Sicurezza
«Chiederemo la revoca degli arresti domiciliari»
di Pietro Barghigiani
Concorsi “truccati”, il legale del professor Giovannini: dalle carte non emerge alcuna “spinta”, non aveva allievi o colleghi di studio da sponsorizzare»
2 MINUTI DI LETTURA
PISA. «Ho letto l’ordinanza che è piuttosto articolata e devo dire che ci sono elementi che mi inducono a riflettere positivamente sulla posizione del professor Giovannini».
Non anticipa giudizi che in questa fase sono prematuri, ma per il professor Enrico Marzaduri ci sono margini per chiedere e, nella speranza della difesa, ottenere la revoca degli arresti domiciliari per il suo cliente. Il professor Alessandro Giovannini, 54 anni, livornese, cattedra di Diritto tributario a Siena, studio professionale a Pisa, è uno dei sette docenti arrestati nell’inchiesta della Guardia di finanza battezzata “Chiamata alle armi”. L’accusa per tutti è corruzione. Un do ut des per favorire allievi o colleghi di studio in occasione di esami per l’abilitazione all’insegnamento. Nell’inchiesta è stato interdetto per 12 mesi dall’insegnamento al dipartimento di giurisprudenza Francesco Padovani, 44 anni, di Firenze, ricercatore a tempo determinato di Diritto tributario.
Prosegue il professor Marzaduri: «Giovannini viene coinvolto come presidente dell’associazione dei professori di Diritto tributario. Lui non ha interessi diretti. Non ci sono allievi suoi, né colleghi di studio. Non doveva spingere nessuno. Si può dire: “Voleva favorire tutti gli iscritti all’associazione?”. Beh, in tutte le materie giuridiche c’è un’associazione che raccoglie tendenzialmente tutti o quasi i docenti. Ma è normale che ciò avvenga. Non è che quando c’è un concorso si tiene conto se fai parte di quel settanta od ottanta per cento degli iscritti all’associazione. Non è un sindacato per cui se Mario Rossi è iscritto a quella sigla poi viene favorito». Marzaduri assiste il docente con la collega Aurora Matteucci. Leggeranno le oltre 5mila pagine dell’inchiesta. «Vedrò il professore in questi giorni – conclude il legale –. Spero che la situazione della limitazione della libertà venga meno. Pensiamo alla richiesta di revoca al gip e al ricorso al Riesame. Non lasceremo nulla di intentato. Leggerò gli atti con la collega e poi insieme al professore. Come l’ho sentito? Anche lui si rende conto che ci sono margini importanti per chiedere di tornare in libertà».
Altri servizi alle pagine 2-3
Non anticipa giudizi che in questa fase sono prematuri, ma per il professor Enrico Marzaduri ci sono margini per chiedere e, nella speranza della difesa, ottenere la revoca degli arresti domiciliari per il suo cliente. Il professor Alessandro Giovannini, 54 anni, livornese, cattedra di Diritto tributario a Siena, studio professionale a Pisa, è uno dei sette docenti arrestati nell’inchiesta della Guardia di finanza battezzata “Chiamata alle armi”. L’accusa per tutti è corruzione. Un do ut des per favorire allievi o colleghi di studio in occasione di esami per l’abilitazione all’insegnamento. Nell’inchiesta è stato interdetto per 12 mesi dall’insegnamento al dipartimento di giurisprudenza Francesco Padovani, 44 anni, di Firenze, ricercatore a tempo determinato di Diritto tributario.
Prosegue il professor Marzaduri: «Giovannini viene coinvolto come presidente dell’associazione dei professori di Diritto tributario. Lui non ha interessi diretti. Non ci sono allievi suoi, né colleghi di studio. Non doveva spingere nessuno. Si può dire: “Voleva favorire tutti gli iscritti all’associazione?”. Beh, in tutte le materie giuridiche c’è un’associazione che raccoglie tendenzialmente tutti o quasi i docenti. Ma è normale che ciò avvenga. Non è che quando c’è un concorso si tiene conto se fai parte di quel settanta od ottanta per cento degli iscritti all’associazione. Non è un sindacato per cui se Mario Rossi è iscritto a quella sigla poi viene favorito». Marzaduri assiste il docente con la collega Aurora Matteucci. Leggeranno le oltre 5mila pagine dell’inchiesta. «Vedrò il professore in questi giorni – conclude il legale –. Spero che la situazione della limitazione della libertà venga meno. Pensiamo alla richiesta di revoca al gip e al ricorso al Riesame. Non lasceremo nulla di intentato. Leggerò gli atti con la collega e poi insieme al professore. Come l’ho sentito? Anche lui si rende conto che ci sono margini importanti per chiedere di tornare in libertà».
Altri servizi alle pagine 2-3
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
