Il Tirreno

Pisa

Perquisizioni a giurisprudenza

di Pietro Barghigiani
Perquisizioni a giurisprudenza

Tre indagati tra ateneo e professionisti. Finanzieri anche nello studio del professor Giovannini

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PISA. L’epicentro è Firenze con scosse telluriche avvertite anche in città. L’inchiesta “Chiamata alle armi” della Guardia di finanza su un presunto patto corruttivo per far vincere i concorsi ai “protetti” dei baroni universitari lambisce la Pisa accademica e delle professioni con un avvocato-tributarista ai domiciliari, un ricercatore a tempo interdetto dalla professione e un indagato nel dipartimento di giurisprudenza.

Ieri mattina i finanzieri del nucleo di polizia tributaria si sono presentati nel dipartimento - sistemato in attesa della riapertura della Sapienza in alcuni spazi in piazza dei Cavalieri - per procedere a perquisizioni e sequestri riferiti alla posizioni degli indagati. La stessa visita le fiamme gialle l’hanno riservata allo studio professionale pisano del docente universitario livornese.

Alessandro Giovannini, 54 anni, di Livorno, professore di Diritto tributario a Siena, ha uno studio da libero professionista in via Pardi nel quartiere di San Giusto. La sua formazione accademica è pisana, dalla laurea con lode in legge a una serie di esperienze di insegnamento in ateneo. È presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto tributario, avvocato cassazionista, commercialista. Un enfant prodige della materia, tanto da essere chiamato dal 1997 al 1999 al ministero delle Finanze, come componente della Commissione per la riforma tributaria. Già assessore al Comune di Livorno e poi direttore generale della Provincia, il professor Giovannini è conosciuto in città per l’attività del suo studio privato. Uno di quegli ambienti al top per clientela e qualità delle consulenze necessarie per districarsi nel tortuoso dedalo del fisco.

Di Firenze, 44 anni, Francesco Padovani da febbraio è ricercatore a tempo determinato di Diritto tributario al dipartimento di giurisprudenza. È tra i destinatari della misura cautelare dell'interdizione dalle funzioni di professore universitario e da quelle connesse ad ogni altro incarico accademico per la durata di 12 mesi. È associato con uno degli arrestati (Guglielmo Fransoni) e uno degli indagati (Pasquale Russo) in uno studio a Firenze. Dalle intercettazioni l’immagine che viene messa a fuoco è quella dei commissari per l’abilitazione che spingono per Padovani e chiedono aiuti ai colleghi in cambio di future benevolenze per chi avrà la necessità di essere sostenuto. Un do ut des dove la merce di scambio è il potere di decidere chi far entrare i ricercatori in maniera stabile nel giro accademico.

Giovannini, ai domiciliari nella sua abitazione di Livorno, è difeso dal professor Enrico Marzaduri, ordinario di Procedura penale a Pisa. «Ho sentito il mio cliente solo stamani (ieri mattina, ndr) al momento della notifica dell’ordinanza di arresto – spiega l’avvocato –. Non entro nel merito perché non conosco le carte. Domani (oggi, ndr) andrò a Firenze a prenderne copia. Mi dicono sono oltre 5mila pagine. Di sicuro andremo davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia solo quando avremo letto e studiato quello che viene contestato al professor Giovannini».

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