La manifestazione
Rudere abbandonato sul lungarno, Pampana a processo
L’imprenditore accusato di non aver mai rispettato le ordinanze per mettere in sicurezza la struttura pericolante
PISA. Insetti, topi, serpenti. Le rovine come grotte - disse l’Asl - anfratti di una selva oscura, gli archi e i finestroni sbreccati vie di fuga o di scampo di un luogo diventato perfino una minaccia sanitaria. È lì da anni il “rudere del Pampana”. Lo chiamano tutti così e per tutti è il «buco nero», la voragine urbana e urbanistica, l’ultima ferita inferta dalla seconda guerra mondiale rimasta in città e mai curata, lo sfregio prodotto dai bombardamenti del ’43 allo skyline del lungarno Galilei lasciato lì a rinsecchire come un simbolo di incuria e abbandono.
Dopo denunce e contro denunce, contenziosi al Tar e scazzi fra Comune e proprietà esplosi dopo una scia di negoziati falliti e proposte di recupero mai decollate, da ieri la storia di questo monumento all’immobilismo subisce una svolta. Perché in tribunale, di fronte al giudice Luca Salutini, è cominciato il processo a carico di Giuseppe Pampana. Sì, proprio lui, un uomo una foto. Non quella del suo volto ma del volto sfigurato di una sponda urbana dell’Arno, il palazzo diroccato e congelato nel tempo a più di 70 anni fa. L’accusa a suo carico, sostenuta dal pm Sisto Restuccia, è di «omissioni di lavori in edifici e costruzioni che minacciano rovina» e «inosservanza dei provvedimenti dell’autorità». A far scattare l’inchiesta e il procedimento proprio un esposto di due anni fa alla procura del sindaco Marco Filippeschi, sfiancato e stufo di veder ignorate le ordinanze che avrebbero imposto la messa in sicurezza e la risistemazione di un’area giudicata a rischio perfino dalla Asl.
Per un difetto procedurale di notifica al legale della difesa, Paola Curcio, il dibattimento è stato rinviato al 31 maggio prossimo. Se venisse riconosciuto colpevole, Pampana - assente ieri in aula per le conseguenze di un intervento chirurgico sostenuto da poco - se la caverebbe con una condanna di pochi mesi di fatto cancellata dalla condizionale e poche centinaia di euro di multa. Un’inezia per uno che in città vanta proprietà immobiliari quasi in ogni quartiere. Ma una sentenza sfavorevole potrebbe essere decisiva per convincerlo a mettere mano al rudere. Le perizie hanno certificato la pericolosità delle rovine affacciate sul marciapiede. Il braccio di ferro con Palazzo Gambacorti e le ipotesi di recupero formulate per il rudere negli ultimi anni sono la cronaca di un dialogo tra sordi. Il Comune si è sempre opposto ad un aumento delle volumetrie e a un progetto di riqualificazione residenziale che avrebbe intaccato anche il Giardino Scotto. E Pampana non sembra essere stato allettato nemmeno di fronte a proposte dell’amministrazione che non hanno mancato di suscitare polemiche. Come ad esempio la prospettiva di poter finanziare gli interventi di ristrutturazione con i guadagni prodotti dalla vendita al Comune di alcuni edifici di sua proprietà a Riglione che la giunta avrebbe voluto far diventare la sede di una distaccamento dei carabinieri. Niente. Tutto naufragato. «Al muro “non pericolante”, il Comune oppone il suo muro di gomma», disse Pampana ribaltando sull’amministrazione e sulla Soprintendenza l’immagine di miope intransigenza e immobilismo che invece quel rudere sembra trasmettere del suo proprietario. «Chiedo da due anni ma non ho mai ricevuto risposta su come fare i lavori». Poi ci sono state le sanzioni, le multe, le ingiunzioni usate come pungoli. La Sepi che chiede 56mila euro di suolo pubblico arretrato per le transenne. Insomma, botte da orbi fra chi da un rudere voleva rinascesse un palazzo e chi un palazzone. Figurarsi se nessuno ha mai preso in considerazione l’ipotesi lanciata dalla sinistra-sinistra di Ciccio Auletta e Marco Ricci, che invece invocarono una variante urbanistica (simil esproprio proletario). Loro dal fango avrebbero voluto far nascere un fiore. Cioè un parco pubblico, un memoriale dei bombardamenti. Una «finestra verde sull’Arno». Siglò l’appello anche l’ex rettore della Normale Salvatore Settis. Secondo voi come è andata?
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
