Sicurezza
La storia dell'Arena mai nata, tra chiacchiere e rendering
Negli ultimi decenni tutti i tentativi di realizzare un nuovo stadio per il Pisa
L’Arena Garibaldi - stadio Romeo Anconetani - è oggi argomento di estrema attualità grazie all’idea dell’attuale proprietà del Pisa di una decisa riqualificazione strutturale che possa coinvolgere anche le zone limitrofe all’impianto. Non è la prima volta che si discute di progetti legati allo stadio cittadino o al suo eventuale decentramento. Ripercorriamoli in parallelo alla storia dell’Arena, che nacque nel 1807 come teatro diurno con il nome di Arena Federighi. Per tutto l’Ottocento vi si svolsero rappresentazioni teatrali, corse di cavalli ed altre attività minori. Poche e scarne le strutture per gli spettatori.
Divenuta in seguito Arena Garibaldi, nel 1919 il suo terreno venne acquistato dal Pisa Sporting Club, che lo trasformò in un campo sportivo. La costruzione delle prime tribune per gli spettatori risale al biennio 1929-1931, quando lo stadio cambiò denominazione in Campo del Littorio. Il progetto, per l’epoca all’avanguardia, portava la firma degli ingegneri pisani Severini e Buoncristiani. Terminata la guerra (durante la quale l’Arena fu anche sede di un ospedale militare), l’impianto si trovò inglobato in un nuovo e popoloso quartiere (Porta a Lucca), sviluppatosi proprio a partire dagli anni Cinquanta.
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La prima proposta di decentramento è datata 1963: alcuni dirigenti del Pisa (tra cui gli imprenditori Donati, Marcocci e Quaglierini), proposero un nuovo stadio lungo la statale del Brennero (attuale zona Cus), dove il piano regolatore dell’epoca aveva previsto l’arrivo di una tangenziale nord-est (ancora oggi in progetto!); come contropartita, avrebbero avuto carta bianca per costruire sul terreno lasciato libero. La politica locale (destra e sinistra) si impuntò e l’Arena rimase al suo posto.
Anzi, con il Pisa per la prima volta in serie A, la struttura si sviluppò fino ad assumere i connotati di un moderno stadio, con le due curve che chiudevano l’anello degli spalti. Il problema dello spostamento si ripresentò negli anni Ottanta, con Romeo Anconetani alla guida della società. Il Pisa in serie A contro le “grandi” del calcio richiama anche 25-30mila spettatori. Romeo riuscì a far costruire una nuova tribuna coperta (1982) e, nel 1989, fu capace di ampliare la capienza dello stadio, a danno della pista di atletica (smantellata). Ma non riuscì a portare a compimento due sue grandi idee: la prima, quella di costruire un nuovo stadio a La Gabella (Calci), su progetto dell’ingegner Rozzi e su terreni già acquistati; la seconda, osteggiata da tutti, quella della costruzione di un grande stadio in condivisione col Livorno a metà strada tra le due città (Coltano o Ospedaletto).
Ma la storia dell’Arena e del Pisa sono destinate sempre a intrecciarsi e il fallimento del Pisa nel 1994 fece calare il sipario anche sui progetti dello stadio. La rinascita del Pisa Calcio non è servita a riaccendere le luci su un campo sportivo comunque vecchio (ma in Italia è così in quasi tutte le città) e molto trascurato sul piano della manutenzione, che più che una risorsa per la città è diventato progressivamente un problema, dal punto di vista economico, politico e anche urbanistico. Per questi motivi, nel nuovo Prg, l’amministrazione ha previsto un decentramento nella zona industriale di Ospedaletto, soluzione coraggiosa ma poco efficace, visti i costi, la presenza dell’adiacente inceneritore e soprattutto la mancanza di infrastrutture importanti nella zona.
Intanto, nel 2001, l’Arena Garibaldi viene cointestata al compianto presidente Romeo Anconetani, mentre nel 2009 il Pisa fallisce nuovamente e si arriva ai giorni nostri, con alcuni progetti di decentramento abbastanza fini a se stessi: nel 2006 il progetto dell’architetto Salvatore Re, nel 2010 ci provano i ragazzi di AtiProject, mentre nel 2012 è la volta dell’architetto Zavanella, quello dello Juventus Stadium. Tutti e tre i progetti a Ospedaletto, molto belli e futuristici, ma assai distanti dalla realtà economica della città.
Nel 2013, infine, un pool di professionisti, sotto la sigla Pisast(A)udium, prova a uscire dagli schemi, ipotizzando uno stadio in zona Navicelli e l’Arena attuale riconvertita a grande parco urbano. Tante chiacchiere e molti rendering, mentre la palla continua a rotolare. Adesso sarà la nuova proprietà che fa riferimento al presidente Giuseppe Corrado a provare a lasciare un segno sui duecentodieci anni di storia della gloriosa Arena Garibaldi.
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