Finanza
PROCESSO PER BANCAROTTA
Fallimento Berti, in aula il consulente della Procura
PISA. Con una deposizione di quasi cinque ore del consulente della Procura è entrato nel vivo il processo sul fallimento della "Berti & C. Spa" di Lugnano.È stato quasi un monologo quello del...
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PISA. Con una deposizione di quasi cinque ore del consulente della Procura è entrato nel vivo il processo sul fallimento della "Berti & C. Spa" di Lugnano.
È stato quasi un monologo quello del commercialista Antonio Nazaro che, partendo dai documenti ricevuti da curatore e Procura, ha messo a fuoco numeri, bilanci e andamento dell’azienda di mobili fallita nel 2008. L’udienza di ieri davanti al secondo collegio (presidente Salutini, a latere Iadaresta, Grieco) non ha esaurito il racconto del professionista che riprenderà in un altro passaggio dibattimentale a gennaio.
Usciti per effetto della prescrizione alcuni reati minori, al centro del processo - pm Flavia Alemi – resta l’accusa di bancarotta con un corollario di reati fallimentari. Sedici gli imputati tra imprenditori, commercialisti e artigiani che risiedono o lavorano tra Pisa, Pontedera, Ponte a Egola, Vicopisano, San Miniato, Ponsacco.
Tra gli avvocati Alessandro Niccoli, Riccardo Ghilli, Maria Fernanda Ventura e Roberto De Robertis. I fatti risalgono al 2007. Tutto nasce da una richiesta di rimborso dell'Iva presentata all'Agenzia delle entrate nel 2006 dal "Consorzio Mediterraneo del legno" con sede a Lugnano e di cui era capofila la "Berti & C. Spa".
I segugi del Fisco non ci vedono chiaro e ritengono di aver scoperto le trame per raggirare lo Stato. Il consorzio nel 2002 aveva chiesto al ministero delle Attività produttive fondi pubblici per realizzare un polo industriale dedicato alla lavorazione e alla trasformazione del legno nel settore edile-arredamento. L'investimento sulla carta era di 48 milioni di euro con la possibilità di assumere 236 persone. All'epoca Finanza e Dda di Catanzaro indagarono 21 persone, con sequestri di conti correnti, auto, quote azionarie e immobili per 6,5 milioni di euro, sospettando che nell'operazione ci fosse la lunga mano della 'ndrangheta con gli imprenditori a fare da comprimari per truffare lo Stato. L'accusa di aver utilizzato false fatture per ottenere i contributi fu archiviata, così come le contestazioni della truffa e dell'associazione a delinquere.
Quell'indagine, però, incise in modo pesante sullo stato di salute della "Berti & C." accelerando una crisi culminata nel 2008 con il fallimento decretato dal Tribunale.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È stato quasi un monologo quello del commercialista Antonio Nazaro che, partendo dai documenti ricevuti da curatore e Procura, ha messo a fuoco numeri, bilanci e andamento dell’azienda di mobili fallita nel 2008. L’udienza di ieri davanti al secondo collegio (presidente Salutini, a latere Iadaresta, Grieco) non ha esaurito il racconto del professionista che riprenderà in un altro passaggio dibattimentale a gennaio.
Usciti per effetto della prescrizione alcuni reati minori, al centro del processo - pm Flavia Alemi – resta l’accusa di bancarotta con un corollario di reati fallimentari. Sedici gli imputati tra imprenditori, commercialisti e artigiani che risiedono o lavorano tra Pisa, Pontedera, Ponte a Egola, Vicopisano, San Miniato, Ponsacco.
Tra gli avvocati Alessandro Niccoli, Riccardo Ghilli, Maria Fernanda Ventura e Roberto De Robertis. I fatti risalgono al 2007. Tutto nasce da una richiesta di rimborso dell'Iva presentata all'Agenzia delle entrate nel 2006 dal "Consorzio Mediterraneo del legno" con sede a Lugnano e di cui era capofila la "Berti & C. Spa".
I segugi del Fisco non ci vedono chiaro e ritengono di aver scoperto le trame per raggirare lo Stato. Il consorzio nel 2002 aveva chiesto al ministero delle Attività produttive fondi pubblici per realizzare un polo industriale dedicato alla lavorazione e alla trasformazione del legno nel settore edile-arredamento. L'investimento sulla carta era di 48 milioni di euro con la possibilità di assumere 236 persone. All'epoca Finanza e Dda di Catanzaro indagarono 21 persone, con sequestri di conti correnti, auto, quote azionarie e immobili per 6,5 milioni di euro, sospettando che nell'operazione ci fosse la lunga mano della 'ndrangheta con gli imprenditori a fare da comprimari per truffare lo Stato. L'accusa di aver utilizzato false fatture per ottenere i contributi fu archiviata, così come le contestazioni della truffa e dell'associazione a delinquere.
Quell'indagine, però, incise in modo pesante sullo stato di salute della "Berti & C." accelerando una crisi culminata nel 2008 con il fallimento decretato dal Tribunale.(p.b.)
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