Attenzione
Scieri, la Procura riapra l’inchiesta
L’indicazione della commissione parlamentare sulla morte del parà alla Gamerra: «Nonnismo e omertà»
PISA. La magistratura riapra l’inchiesta sulla morte di Emanuele Scieri. Con questa richiesta si sta per chiudere l’attività della Commissione parlamentare istituita per fare luce sulla tragica vicenda avvenuta 18 anni fa nella caserma della Folgore “Gamerra” di Pisa. L’inchiesta della magistratura allora non arrivò a individuare i colpevoli. Il corpo del giovane siracusano fu trovato sotto la torre di asciugatura dei paracadute il l 16 agosto 1999. Il suo corpo fu ritrovato tuttavia solo tre giorni dopo e secondo le perizie dei medici legali, Emanuele non morì subito ma dopo circa dieci ore e poteva essere salvato. Un punto essenziale, sul quale ha insistito la commissione che in questi mesi ha ascoltato circa settanta testimoni. Audizioni dalle quali sono emersi «elementi di deviazione» all’interno della struttura militare con diverse «responsabilità da sottoporre alla Procura per la riapertura delle indagini». Lo dice la presidente Sofia Amoddio che ha presieduto la commissione e che ora si prepara alla relazione finale da sottoporre al voto dell’aula. Molti di questi “elementi” ora sono secretati e messi a disposizione della Procura.
Nell’agosto del 1999 Emanuele Scieri arrivava nella caserma della Folgore dopo aver finito il Car a Firenze. Nei tre bus che portano le reclute, già avvengono le prime violenze con atti di nonnismo. Arrivato a Pisa, nel pomeriggio è in libera uscita con gli altri commilitoni e rientra in caserma poco dopo le 22. Emanuele si ferma a fumare fuori prima di andare in camerata per il contrappello, al quale però, mezz’ora dopo, non si presenta. Da quel momento, secondo gli atti delle audizioni della commissione d’inchiesta, cominciano le reticenze, i silenzi, i “non ricordo” di molti dei suoi compagni, di alcuni ufficiali, fino ai vertici più alti della Folgore. Il corpo del viene ritrovato tre giorni dopo, seminascosto e poco lontano dalla torretta, senza che nessuno si sia preoccupato di cercarlo. Forse perché il rapporto del contrappello ufficialmente parla di “mancato rientro”, anche se alcuni suoi compagni hanno dichiarato che Emanuele era tornato in caserma ma non in camerata. Dalle audizioni emerge un quadro decisamente poco edificante di come sia stata condotta anche l’indagine interna e significativa, risulta quella del vice comandante della brigata Folgore, acolonnello, Giovanni Fantini. Secondo l’ufficiale, il caso Scieri ha rappresentato per il mondo militare e per la Folgore «un enorme fallimento, una dimostrazione drammatica d’inefficienza, d’inettitudine e d’incapacità di tenere la disciplina».
Un atto d’accusa pesante contro le indagini militari e della Procura che “furono condotte male e senza solerzia”. Fantini si spinge oltre, fino a dire che il rapporto sul “mancato rientro” fosse “inventato”, quasi a giustificare le mancate ricerche. Fantini era il “secondo” del comandante Enrico Celentano che in quella notte di Ferragosto fece delle “anomale ispezioni” in diverse caserme della Toscana, compresa la “Gamerra”. Ore in cui Emanuele era ancora agonizzante e poteva essere salvato. Ma nessuno lo vide.
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