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Pisa

Della Mea, un intellettuale inquieto

 Della Mea, un intellettuale inquieto

Domani una giornata di studi alla Gipsoteca promossa dalla Biblioteca Serantini

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PISA. La Biblioteca Franco Serantini di Pisa, in collaborazione con l’Università, la Fondazione di studi storici “Filippo Turati” di Firenze e l’Istituto E. De Martino di Sesto Fiorentino, organizzano per domani, venerdì 29, un convegno nazionale di studi dedicato alla figura di Luciano Della Mea (1924-2003). Questi e il fratello Ivan (1940-2009) sono stati tra quegli intellettuali italiani che negli anni Sessanta hanno partecipato attivamente alla vita politica e sociale del nostro Paese con l’intento e la speranza di un radicale rinnovamento morale e sociale della nostra società.

Luciano Della Mea nasce a Lucca il 29 maggio 1924. Durante la Seconda Guerra Mondiale presta servizio nel 31º Rgt Carristi in Albania e Montenegro. Dopo l’8 settembre il suo reparto militare viene trasferito in Germania dove è aggregato alla Divisione Monterosa. Della Mea rientra in Italia inquadrato nell’esercito della Repubblica Sociale, ma ben presto matura la scelta antifascista e diserta con l’intero reparto di appartenenza partecipando alla Guerra partigiana nella VI Divisione «Giustizia e libertà».

Negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto aderisce al Psi e inizia la sua attività di pubblicista: collabora a periodici come l’«Avanti!», «Mondo operaio», eccetera ed è anche redattore nella casa editrice “Avanti!”, guidata in quegli anni da Gianni Bosio, che lo porta ad avviare relazioni importanti come quelle con Franco Fortini, Giovanni Pirelli e molti altri intellettuali.

In questo periodo, Della Mea esordisce come scrittore dando alle stampe i volumi Vita di Tobia (Milano, Avanti!, 1953) e Il colonnello mi manda a dire (Torino, Einaudi, 1958).

Dopo il 1956 e la Rivolta ungherese, Della Mea abbandona il Psi e nel 1964 aderisce al Psiup. In questi anni, trasferitosi definitivamente a Pisa, inizia a collaborare ad altri giornali e riviste come «Mondo Nuovo», «Paese», «Quaderni rossi», «Nuovo impegno». La città in questo periodo è un vivace laboratorio politico che vede protagonisti i giovani studenti dell’Ateneo, che in breve tempo promuovono iniziative culturali e politiche innovative sotto il punto di vista del messaggio politico e organizzativo. Della Mea partecipa alla vita politica e culturale di Pisa vivendo intensamente prima l’esperienza delle nuove organizzazioni che nascono a sinistra del Pci come «Il Potere operaio» pisano, poi la Lega dei comunisti e infine Lotta continua. Negli anni della contestazione, Della Mea pubblica uno dei volumi che poi lo hanno reso noto alle giovani generazioni: “Eppur si muove. “Rendiconto politico di un proletariato rivoluzionario” (Milano, Jaca book, 1970).

Dopo la tragica morte di Franco Serantini (7 maggio 1972) Della Mea è tra i promotori, insieme a Demetrio Bozzoni e agli avvocati Giovanni Sorbi e Arnaldo Massei, della costituzione di parte civile e della formazione del «Comitato Giustizia per Franco Serantini», che si prodigherà per mantenere desta l’attenzione sulla vicenda. Di questo periodo va ricordato il volume I senzastorie (Verona, Bertani, 1974). Sono però anche gli anni del disincanto della politica da parte di Della Mea, che inizia un lungo percorso, cadenzato anche da esperienze personali e intime, che lo portano ad interessarsi sempre più del disagio psichiatrico in Italia. Sono gli anni della Legge Basaglia e dell’esperienza dei «Tetti rossi» a Arezzo. Della Mea avvia una propria riflessione sull’Italia degli ultimi vent’anni del Ventesimo secolo, partecipando alla nascita e allo sviluppo delle riviste «Il Grandevetro» e «InOltre», nel tentativo di «ricollocarsi» in un contesto politico/culturale profondamente cambiato rispetto ai decenni precedenti, ma mantenendo una propria coerente identità socialista-libertaria. È in questi anni che Della Mea si dedica alla scrittura della sua autobiografia Una vita schedata (Milano, Jaca book, 1996) che può essere considerata il suo lascito culturale e politico alle nuove generazioni di “inquieti” che si affacceranno al nuovo secolo.

Il convegno si svolgerà alla Gipsoteca di piazza San Paolo all’Orto, sia la mattina (dalle 9) che il pomeriggio. In apertura gli interventi, tra gli altri, del docente Adriano Prosperi (comitato scientifico biblioteca Serantini) e del rettore Paolo Mancarella.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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