Lutto
Irpef e Ires, solo spiccioli dalla caccia all’evasione Ma dalle tasse locali è boom
di Mario Neri
La Uil: il Comune uno dei peggiori esattori, nel 2016 rientrati 50 euro Serfogli: «Poco conveniente investirci, da Imu e Ici invece 9,9 milioni»
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PISA. Va detto. Non è che i Comuni italiani su questo fronte della fiscalità siano mai stati segugi infallibili, spietati predatori dell’evasione. Nel 2016, tutti insieme, sono riusciti a rastrellare appena 13,3 milioni di euro. Lo 0,01% del totale italiano, pari a 88 miliardi. È quello che versiamo nel Paese di Irpef, Ires e Iva. Imposte nazionali, non semplici tributi locali, ma su cui i sindaci potrebbero incassare il 100% delle somme evase segnalate e poi incassate per loro dall’Agenzia delle Entrate. Ecco, Pisa in questa classifica dei “cattivi esattori”, secondo uno studio della Uil, è una maglia nera.
Nel 2016 avrebbe recuperato appena 50 euro, così come il comune di Erba (Como). Peggio di noi fa Isola di Capo Rizzuto, che avrebbe recuperato appena 7 euro. I migliori - in questo torneo costellato di cifre risibili se accostate ai bilanci dei singoli municipi - sono i Comuni del Nord. Milano, che è in testa, ha rastrellato da queste imposte un milione e 748mila euro, un’inezia se si considera che si parla di una città con un bilancio da quattro miliardi di entrate all’anno. Così Genova ha recuperato 991mila euro, Torino 688mila, Reggio Emilia 596mila, Prato 524mila. Firenze - sedicesima - appena 69mila euro.
Ma come funziona il meccanismo? E perché, chi più chi meno, tutti sembrano arrancare? A istituire la “compartecipazione dei Comuni al contrasto dell’evasione fiscale e contributiva” fu il governo Berlusconi nel 2010. I sindaci segnalano, lo Stato recupera e il totale torna nelle casse municipali. La quota per i Comuni poi si riduce nel 2011 e torna al massimo con il “Salva-Italia” di Monti. Le premesse sono buone, gli strumenti nelle mani delle amministrazioni efficaci. Dagli uffici degli assessorati locali si può accedere alle banche dati del catasto, ai redditi e inoltre c’è l’Isee. Ma una buona parte di evasione si annida anche su fronti che richiedono controlli sul campo, dunque investimenti di risorse e personale. Servono sopralluoghi per scovare i cantieri non in regola, agenti in borghese per scovare i bar che non fanno scontrini, verifiche incrociate su proprietari di abitazioni poi affittate in nero agli studenti. In tutti casi c’è un’evasione di Irpef, Ires e Iva.
«Ma il gioco, almeno finora, non è valso la candela – dice Andrea Serfogli, assessore al bilancio oltre che ai lavori pubblici –. Per poter effettuare le segnalazioni avremmo dovuto creare una task force in Sepi dedicata a questo, col rischio però di veder entrare meno di ciò che avevamo impegnato. Segnalare un’anomalia non significa avere la certezza di riscuotere, poiché è l’Agenzia delle Entrate a dover verificare. E comunque i tempi di recupero sono lunghi, spesso servono tre anni».
Tant’è che Pisa non avrebbe racimolato neppure i 50 euro che risultano alla Uil, ma zero euro, proprio perché non ci ha mai lavorato su questo settore.
«A luglio Anci e la direzione toscana dell’Agenzia delle Entrare hanno stipulato un protocollo di intesa, e ci sono le premesse per poter iniziare. Prima era difficile».
