La manifestazione
Auto comprata con assegni clonati
Padre e figlio alla sbarra per truffa e ricettazione ai danni di un commerciante
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PISA. Quattro assegni per comprare un’auto da un commerciante di macchine di Ponsacco.
Quei 14mila euro, però, non furono mai incassati perché i titoli di credito erano taroccati. Carta da macero. Assegni circolari clonati già “usati” in almeno cinque o sei occasioni.
Accusati di truffa e ricettazione in concorso, Antonio Scarano, 51 anni e il figlio Pasquale, 25 anni, di Lucera (Foggia), sono finiti sotto processo per un episodio che risale al 2010.
Nell’udienza di ieri (giudice Beatrice Dani, pm onorario Samantha Lotti) è stato sentito il luogotenente Gianni Meucci, comandante della stazione dei carabinieri di Ponsacco.
Il teste ha raccontato quali furono le mosse messe in campo dopo la denuncia del truffato che, nel frattempo, si è costituito parte civile per vedere di recuperare se non tutto almeno una parte del danno subìto dal mancato incasso e dalla perdita della macchina.
Per l’auto, una Fiat 500 Abarth, venne chiese e ottenuto il sequestro disposto dalla magistratura, anche se poi materialmente non è stata più trovata. E furono effettuate anche delle perquisizioni a carico degli Scarano sia a casa che nella sede della società, sempre a Lucera.
Dopo l’acquisto da parte degli Scarano, la 500 è stata ceduta a un foggiano chiamato a testimoniare in aula, ma che ieri non era presente.
«Nel corso delle indagini siamo venuti a conoscenza che altri comandi dei carabinieri avevano ricevuto denunce simili a quella per la quale stavamo procedendo» ha riferito il luogotenente Meucci.
L’udienza è stata rinviata a fine mese.
I due imputati non sono nuovi a storie di truffe e ricettazioni.
Si muovono in coppia padre e figlio per le loro incursioni che poi si trasformano in denunce e processi.
D’estate entrambi sono stati arrestati, sulla base di un’ordinanza di esecuzione emessa dalla Procura della Repubblica di Ancona per furto, ricettazione e truffa in concorso.
Due vecchie pene da scontare: Antonio 3 anni, un mese e 14 giorni di reclusione e 2.900 euro di multa e il figlio Pasquale 4 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione e 4.800 euro di multa. (p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Quei 14mila euro, però, non furono mai incassati perché i titoli di credito erano taroccati. Carta da macero. Assegni circolari clonati già “usati” in almeno cinque o sei occasioni.
Accusati di truffa e ricettazione in concorso, Antonio Scarano, 51 anni e il figlio Pasquale, 25 anni, di Lucera (Foggia), sono finiti sotto processo per un episodio che risale al 2010.
Nell’udienza di ieri (giudice Beatrice Dani, pm onorario Samantha Lotti) è stato sentito il luogotenente Gianni Meucci, comandante della stazione dei carabinieri di Ponsacco.
Il teste ha raccontato quali furono le mosse messe in campo dopo la denuncia del truffato che, nel frattempo, si è costituito parte civile per vedere di recuperare se non tutto almeno una parte del danno subìto dal mancato incasso e dalla perdita della macchina.
Per l’auto, una Fiat 500 Abarth, venne chiese e ottenuto il sequestro disposto dalla magistratura, anche se poi materialmente non è stata più trovata. E furono effettuate anche delle perquisizioni a carico degli Scarano sia a casa che nella sede della società, sempre a Lucera.
Dopo l’acquisto da parte degli Scarano, la 500 è stata ceduta a un foggiano chiamato a testimoniare in aula, ma che ieri non era presente.
«Nel corso delle indagini siamo venuti a conoscenza che altri comandi dei carabinieri avevano ricevuto denunce simili a quella per la quale stavamo procedendo» ha riferito il luogotenente Meucci.
L’udienza è stata rinviata a fine mese.
I due imputati non sono nuovi a storie di truffe e ricettazioni.
Si muovono in coppia padre e figlio per le loro incursioni che poi si trasformano in denunce e processi.
D’estate entrambi sono stati arrestati, sulla base di un’ordinanza di esecuzione emessa dalla Procura della Repubblica di Ancona per furto, ricettazione e truffa in concorso.
Due vecchie pene da scontare: Antonio 3 anni, un mese e 14 giorni di reclusione e 2.900 euro di multa e il figlio Pasquale 4 anni, 3 mesi e 10 giorni di reclusione e 4.800 euro di multa. (p.b.)
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