Lutto
«Il caso di don Euro non si può ignorare»
Il cardinale Parolin ai fedeli sulla vicenda delle spese allegre Il gigolò: «A Pisa non hanno voluto ascoltare le mie accuse»
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MASSA. «Non si può ignorare che esista il caso. Ma questo è un momento di prova per tutta la comunità, chiedo a tutti di rimanere vicini al vostro pastore, il vescovo Giovanni Santucci».
È uno dei passaggi dell’omelia tenuta dal segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, durante la messa per il patrono di Massa, San Francesco d’Assisi. Una presenza significativa, quella del ministro degli esteri dello Stato vaticano in una città travolta dalla vicenda di don Euro, al secolo Luca Morini, originario di Pontasserchio e parroco a Massa, indagato dalla procura apuana, insieme al vescovo Santucci, con l’accusa di impiego indebito di denaro e tentata truffa. Secondo i magistrati, le offerte dei fedeli venivano usate per scopi personali, soprattutto per comprare le prestazioni di escort uomini.
Ieri, il cardinale Parolin ha visitato Massa incontrando il vescovo e i parroci della città. Fatalmente il confronto ha riguardato anche la scottante vicenda con il prelato che avrebbe fatto riferimento anche alla necessità di controllare meglio quelli che tutti conoscono come don Euro.
E che si trova al centro della vicenda anche attraverso la denuncia di Francesco Mangiacapra, il napoletano autore del libro “Il numero uno. Confessioni di un marchettaro”. Durante la presentazione a Firenze ha parlato della storia in questione, ribadendolo al telefono con Il Tirreno, durante il viaggio di ritorno a Napoli dopo l’incontro: «Il giugno scorso un amico escort mi ha fatto vedere alcuni sms che gli erano arrivati da un numero di cellulare. Un numero che non conoscevo, ma lo stile era quello di don Euro: stavolta si spacciava per medico. Io ho chiamato quel numero e ritengo che la voce appartenesse proprio al sacerdote. Con gli sms e il numero di quel telefono cellulare sono tornato in curia, a Pisa, dove già mi avevano sentito e dove don Morini è sotto processo. Dico che ho del materiale nuovo e loro mi rispondono che il dibattimento ormai è chiuso. Ecco, io sono un avvocato e posso capire che il rito prevede questo, ma si poteva aprire un nuovo procedimento a carico di don Euro. Invece mi hanno semplicemente liquidato. A quel punto sono andato a Napoli, in curia, e ho fatto mettere a verbale tutto quanto: che volevo fosse riaperto un procedimento ed esaminato il materiale che avevo portato a Pisa. Ma che non è stato fatto nulla di tutto questo».
Insomma per l’avvocato escort, che per primo ha denunciato don Luca Morini pochi mesi fa, il sacerdote avrebbe continuato a contattare ragazzi dai siti di incontri gay.
«Lo ripeto, io non ho la certezza e proprio per questo avevo portato con me il materiale, gli sms e il numero di telefono cellulare su cui fare approfondimenti – spiega –. A me quella che mi ha risposto quando ho provato a chiamare sembrava la voce di don Luca Morini. Ma c’era il numero e si sarebbero potute fare le verifiche del caso».
«C’è chi fa conferenze stampa e getta fango e melma in giro. La cosa non mi riguarda, non posso assolutamente dire nulla di questo caso». Poche parole, che si propongono come definitive, pronunciate sull’uscio del suo ufficio nel palazzo arcivescovile di Pisa. A parlare è monsignor Gino Biagini, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico di Pisa. Nessuno spiffero o crepa nel muro di silenzio della chiesa circa l’indagine interna su don Morini. E, a valutare le parole del vicario, pare anche difficile che qualcosa venga rivelato in futuro. Completa riservatezza, anche a sentenza pronunciata.
«Prima di tutto non posso assumermi io la responsabilità di aver fatto un tale processo. Le carte sono riservate», spiega Biagini. Nemmeno consultabili a processo concluso? «Dagli interessati – specifica il vicario giudiziale – e soltanto da loro, per i giusti procedimenti che devono essere fatti. Non mi posso assolutamente pronunciare», continua.
Dunque dal tribunale ecclesiastico deputato, quello della sede di Pisa, non emerge alcunché circa l’andamento del processo. Si può dire di più: del processo interno non si sa nemmeno se è tutt’ora in corso o se si sia concluso e con che esiti. «Il processo ha la sua pubblicità e ha la sua pubblicità nella sentenza. Quando viene emessa, riguardando la persona, viene notificata. In questo possiamo dire che è pubblica».