Ha dato molti più frutti il piano di lotta all’evasione varato un anno per dare la caccia ai tributi locali non versati. «Abbiamo investito 300mila euro per creare una task force dedicata al recupero di Imu, Ici, Tasi e altre imposte locali – dice Serfogli – e , grazie ad essa, già spedito ingiunzioni per 9,9 milioni di euro». Alcuni “grandi evasori” hanno già concordato piani di rateizzazione per 2,8 milioni di euro. In sostanza, sono entrate sicure. Non solo. Nel corso degli anni erano sfuggiti ai radar 1.800 utenze a cui applicare la tassa sui rifiuti, così solo per il 2016 dovrebbero arrivare 560mila euro. Perfino le verifiche sulla Cosap per i passi carrabili faranno riscuotere a Palazzo Gambacorti 600mila euro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nel 2016 avrebbe recuperato appena 50 euro, così come il comune di Erba (Como). Peggio di noi fa Isola di Capo Rizzuto, che avrebbe recuperato appena 7 euro. I migliori - in questo torneo costellato di cifre risibili se accostate ai bilanci dei singoli municipi - sono i Comuni del Nord. Milano, che è in testa, ha rastrellato da queste imposte un milione e 748mila euro, un’inezia se si considera che si parla di una città con un bilancio da quattro miliardi di entrate all’anno. Così Genova ha recuperato 991mila euro, Torino 688mila, Reggio Emilia 596mila, Prato 524mila. Firenze - sedicesima - appena 69mila euro.
Ma come funziona il meccanismo? E perché, chi più chi meno, tutti sembrano arrancare? A istituire la “compartecipazione dei Comuni al contrasto dell’evasione fiscale e contributiva” fu il governo Berlusconi nel 2010. I sindaci segnalano, lo Stato recupera e il totale torna nelle casse municipali. La quota per i Comuni poi si riduce nel 2011 e torna al massimo con il “Salva-Italia” di Monti. Le premesse sono buone, gli strumenti nelle mani delle amministrazioni efficaci. Dagli uffici degli assessorati locali si può accedere alle banche dati del catasto, ai redditi e inoltre c’è l’Isee. Ma una buona parte di evasione si annida anche su fronti che richiedono controlli sul campo, dunque investimenti di risorse e personale. Servono sopralluoghi per scovare i cantieri non in regola, agenti in borghese per scovare i bar che non fanno scontrini, verifiche incrociate su proprietari di abitazioni poi affittate in nero agli studenti. In tutti casi c’è un’evasione di Irpef, Ires e Iva.
«Ma il gioco, almeno finora, non è valso la candela – dice Andrea Serfogli, assessore al bilancio oltre che ai lavori pubblici –. Per poter effettuare le segnalazioni avremmo dovuto creare una task force in Sepi dedicata a questo, col rischio però di veder entrare meno di ciò che avevamo impegnato. Segnalare un’anomalia non significa avere la certezza di riscuotere, poiché è l’Agenzia delle Entrate a dover verificare. E comunque i tempi di recupero sono lunghi, spesso servono tre anni».
Tant’è che Pisa non avrebbe racimolato neppure i 50 euro che risultano alla Uil, ma zero euro, proprio perché non ci ha mai lavorato su questo settore.
«A luglio Anci e la direzione toscana dell’Agenzia delle Entrare hanno stipulato un protocollo di intesa, e ci sono le premesse per poter iniziare. Prima era difficile».
Ha dato molti più frutti il piano di lotta all’evasione varato un anno per dare la caccia ai tributi locali non versati. «Abbiamo investito 300mila euro per creare una task force dedicata al recupero di Imu, Ici, Tasi e altre imposte locali – dice Serfogli – e , grazie ad essa, già spedito ingiunzioni per 9,9 milioni di euro». Alcuni “grandi evasori” hanno già concordato piani di rateizzazione per 2,8 milioni di euro. In sostanza, sono entrate sicure. Non solo. Nel corso degli anni erano sfuggiti ai radar 1.800 utenze a cui applicare la tassa sui rifiuti, così solo per il 2016 dovrebbero arrivare 560mila euro. Perfino le verifiche sulla Cosap per i passi carrabili faranno riscuotere a Palazzo Gambacorti 600mila euro».
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