Il Tirreno

Pisa

«Ora i militari possono parlare»

di Nicola Corda
«Ora i militari possono parlare»

Caso Scieri, la presidente della commissione Amoddio «Sul corpo lesioni non compatibili con la caduta»

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ROMA. «Ora i militari hanno tutto l’interesse a parlare e dire chi sono i responsabili. Solo così salveranno il prestigio della Folgore».

Sofia Amoddio, parlamentare Pd, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri, spiega che la riapertura delle indagini sulla tragica vicenda di 18 anni fa, è un segnale importante, specie per tutti quelli che hanno sempre chiesto allo Stato la verità intorno all’omicidio del paracadutista siciliano.

La commissione dopo un anno e mezzo di lavoro ha consegnato atti e audizioni che ora sono a disposizione dei magistrati pisani. Ancora mercoledì nuove audizioni di due consulenti della polizia scientifica che hanno rivelato che tante lesioni sul corpo erano incompatibili con la sola caduta dalla torretta.

Onorevole, il vostro lavoro ha portato a un risultato importante come la riapertura del fascicolo, anche se finora “contro ignoti”…

«Sono contenta perché è un lavoro che forse non si vede dall’esterno ma vi assicuro che è stato molto impegnativo e faticoso e meritava questo risultato. Sono state ore e ore di studio di centinaia di pagine dell’indagine (quella archiviata, ndc), decine di ore di audizioni, sedute notturne. Ce l’abbiamo veramente messa tutta e non è ancora finita”.

Non è poco, nella storia parlamentare c’è una lunga lista di commissioni d’inchiesta che hanno prodotto poco o nulla.

«Lo scopo finale di una commissione d’inchiesta è sempre quello che la magistratura ordinaria apra o, come in questo caso, riapra le indagini. Ora il testimone passa a loro, abbiamo lavorato tanto e continueremo a farlo. Anche ieri sera ci sono state altre audizioni di due consulenti che ci hanno detto cose molto importanti…»

Cosa vi hanno detto?

«Che sul corpo di Emanuele Scieri c'erano diverse lesioni, non tutte compatibili con la caduta e che era coperto da molte tracce di vernice verde, presumibilmente la stessa dei tavoli di asciugatura dei paracadute. Si tratta di ulteriori nuovi elementi che non risultavano dai primi rilievi. Le relazioni le abbiamo già trasmesse alla Procura».

In queste ore ha sentito la famiglia di Emanuele?

«Ci siamo mandati un messaggio ma io, in tutti questi mesi, sono stata sempre molto discreta, anche perché per me le indagini sono segrete e sacre. Loro all’inizio insistettero molto perché nascesse la commissione. Io evito di dare aspettative che non posso mantenere ma era giusto che lo Stato desse una risposta a questo caso irrisolto e noi abbiamo lavorato per questo».

Dopo tanto lavoro, che idea si è fatta sulla vicenda, cioè quali sono i punti più oscuri?

«Come faccio a darle una risposta: sono tanti ma molti sono coperti dal segreto. Ora tocca ai magistrati continuare questo lavoro».

Ci sono speranze che si arrivi alla verità?

«Se non avessi questa fiducia non sarei mai riuscita ad andare avanti. La fiducia è stata il carburante sempre con la consapevolezza che però non tutto dipendeva da noi».

Qualcuno finalmente parlerà?

«Mi auguro di sì. Durante le audizioni abbiamo percepito che alcuni testimoni hanno parlato perché è passato molto tempo e perché ora non sono più militari. Altri hanno mantenuto una posizione di chiusura».

Il mondo militare, in particolare quello di un reparto speciale, resta impenetrabile?

«Cosa dirle, peggio per loro. Ho sempre detto che la responsabilità penale e personale secondo la nostra Costituzione. Ma se un corpo vuole mantenere il suo prestigio dovrebbe avere tutto l’interesse a dire chi sono i responsabili e non aspettare che il pubblico ministero continui a scavare con gli elementi nuovi che gli ha dato la commissione. Come si dice: dovrebbero farsela di corsa…»



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