Il Tirreno

Pisa

Tre sotto inchiesta a giurisprudenza

di Pietro Barghigiani
Tre sotto inchiesta a giurisprudenza

Sono due ricercatori e una professoressa di Diritto tributario È la moglie di un docente indagato per un concorso “pilotato”

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Il fronte pisano dell’inchiesta “Chiamata alle armi” su presunti accordi per assegnare abilitazioni e cattedre universitarie non riguarda solo la posizione del professor Alessandro Giovannini.

Livornese, Avvocato e docente di Diritto tributario a Siena, con studio a Pisa, l’accademico è agli arresti domiciliari da lunedì nella sua casa livornese. Il 5 ottobre sarà davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. Secondo l’accusa la sua posizione è più compromessa rispetto a quella di chi, come l’avvocato e ricercatore a tempo determinato, Francesco Padovani, di Firenze, è stato “solo” interdetto dall’insegnamento per 12 mesi.

Tra gli indagati, che lunedì hanno subìto una perquisizione nei rispettivi uffici, ci sono anche la professoressa di Diritto tributario, Brunella Bellè, originaria di Carrara e residente a Lucca e l’avvocato, nonché ricercatore, Nicolò Zanotti, 32 anni, di Pisa.

L’accusa per tutti è corruzione con contestazioni più sfumate rispetto ai sette docenti finiti ai domiciliari e ai 22 sospesi dalla docenza. Al centro degli accordi tra le parti c’è il collante della spintarella che, nella prospettiva dell’accusa, creava alleanze utili alla bisogna.

Le intese verbali per le abilitazioni “ a coppie” in cui il barone che vedeva promosso il suo pupillo era poi in debito con il collega che sponsorizzava il suo allievo in occasione delle valutazioni delle commissioni. È in questo contesto che si ritrovano indagati la docente Bellè e il ricercatore Zanotti, giovane professionista con ambizioni accademiche.

Le perquisizioni dei finanzieri sono state eseguite negli uffici in Piazza dei Cavalieri dove ricercatori e docenti di Diritto tributario hanno le loro stanze. Una presenza, quella delle fiamme gialle, che ha dato una scossa agli ovattati ambienti dell’ateneo.

Uno choc per il dipartimento di giurisprudenza che, in attesa della riapertura della Sapienza, dispone di gran parte degli uffici al Polo Piagge.

L’inchiesta fiorentina, con diramazioni nazionali, coinvolge la professoressa Bellè, il cui marito Silvio Bianchi Martini si è ritrovato nei mesi scorsi in una condizione analoga.

Anche lui docente, ma a Economia aziendale. L’inchiesta per abuso d’ufficio è ancora alle fasi iniziali e viene coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Porpora.

Bianchi Martini, nel ruolo di segretario, il presidente dell’allora commissione Luciano Marchi e l’ex rettore Massimo Augello sono accusati da una ricercatrice di Livorno, Giulia Romano di aver pilotato un concorso per assegnare la cattedra di professore ordinario al dipartimento di Economia e management a un altro candidato, sul cui nome era già stato definito un accordo.

A sostegno dell’accusa una registrazione effettuata dal marito della ricercatrice, Andrea Guerrini, anche lui docente ma a Verona e presidente dell’Asa di Livorno, e il professor Marchi.

«Forse non te lo avevo raccontato, ma col rettore (Augello, ndr) mi ero scontrato, poi ci ho chiarito, voglio dire non potevo non...» si sente dire al professore nella registrazione. E poi aggiunge che «rientrava negli accordi».

A distanza di qualche mese anche la moglie è costretta a difendersi dall’accusa di aver aggiustato i concorsi per rispettare il do ut des tra i baroni universitari.

Altro servizio a pagina 5

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa