Il Tirreno

Pisa

stop al degrado

Ex Draga, ecco chi è il nuovo proprietario

Pietro Barghigiani
L'ex Draga è stata aquistata all'asta per 1,8 milioni di euro
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L'ex Draga è stata aquistata all'asta per 1,8 milioni di euro

L’immobile comprato all’asta per 1,8 milioni da un imprenditore per realizzare appartamenti

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PISA. L’ ex Draga ha un nuovo proprietario. Questione di giorni e l’acquisto verrà perfezionato con il saldo dell’importo di cui per ora è stato versato solo un acconto. Soldi cash più che sufficienti per assegnare l’immobile che nel tempo ha attraverso fasti e rovine per poi trasformarsi in un monumento al degrado urbano. Con un assegno di un milione e 870mila euro la società immobiliare Diamante Srl di Pontasserchio si è aggiudicata nello studio del curatore fallimentare Franco Mannucci il bene in un’asta competitiva che partiva da una base di 1,5 milioni di euro. Un rilancio dietro l’altro, a colpi di 30mila euro, e l’asticella della proprietà si è alzata in un crescendo di offerte nella gara tra i due pretendenti. Il passaggio di proprietà del fondo, finito nel fallimento della Fondiaria Paradisa, verrà definito nelle prossime settimane. Un lotto stimato oltre 3 milioni di euro nel corso degli anni aveva dimezzato il proprio valore. Il testa a testa finale ha ritoccato verso l’alto l’importo che ora il commercialista Mannucci utilizzerà per pagare in quota parte i creditori dell’impresa immobiliare fallita nel 2014.

Non è un semplice passaggio formale di un bene quello dell’ ex Draga. Si va oltre il business privato per allargarsi al recupero di un’area a ridosso del centro diventata negli anni il simbolo dell’abbandono. E dove si arretra con servizi e infrastrutture si lascia il campo a droga e bivacchi. Una fotografia coerente con l’immagine del fabbricato eletto a domicilio di tossici e sbandati e regno di spacciatori. È una rinascita che mescola urbanistica ritrovata e sicurezza. La nuova ha intenzione di concludere il progetto avviato dalla Fondiaria Paradisa. Un lotto di valore per posizione e volumetrie a destinazione residenziale di quella superficie che fu ristorante, ma anche concessionaria d'auto nelle diverse vite in cui era parte attiva della comunità pisana e non solo. Le concessioni edilizie sono scadute, ma la volontà del Comune di agevolare la ripartenza non è mai stata un mistero. Dovranno essere chiesti di nuovo i permessi per partire con il cantiere e realizzare i 21 appartamenti in quei 10.000 metri cubi di scheletro fatto di cemento e mattoni. Iniziate nel 2011, le opere si bloccarono nel mare magnum di una crisi edilizia che in città, oltre alle piccole realtà imprenditoriali, ha collezionato il fallimento della Fondiaria Paradisa e il concordato preventivo della Rota Costruzioni. Una valanga di immobili in vendita e passivi da decine di milioni di euro.

Entro la fine del mese la Diamante Srl sarà a tutti gli effetti proprietaria dell’ ex Draga e potrà trasformarla da ricovero di spacciatori e tossici in un complesso residenziale di qualità. Il futuro “padrone di casa” è un imprenditore che ha costruito la sua fortuna con le aste immobiliari dopo aver messo insieme un discreto patrimonio con il commercio di elettrodomestici. Si chiama Antonio Giusti, 77 anni, di Pontasserchio. Ha il 51 per cento della Diamante Srl con le altre quote suddivise tra moglie e due figli. Originario di Fabbriche di Vallico in Garfagnana, Giusti è inciampato in una condanna per usura preceduta da un arresto con sequestro di un'ottantina di immobili tra Pisa, Ponsacco, San Giuliano Terme, Cascina, Vecchiano e un albergo all'Isola d'Elba. Tra conti correnti e patrimonio in mattoni gli investigatori stimarono in almeno 50 milioni di euro i suoi averi. Per i suoi commercialisti era di almeno la metà. Condannato nel giugno 2013 a 5 anni per estorsione e usura con confisca di 3 milioni di euro e di una trentina di immobili, nell'ottobre 2014 i giudici di secondo grado riformarono la sentenza portandola a 3 anni e mezzo e disponendo il dissequestro di una decina di immobili per circa 2,5 milioni di euro. La Cassazione nel frattempo ha annullato con rinvio a una nuova sezione di Corte d’Appello la valutazione della confisca milionaria e assolto Giusti dall’estorsione confermando le contestazioni per le ipotesi di usura. I giudici ora dovranno ridefinire l’entità della pena e della confisca.

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