E quando gli si chiede se è possibile accedere agli atti a sentenza avvenuta, monsignor Biagini risponde con una breve lezione di diritto canonico. «Nell’ordinamento canonico le sentenze vengono notificate agli interessati, non vengono date a terzi». Dunque a meno che non sia l’interessato a volerlo comunicare non è possibile accedervi. «Non posso dire nulla di più riguardo a questo processo, non ne sono riguardato», conclude Biagini
Alessandra Vivoli
Libero Red Dolce
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È uno dei passaggi dell’omelia tenuta dal segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, durante la messa per il patrono di Massa, San Francesco d’Assisi. Una presenza significativa, quella del ministro degli esteri dello Stato vaticano in una città travolta dalla vicenda di don Euro, al secolo Luca Morini, originario di Pontasserchio e parroco a Massa, indagato dalla procura apuana, insieme al vescovo Santucci, con l’accusa di impiego indebito di denaro e tentata truffa. Secondo i magistrati, le offerte dei fedeli venivano usate per scopi personali, soprattutto per comprare le prestazioni di escort uomini.
Ieri, il cardinale Parolin ha visitato Massa incontrando il vescovo e i parroci della città. Fatalmente il confronto ha riguardato anche la scottante vicenda con il prelato che avrebbe fatto riferimento anche alla necessità di controllare meglio quelli che tutti conoscono come don Euro.
E che si trova al centro della vicenda anche attraverso la denuncia di Francesco Mangiacapra, il napoletano autore del libro “Il numero uno. Confessioni di un marchettaro”. Durante la presentazione a Firenze ha parlato della storia in questione, ribadendolo al telefono con Il Tirreno, durante il viaggio di ritorno a Napoli dopo l’incontro: «Il giugno scorso un amico escort mi ha fatto vedere alcuni sms che gli erano arrivati da un numero di cellulare. Un numero che non conoscevo, ma lo stile era quello di don Euro: stavolta si spacciava per medico. Io ho chiamato quel numero e ritengo che la voce appartenesse proprio al sacerdote. Con gli sms e il numero di quel telefono cellulare sono tornato in curia, a Pisa, dove già mi avevano sentito e dove don Morini è sotto processo. Dico che ho del materiale nuovo e loro mi rispondono che il dibattimento ormai è chiuso. Ecco, io sono un avvocato e posso capire che il rito prevede questo, ma si poteva aprire un nuovo procedimento a carico di don Euro. Invece mi hanno semplicemente liquidato. A quel punto sono andato a Napoli, in curia, e ho fatto mettere a verbale tutto quanto: che volevo fosse riaperto un procedimento ed esaminato il materiale che avevo portato a Pisa. Ma che non è stato fatto nulla di tutto questo».
Insomma per l’avvocato escort, che per primo ha denunciato don Luca Morini pochi mesi fa, il sacerdote avrebbe continuato a contattare ragazzi dai siti di incontri gay.
«Lo ripeto, io non ho la certezza e proprio per questo avevo portato con me il materiale, gli sms e il numero di telefono cellulare su cui fare approfondimenti – spiega –. A me quella che mi ha risposto quando ho provato a chiamare sembrava la voce di don Luca Morini. Ma c’era il numero e si sarebbero potute fare le verifiche del caso».
«C’è chi fa conferenze stampa e getta fango e melma in giro. La cosa non mi riguarda, non posso assolutamente dire nulla di questo caso». Poche parole, che si propongono come definitive, pronunciate sull’uscio del suo ufficio nel palazzo arcivescovile di Pisa. A parlare è monsignor Gino Biagini, vicario giudiziale del tribunale ecclesiastico di Pisa. Nessuno spiffero o crepa nel muro di silenzio della chiesa circa l’indagine interna su don Morini. E, a valutare le parole del vicario, pare anche difficile che qualcosa venga rivelato in futuro. Completa riservatezza, anche a sentenza pronunciata.
«Prima di tutto non posso assumermi io la responsabilità di aver fatto un tale processo. Le carte sono riservate», spiega Biagini. Nemmeno consultabili a processo concluso? «Dagli interessati – specifica il vicario giudiziale – e soltanto da loro, per i giusti procedimenti che devono essere fatti. Non mi posso assolutamente pronunciare», continua.
Dunque dal tribunale ecclesiastico deputato, quello della sede di Pisa, non emerge alcunché circa l’andamento del processo. Si può dire di più: del processo interno non si sa nemmeno se è tutt’ora in corso o se si sia concluso e con che esiti. «Il processo ha la sua pubblicità e ha la sua pubblicità nella sentenza. Quando viene emessa, riguardando la persona, viene notificata. In questo possiamo dire che è pubblica».
E quando gli si chiede se è possibile accedere agli atti a sentenza avvenuta, monsignor Biagini risponde con una breve lezione di diritto canonico. «Nell’ordinamento canonico le sentenze vengono notificate agli interessati, non vengono date a terzi». Dunque a meno che non sia l’interessato a volerlo comunicare non è possibile accedervi. «Non posso dire nulla di più riguardo a questo processo, non ne sono riguardato», conclude Biagini
Alessandra Vivoli
Libero Red Dolce
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