Finanza
Guardie mediche: controlli anche a Pisa
di Gian Ugo Berti
Ecco le soluzioni per una maggiore sicurezza dopo i fatti di Catania secondo il dottor Giuseppe Figlini
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PISA. Tre aggressioni a dottoresse della Guardia Medica in due anni, in Italia. Tante, troppe. Anche l’Ordine di Pisa esprime innanzitutto vicinanza e sostegno alla collega siciliana ma, al contempo, si dichiara seriamente preoccupato per un problema già da tempo all’attenzione delle Istituzioni che non ha però trovato ancora efficaci soluzioni.
«Apprezziamo in particolare la pronta iniziativa del Ministro della Salute – commenta Giuseppe Figlini, presidente provinciale dell’Ordine dei Medici, Chirurghi ed Odontoiatri – per valutare a campione il livello di sicurezza delle postazioni di Guardia Medica sull’intero territorio nazionale. Nello stesso modo, a Pisa, ci muoveremo in analoga direzione». Il tema sicurezza è stato fra l’altro affrontato a Roma, alla luce dei fatti di Catania, nella riunione di tutti gli Ordini con la presidente Roberta Chervesani.
«Per quanto riguarda il nostro territorio – ha aggiunto Figlini – riteniamo come il tema sicurezza voglia significare ridurre al massimo i rischi che tali eventi possano ripetersi. In sostanza, aderendo alle indicazioni emerse in quell’incontro, pensiamo si debba soprattutto evitare che le postazioni di lavoro siano ubicate in luoghi isolati, potendo rappresentare così facile mira di maleintenzionati. D’altra parte, sempre maggiore è la presenza, nello specifico servizio, di medici donne».
Un confronto significativo in tal senso – è il suo pensiero – viene ad esempio con il lavoro delle farmacie nelle ore notturne. L’operatore è infatti protetto da un apposita vetrata e passa le medicine attraverso un cassetto mobile, in maniera che non ci possa essere un contatto diretto con l’esterno. Tutto ciò, comprensibilmente, non è possibile con l’attività di Guardia Medica. «In sostanza – sottolinea Figlini – occorre pensare ad una ristrutturazione organizzativa, intanto trovando sistemazione presso le Associazioni di Volontariato che abbiano una propria attività 24 ore al giorno od il servizio del 118».
«Si potrebbe obiettare un problema di costi, ma sull’altro piatto della bilancia c’è un delicato, non trascurabile aspetto di sicurezza delle operatrici nello svolgimento del proprio compito. In sintesi, se si volesse garantire un servizio in quelle specifiche ore – stigmatizza – non ci si può nascondere dietro un dito. La vita umana non ha valore e noi sollecitiamo scelte rapide e funzionali in tal senso».
«Per limitare i pericoli – precisa – dato che l’attività di Guardia Medica , statistiche alla mano, appare ridotta dopo la mezzanotte, si potrebbe ipotizzare l’opportunità di chiuderla dopo quell’ora».
«Sono diverse dunque le possibili soluzioni – conclude Figlini – ma non si può indugiare ancora. Per questo chiediamo fin d’ora incontri con le Istituzioni preposte, così da valutare le opzioni organizzative e formulare al più presto soluzioni idonee. Non è ammissibile lesinare sulla vita della gente. I cittadini ed i nostri colleghi chiedono questo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Apprezziamo in particolare la pronta iniziativa del Ministro della Salute – commenta Giuseppe Figlini, presidente provinciale dell’Ordine dei Medici, Chirurghi ed Odontoiatri – per valutare a campione il livello di sicurezza delle postazioni di Guardia Medica sull’intero territorio nazionale. Nello stesso modo, a Pisa, ci muoveremo in analoga direzione». Il tema sicurezza è stato fra l’altro affrontato a Roma, alla luce dei fatti di Catania, nella riunione di tutti gli Ordini con la presidente Roberta Chervesani.
«Per quanto riguarda il nostro territorio – ha aggiunto Figlini – riteniamo come il tema sicurezza voglia significare ridurre al massimo i rischi che tali eventi possano ripetersi. In sostanza, aderendo alle indicazioni emerse in quell’incontro, pensiamo si debba soprattutto evitare che le postazioni di lavoro siano ubicate in luoghi isolati, potendo rappresentare così facile mira di maleintenzionati. D’altra parte, sempre maggiore è la presenza, nello specifico servizio, di medici donne».
Un confronto significativo in tal senso – è il suo pensiero – viene ad esempio con il lavoro delle farmacie nelle ore notturne. L’operatore è infatti protetto da un apposita vetrata e passa le medicine attraverso un cassetto mobile, in maniera che non ci possa essere un contatto diretto con l’esterno. Tutto ciò, comprensibilmente, non è possibile con l’attività di Guardia Medica. «In sostanza – sottolinea Figlini – occorre pensare ad una ristrutturazione organizzativa, intanto trovando sistemazione presso le Associazioni di Volontariato che abbiano una propria attività 24 ore al giorno od il servizio del 118».
«Si potrebbe obiettare un problema di costi, ma sull’altro piatto della bilancia c’è un delicato, non trascurabile aspetto di sicurezza delle operatrici nello svolgimento del proprio compito. In sintesi, se si volesse garantire un servizio in quelle specifiche ore – stigmatizza – non ci si può nascondere dietro un dito. La vita umana non ha valore e noi sollecitiamo scelte rapide e funzionali in tal senso».
«Per limitare i pericoli – precisa – dato che l’attività di Guardia Medica , statistiche alla mano, appare ridotta dopo la mezzanotte, si potrebbe ipotizzare l’opportunità di chiuderla dopo quell’ora».
«Sono diverse dunque le possibili soluzioni – conclude Figlini – ma non si può indugiare ancora. Per questo chiediamo fin d’ora incontri con le Istituzioni preposte, così da valutare le opzioni organizzative e formulare al più presto soluzioni idonee. Non è ammissibile lesinare sulla vita della gente. I cittadini ed i nostri colleghi chiedono questo».
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