Il dolore
Accessi illegali dai computer dell’ospedale: medico nei guai
di Pietro Barghigiani
Da Facebook a siti web, gli contestano oltre 4600 collegamenti irregolari. Chiesto il processo L’accusa: aveva installato dei software per aggirare i blocchi telematici impostati dall’azienda
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PISA. Usava i computer dell’ospedale come fossero suoi. Anche quando non era al lavoro. E per farlo aveva installato due software in grado di aggirare i blocchi imposti dall’Azienda ospedaliera per impedire accessi non istituzionali.
È un medico pisano di 61 anni per il quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio quello che deve difendersi dall’accusa di accesso abusivo a un sistema informatico con tre aggravanti: il ruolo di pubblico ufficiale, aver provocato danneggiamento e interruzioni del sistema telematico e il contesto sanitario del servizio.
L’udienza davanti al gup in cui doveva essere discussa la richiesta dell’accusa è slittata. L’Azienda ospedaliera al momento resta parte offesa. Valuterà nei prossimi passaggi se costituirsi parte civile con conseguente richiesta dei danni.
La vicenda non è recentissima. Secondo la ricostruzione degli inquirenti gli accessi illegali si sarebbero consumati tra il settembre 2012 e il settembre 2013. Le tracce lasciate non portano a siti vietati ai minori o dal contenuto sconveniente. Sono navigazioni private, soprattutto su profili Facebook personali e su un sito web di cui l’imputato è amministratore. Per l’accusa il comportamento del medico si trasforma in reato nel momento in cui il medico installa un software (Spotflux) per la navigazione in Rete capace di aggirare i sistemi di blocco e di sicurezza dell'ospedale.
Aperto il varco informatico si collegava a Facebook e attraverso il proprio profilo iniziava a occuparsi di bacheca e chat.
Quell’aggirare il sistema per usare i pc dell’ospedale a fini privati alla lunga gli ha nuociuto.
Utilizzando un altro software, Iteleport, era riuscito a introdursi nel sistema informatico protetto da misure di sicurezza. L’utilità era quella di connettersi dall'esterno ai pc dell’Azienda ospedaliera con una user personale e riconoscibile.
Vengono contestati al medico oltre 4mila accessi con un computer e più di 600 con un altro pc. Potrebbe sembrare un peccato veniale, ma le aggravanti addebitate al dipendente di Cisanello non sono bazzecole.
Pesa il suo ruolo di pubblico ufficiale con relativa violazione dei doveri dovuti alla funzione di medico. E, a rincarare la dose, c’è anche l’interruzione e il danneggiamento parziale del sistema informatico in ambito sanitario.
Una sequela di aggravanti che portano la forbice della pena per il reato di accesso abusivo a un sistema informatico da tre a otto anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È un medico pisano di 61 anni per il quale la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio quello che deve difendersi dall’accusa di accesso abusivo a un sistema informatico con tre aggravanti: il ruolo di pubblico ufficiale, aver provocato danneggiamento e interruzioni del sistema telematico e il contesto sanitario del servizio.
L’udienza davanti al gup in cui doveva essere discussa la richiesta dell’accusa è slittata. L’Azienda ospedaliera al momento resta parte offesa. Valuterà nei prossimi passaggi se costituirsi parte civile con conseguente richiesta dei danni.
La vicenda non è recentissima. Secondo la ricostruzione degli inquirenti gli accessi illegali si sarebbero consumati tra il settembre 2012 e il settembre 2013. Le tracce lasciate non portano a siti vietati ai minori o dal contenuto sconveniente. Sono navigazioni private, soprattutto su profili Facebook personali e su un sito web di cui l’imputato è amministratore. Per l’accusa il comportamento del medico si trasforma in reato nel momento in cui il medico installa un software (Spotflux) per la navigazione in Rete capace di aggirare i sistemi di blocco e di sicurezza dell'ospedale.
Aperto il varco informatico si collegava a Facebook e attraverso il proprio profilo iniziava a occuparsi di bacheca e chat.
Quell’aggirare il sistema per usare i pc dell’ospedale a fini privati alla lunga gli ha nuociuto.
Utilizzando un altro software, Iteleport, era riuscito a introdursi nel sistema informatico protetto da misure di sicurezza. L’utilità era quella di connettersi dall'esterno ai pc dell’Azienda ospedaliera con una user personale e riconoscibile.
Vengono contestati al medico oltre 4mila accessi con un computer e più di 600 con un altro pc. Potrebbe sembrare un peccato veniale, ma le aggravanti addebitate al dipendente di Cisanello non sono bazzecole.
Pesa il suo ruolo di pubblico ufficiale con relativa violazione dei doveri dovuti alla funzione di medico. E, a rincarare la dose, c’è anche l’interruzione e il danneggiamento parziale del sistema informatico in ambito sanitario.
Una sequela di aggravanti che portano la forbice della pena per il reato di accesso abusivo a un sistema informatico da tre a otto anni.
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