomo che giovedì sera, intorno alle 21, ha ferito un senegalese di 27 anni colpendolo con una lama al culmine di una lite scoppiata proprio davanti al Cofer bar sotto i loggiati affacciati sulla stazione.
Anche lui senegalese, 40 anni, è stato acciuffato dai carabinieri alcune ore dopo l’aggressione con l’aiuto sì delle telecamere di sorveglianza piazzate nella zona ma soprattutto grazie alle testimonianze raccolte dagli inquirenti sul posto.
L’aggressore è stato rintracciato dalla pattuglia molte ore dopo a Navacchio. È irregolare, senza fissa dimora, ma è conosciuto come uno dei pusher attivi in città e nel cascinese avrebbe solo trovato un alloggio di fortuna, una base dove nascondere le sue riserve di hashish.
La gazzella lo ha rintracciato lì nella notte e portato in caserma per identificarlo, denunciarlo con l’accusa di lesioni personali aggravate e rimetterlo poi in libertà in attesa del processo. Nulla di strano - chiariscono i carabinieri - dato che si può procedere con l’arresto solo in flagranza di reato. E, inoltre, ha rivelato il magistrato di turno, non c’era il pericolo di fuga, qualcosa che giustificasse un fermo.
Non solo. Con sé l’uomo non aveva più la lama utilizzata per colpire il connazionale. I testimoni hanno raccontato di aver visto sbucare dalla tasca dell’aggressore un coltello, ma l’uomo potrebbe essersene liberato prima di rientrare.
La vittima dell’aggressione, ancora ricoverata in osservazione al pronto soccorso dell’ospedale Cisanello, non ha riportato una lesione grave, se la caverà con una settimana di prognosi. Un regolamento di conti fra due spacciatori di “grado” diverso: è l’ipotesi su cui lavorano i militari, anche se l’aggressore non ha voluto chiarire quali fossero le motivazioni che hanno fatto esplodere la zuffa.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Sarebbero questi gli elementi che hanno convinto la procura a non richiedere nessuna misura restrittiva nei confronti dell’uomo che giovedì sera, intorno alle 21, ha ferito un senegalese di 27 anni colpendolo con una lama al culmine di una lite scoppiata proprio davanti al Cofer bar sotto i loggiati affacciati sulla stazione.
Anche lui senegalese, 40 anni, è stato acciuffato dai carabinieri alcune ore dopo l’aggressione con l’aiuto sì delle telecamere di sorveglianza piazzate nella zona ma soprattutto grazie alle testimonianze raccolte dagli inquirenti sul posto.
L’aggressore è stato rintracciato dalla pattuglia molte ore dopo a Navacchio. È irregolare, senza fissa dimora, ma è conosciuto come uno dei pusher attivi in città e nel cascinese avrebbe solo trovato un alloggio di fortuna, una base dove nascondere le sue riserve di hashish.
La gazzella lo ha rintracciato lì nella notte e portato in caserma per identificarlo, denunciarlo con l’accusa di lesioni personali aggravate e rimetterlo poi in libertà in attesa del processo. Nulla di strano - chiariscono i carabinieri - dato che si può procedere con l’arresto solo in flagranza di reato. E, inoltre, ha rivelato il magistrato di turno, non c’era il pericolo di fuga, qualcosa che giustificasse un fermo.
Non solo. Con sé l’uomo non aveva più la lama utilizzata per colpire il connazionale. I testimoni hanno raccontato di aver visto sbucare dalla tasca dell’aggressore un coltello, ma l’uomo potrebbe essersene liberato prima di rientrare.
La vittima dell’aggressione, ancora ricoverata in osservazione al pronto soccorso dell’ospedale Cisanello, non ha riportato una lesione grave, se la caverà con una settimana di prognosi. Un regolamento di conti fra due spacciatori di “grado” diverso: è l’ipotesi su cui lavorano i militari, anche se l’aggressore non ha voluto chiarire quali fossero le motivazioni che hanno fatto esplodere la zuffa.
Mario Neri
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