Il dolore
Prof condannato a risarcire l’ospedale
di Pietro Barghigiani
Il chirurgo Mussi deve pagare 110mila euro. Paziente invalido dopo l’operazione, l’azienda versò 220mila euro alla vittima
3 MINUTI DI LETTURA
PISA. Un intervento ad alto tasso di azzardo. Con il paziente che non era stato informato del rischio. L’esito finale fu quello di una invalidità permanente quasi del 50 per cento.
Un’operazione infelice, soprattutto per chi era finito sotto i ferri, che aveva danneggiato a livello neurologico il pensionato della Lucchesia che era entrato in ospedale per rimuovere un tumore benigno e si era ritrovato con gravissime lesioni neurologiche.
All’epoca l’Azienda ospedaliera per evitare contenziosi più onerosi decise di transare con il paziente versandogli 220mila euro. In parallelo, però, girò il fascicolo alla Corte di conti e ai carabinieri del Nas. Quelle carte nel tempo si sono trasformate in un processo contabile concluso con la condanna del chirurgo a risarcire l’ospedale con 110mila euro. Alfredo Mussi, 70 anni, originario di Livorno, docente universitario e responsabile dell’unità operativa di chirurgia toracica di Cisanello, è considerato un fuoriclasse nel suo settore. Il 14 ottobre del 2008, però, secondo l’accusa, il suo bisturi provocò un aggravamento delle condizioni di salute del paziente. In modo irreversibile. L’accusa: aver agito con colpa grave. E dopo aver pagato la vittima del danno per evitare stangate in Tribunale, ora l’Aoup vede rientrare almeno della metà l’importo liquidato a suo tempo. L’intervento doveva consistere nella rimozione di un neurinoma nella zona ascellare sinistra. Uscito dalla sala operatoria il paziente alla fine stava peggio di prima. La prima contestazione mossa al professor Mussi è stata quella della violazione del consenso informato, mentre la seconda ha riguardato la decisione di non avvalersi dell’ausilio di un neurochirurgo per l’intervento. Il chirurgo, insomma, doveva dire al paziente che avrebbe potuto subire il rischio di una lesione neurologica. Evento poi accaduto. Se lo avesse saputo, è la tesi della Corte dei conti, non avrebbe affrontato l’operazione. Il professore nelle sue memorie ha sottolineato che l’intervento sulle strutture nervose era necessario «al fine di eliminare la persistenza del dolore, anche considerando che il paziente non rispondeva più agli analgesici, anche oppiacei, ma, soprattutto, nella considerazione che le neoplasie, anche benigne, evolvono nel tempo fino a causare la paralisi del paziente».
Una tesi ignorata dal comitato gestione sinistri dell’ospedale che aveva proposto la transazione. Secondo la medicina legale non ci sarebbe stato pericolo di vita per il paziente in assenza dell’operazione e «che l'unica conseguenza che sarebbe derivata dalla mancata asportazione del neurinoma sarebbe stata la persistenza del dolore» scrivono i giudici. Che citano il parere del dottor Luigi Papi secondo il quale «una diversa modalità di approccio chirurgico, segnatamente svolto con tecniche di microchirurgia eventualmente con associazione tra competenze di chirurgia toracica e di neurochirurgia, avrebbe probabilmente consentito un minor sacrificio di fibre nervose, limitando il danno neurogeno residuale».
Non doveva fare tutto da solo, il professor Mussi. Non aveva compiuto un vero e proprio errore chirurgico nel provocare l’invalidità, ma il danno era «la conseguenza della localizzazione del neuroma oggetto di exeresi (asportazione)».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un’operazione infelice, soprattutto per chi era finito sotto i ferri, che aveva danneggiato a livello neurologico il pensionato della Lucchesia che era entrato in ospedale per rimuovere un tumore benigno e si era ritrovato con gravissime lesioni neurologiche.
All’epoca l’Azienda ospedaliera per evitare contenziosi più onerosi decise di transare con il paziente versandogli 220mila euro. In parallelo, però, girò il fascicolo alla Corte di conti e ai carabinieri del Nas. Quelle carte nel tempo si sono trasformate in un processo contabile concluso con la condanna del chirurgo a risarcire l’ospedale con 110mila euro. Alfredo Mussi, 70 anni, originario di Livorno, docente universitario e responsabile dell’unità operativa di chirurgia toracica di Cisanello, è considerato un fuoriclasse nel suo settore. Il 14 ottobre del 2008, però, secondo l’accusa, il suo bisturi provocò un aggravamento delle condizioni di salute del paziente. In modo irreversibile. L’accusa: aver agito con colpa grave. E dopo aver pagato la vittima del danno per evitare stangate in Tribunale, ora l’Aoup vede rientrare almeno della metà l’importo liquidato a suo tempo. L’intervento doveva consistere nella rimozione di un neurinoma nella zona ascellare sinistra. Uscito dalla sala operatoria il paziente alla fine stava peggio di prima. La prima contestazione mossa al professor Mussi è stata quella della violazione del consenso informato, mentre la seconda ha riguardato la decisione di non avvalersi dell’ausilio di un neurochirurgo per l’intervento. Il chirurgo, insomma, doveva dire al paziente che avrebbe potuto subire il rischio di una lesione neurologica. Evento poi accaduto. Se lo avesse saputo, è la tesi della Corte dei conti, non avrebbe affrontato l’operazione. Il professore nelle sue memorie ha sottolineato che l’intervento sulle strutture nervose era necessario «al fine di eliminare la persistenza del dolore, anche considerando che il paziente non rispondeva più agli analgesici, anche oppiacei, ma, soprattutto, nella considerazione che le neoplasie, anche benigne, evolvono nel tempo fino a causare la paralisi del paziente».
Una tesi ignorata dal comitato gestione sinistri dell’ospedale che aveva proposto la transazione. Secondo la medicina legale non ci sarebbe stato pericolo di vita per il paziente in assenza dell’operazione e «che l'unica conseguenza che sarebbe derivata dalla mancata asportazione del neurinoma sarebbe stata la persistenza del dolore» scrivono i giudici. Che citano il parere del dottor Luigi Papi secondo il quale «una diversa modalità di approccio chirurgico, segnatamente svolto con tecniche di microchirurgia eventualmente con associazione tra competenze di chirurgia toracica e di neurochirurgia, avrebbe probabilmente consentito un minor sacrificio di fibre nervose, limitando il danno neurogeno residuale».
Non doveva fare tutto da solo, il professor Mussi. Non aveva compiuto un vero e proprio errore chirurgico nel provocare l’invalidità, ma il danno era «la conseguenza della localizzazione del neuroma oggetto di exeresi (asportazione)».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
