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Pisa

in appello confermati 13 anni e mezzo 

Trattava la nuora come una schiava resterà in carcere

Trattava la nuora come una schiava resterà in carcere

PISA. Resta in carcere il suocero condannato anche in appello a 13 anni e 6 mesi per riduzione in schiavitù della nuora. Una sposa bambina all’epoca dei fatti sedicenne, usata come una cosa nella...

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PISA. Resta in carcere il suocero condannato anche in appello a 13 anni e 6 mesi per riduzione in schiavitù della nuora. Una sposa bambina all’epoca dei fatti sedicenne, usata come una cosa nella comunità kosovara di Tirrenia.

La Cassazione ha respinto il ricorso dei legali dell’uomo, gli avvocati Alberto Marchesi e Marco Meoli, con il quale veniva chiesto la revoca della custodia in carcere.

Il suocero-padrone (omettiamo il nome per tutelare la parte offesa) dispotico e violento, non solo con la moglie del figlio, ma anche con gli altri membri del numeroso nucleo familiare, in particolare verso le donne. In due gradi di giudizio i Tribunali hanno accertato e ribadito la colpevolezza dell’imputato, 42enne. Secondo le accuse la minorenne veniva legata e appesa ai ganci per ore. Così come era spiata con la videosorveglianza in camera da letto o picchiata dal marito, sollecitato e istigato da suo padre. Doveva fare la serva di tutta la famiglia. Alzarsi alle 6 del mattino e fino a notte il suo compito era quello di accudire la pletorica famiglia (9 persone di cui 4 bimbi) con «le violenze e le minacce poste in essere dal suocero quotidianamente ed abitualmente, che l'hanno ridotta in uno stato di soggezione totale». La giovane doveva baciare la mano al suocero appena alzato e, tra l'altro, lavare i piedi a tutti i componenti della famiglia e anche a chi veniva solo in visita nella loro abitazione. Non solo. «Doveva rimanere sveglia fino a tarda sera perché rincasando "dal lavoro" l'imputato voleva trovare la cena pronta, altrimenti erano botte» si legge nelle motivazioni.

Un inferno durato dal marzo al luglio 2014 quando riesce a fuggire e chiede aiuto a un passante che stava gettando la spazzatura e che dà l’allarme telefonando alla polizia. (p.b.)



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