Il Tirreno

Pisa

Un paese-quartiere “Il Portone, emporio di ricordi”

di MAURO PINZAUTI*

Porta Fiorentina dopo la Seconda guerra mondiale Una zona vivace e caratteristica che non si riconosce più

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Il “Portone” è il territorio a sud del fiume Arno (tra via San Martino e prima della Cella) situato in prossimità del centro cittadino e dove nel tempo si è insediata una importante e variegata popolazione.

Nel venticinquennio susseguente alla seconda guerra mondiale, nel contesto della ricostruzione edilizia e dello sviluppo della motorizzazione, il Portone era da considerare un ambiente molto ambito per la residenza e frequentazione. Infatti in quel luogo si poteva trovare e comprare qualsiasi cosa a buon mercato: dall’artigiano più qualificato alla ferramenta più attrezzata, al norcino più rinomato (una sorta di Borgo Giannotti per gli abitanti della lucchesia).

È sufficiente pensare alla presenza di oltre 100 attività commerciali nei circa 400 metri della via Carlo Cattaneo per far immaginare, anche a chi non ha vissuto in quella strada, quale poteva essere la complessità di quell’intersecato agglomerato sociale allora esistente. Del resto il confluire in quel luogo, ad imbuto, di due importanti arterie molto transitate (via Fiorentina e via Emilia - tutte a doppio senso di circolazione) rendeva l’ambiente sempre molto vitale e rumoroso e per i residenti un vero grande palcoscenico all’aperto.

Il Portone era noto in tutta Pisa come il quartiere dei mercanti e quindi la presenza del mercato ortofrutticolo, in quel luogo, integrava il già vasto ambiente commerciale esistente. Negli anni Cinquanta e Sessanta, quando non era ancora possibile il mantenimento della catena del freddo, e non erano ancora operanti i supermercati, tutti i fruttivendoli dovevano inevitabilmente effettuare gli acquisti solo al mercato ortofrutticolo di piazza Guerrazzi.

È da ricordare che fino alla fine della seconda guerra mondiale nella piazza Guerrazzi c’era la grande cancellata della Cinta Daziale (la più grande per l’ingresso nella città): chi giungeva dalla periferia, per entrare in città, doveva pagare la gabella su qualsiasi prodotto commerciale introdotto. Con l’abolizione del dazio e lo sviluppo della motorizzazione, la piazza era divenuta il centro di reclutamento dei facchini e delle attività commerciali; negli anni Sessanta, sulla piazza erano presenti addirittura sei distributori di carburante.

Via Cattaneo era una strada normale dove viveva una popolazione di medio-basso livello economico; in pratica un ambiente di tipo popolare dove ancora oggi le case si susseguano l’una accanto all’altra, unite solo da un muro comune: in tutta la strada non esistono né ville singole né villette a schiera.

Un ruolo importante per l’aggregazione dei giovani del quartiere è stato svolto dalla Chiesa di San Marco alle Cappelle dove don Renato Corsi, parroco storico del Portone, ha favorito, fino agli anni Settanta, l’aggregazione giovanile togliendo “dalla strada” un gran numero di ragazzi. Anche gli altri locali di intrattenimento del Portone hanno rivestito un ruolo significativo. In particolare il circolo Acli, il circolo repubblicano “Italo Possenti” e il circolo comunista “Oberdan Brogiotti”.

Che il Portone, inteso come ambiente sociale e coeso, non esista più è purtroppo noto e ciò è dovuto essenzialmente al cambio generazionale: i nuovi abitanti non si sono opportunamente inseriti, e integrati, in quelle che erano le caratteristiche di pisanità portonese. Sempre meno residenti attivi e più ambiente dormitorio, con perdita della pur minima socialità, comparsa di “zone rosse” dove lo spaccio è uno dei risultati del degrado ambientale.

Ricostruire la dinamica degli eventi che hanno portato alla perdita di valori civili è parte integrante della riflessione sui luoghi, che risentono sempre più dei frequenti ricambi di popolazione multirazziale con una miriade di esercizi commerciali che nascono senza nessuna prospettiva di durata: una volta la gestione delle botteghe era essenzialmente di tipo familiare e si prolungava, in loco, per decenni.

Relativamente al senso di appartenenza degli abitanti del Portone, riporto una frase di quanto scritto da Giuliano Fontani nel 2013 sul Tirreno: «C’è nostalgia invece della vera identità portonese, che era custodita gelosamente dai suoi abitanti. Gelosia del proprio vivere a fianco del centro storico, ma anche di quel senso di appartenenza ad una comunità che aveva nel lavoro e nella solidarietà i tratti distintivi di una pisanità ormai in via di estinzione».

Del resto anche i tre circoli culturali, a riferimento politico, da decenni scomparsi, hanno allora svolto un’intensa attività di aggregazione e coesione, ad iniziare dal circolo Acli che è stato il primo realizzato a Pisa (1951). Oltre al servizio bar il circolo svolgeva attività ricreativa, prevalentemente alla sera, con il gioco delle carte, del calciobalilla e del ping pong. Il cinema all’aperto, abbastanza frequentato, era economico e proiettava film di seconda visione. Il circolo svolgeva anche attività culturali, quali conferenze, concerti e gite varie. All’interno molti giovani della “Polisportiva San Marco Calcio” erano coinvolti nelle attività calcistiche.

Il circolo repubblicano, intitolato a “Italo Possenti”, sin dalla fine della guerra, ha raggruppato parte dei repubblicani mazziniani. Riguardo al carattere progressista e indipendente di gran parte della popolazione del Portone riferisco quanto scritto in proposito da Renato Ghelardoni (1984), in una sua pubblicazione dal titolo “Noi Sammarchesi”: «Da una parte i repubblicani della zona indirizzarono le idee di Mazzini soprattutto verso uno spirito rivoluzionario con carattere esasperatamente anticlericale; e certi atteggiamenti intransigenti di questi progressisti diventarono così famosi che l’area a sud della città fu chiamata dai pisani “Repubblica del Portone”».

Il terzo circolo ricreativo del Portone era intitolato a “Oberdan Brogiotti”: è stato per noi portonesi uno dei più importanti poli di aggregazione. Il luogo è stato sede del Comitato di Liberazione di Pisa e poi sede del Partito Comunista Italiano. Tra le diverse curiosità del circolo significativa è stata la nascita del gruppo musicale “I Corvi”, che nel 1966 vinse il “Premio Pisa”, battendo altri nove gruppi musicali nella competizione svolta al Teatro Verdi Anche la realizzazione di “Radio Ulisse” e della squadra di calcio del circolo sono state importanti momenti.

Tra i bar il più importante, e noto in tutta Pisa, è stato il “Bar Cosci” conosciuto anche come “da Pallino” dove si organizzavano viaggi a seguito del Pisa Sc e dove il gioco delle carte e del biliardo richiamava giocatori e osservatori anche dalla periferia.

Nel libro-album dal titolo “Il Portone: un emporio di ricordi”, che sarà presentato alla Stazione Leopolda venerdì 6 ottobre (alle 17,30), oltre a contenere oltre 100 immagini dell’epoca, sono riportate quasi tutte le attività commerciali presenti nel ventennio considerato nella trattazione (1950-70) e l’elenco di oltre l’80% della popolazione allora presente in quella strada, nonché tutte le curiosità e modi di vivere di quel tempo.

*scrittore e studioso

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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