Sicurezza
Furti e vandalismi Porta a Mare si ribella
di Danilo Renzullo
Lettera al Prefetto: «Un posto fisso di polizia nel quartiere»
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PISA. Furti, degrado e vandalismi. Porta a Mare insorge e rivendica massicci interventi per combattere gli atti di microcriminalità che da settimane assediano il quartiere. O almeno, per cercare di contrastare gli annosi problemi legati allo spaccio e alla prostituzione e i più recenti episodi concretizzati probabilmente da bande di malintenzionati che da giorni hanno messo nel mirino gli esercizi commerciali della zona, luoghi di culto e abitazioni.
In un’assemblea convocata dalla Confcommercio, che si è svolta ieri nella sede dell’associazione di categoria, una trentina tra esercenti attivi in corte Sanac, cittadini e commercianti del quartiere hanno individuato le aree più critiche del quartiere e le probabili soluzioni per superare quel senso di insicurezza non più solo riconducibile ad una mera percezione del fenomeno. Una sorta di zona “rossa” battuta settimanalmente da ladri e vandali che, secondo i commercianti, trova il suo punto nevralgico nel capannone industriale abbandonato che sorge accanto alla galleria Sanac. Decine di firme in calce ad una lettera da inviare al prefetto, al questore, al sindaco e ai comandanti dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia municipale. Una lettera aperta per rivendicare interventi risolutivi, ma non solo. Quello messo nero su bianco durante l’incontro alla Confcommercio è anche il grido di dolore di un quartiere «impotente ed esasperato», costretto a far fronte ai danni economici e morali derivanti dall’escalation di furti e di atti di microcriminalità che da settimane attanaglia la zona. Prima la raffica di furti che ha coinvolto la maggior parte degli esercizi commerciali della galleria Sanac. Poi l’ondata di vandalismo che si è abbattuta sulla facciata della chiesa di San Giovanni al Gatano e infine l’intrusione dei ladri nel convento delle suore Immacolatine di via Conte Fazio. «Quanto è avvenuto negli ultimi giorni è soltanto la punta dell’iceberg di una situazione da tempo allarmante: episodi continui e sempre più intensi di microcriminalità, furti di motocicli e biciclette, danneggiamenti, episodi di degrado e di inciviltà», si legge nella petizione dei commercianti che chiedono una maggiore presenza di forze dell’ordine, un presidio fisso delle forze di polizia sull’esempio della zona della stazione, una rete di videosorveglianza, il potenziamento dell’illuminazione pubblica e un contatto diretto tra le forze dell’ordine e rappresentanti del quartiere e della galleria, sperimentando anche l’uso di sistemi di messaggistica come whatsapp o i social network. I primi interventi potrebbero scattare già nei prossimi giorni. Il sindaco Marco Filippeschi avrebbe infatti promesso un primo intervento per la messa in sicurezza dello stabilimento industriale in disuso e abbandonato da anni limitrofo alla galleria. Un’ordinanza nei confronti della proprietà per inibire l’ingresso nel capannone industriale. «Una sorta di enorme covo dal quale molto probabilmente si pianificano le azioni illegali», prosegue la missiva inviata ai rappresentanti delle istituzioni. «Occorrono misure di prevenzione - concludono i commercianti di Porta a Mare -, anche per lanciare un segnale che il quartiere non può e non deve diventare terra di nessuno».
In un’assemblea convocata dalla Confcommercio, che si è svolta ieri nella sede dell’associazione di categoria, una trentina tra esercenti attivi in corte Sanac, cittadini e commercianti del quartiere hanno individuato le aree più critiche del quartiere e le probabili soluzioni per superare quel senso di insicurezza non più solo riconducibile ad una mera percezione del fenomeno. Una sorta di zona “rossa” battuta settimanalmente da ladri e vandali che, secondo i commercianti, trova il suo punto nevralgico nel capannone industriale abbandonato che sorge accanto alla galleria Sanac. Decine di firme in calce ad una lettera da inviare al prefetto, al questore, al sindaco e ai comandanti dei carabinieri, della guardia di finanza e della polizia municipale. Una lettera aperta per rivendicare interventi risolutivi, ma non solo. Quello messo nero su bianco durante l’incontro alla Confcommercio è anche il grido di dolore di un quartiere «impotente ed esasperato», costretto a far fronte ai danni economici e morali derivanti dall’escalation di furti e di atti di microcriminalità che da settimane attanaglia la zona. Prima la raffica di furti che ha coinvolto la maggior parte degli esercizi commerciali della galleria Sanac. Poi l’ondata di vandalismo che si è abbattuta sulla facciata della chiesa di San Giovanni al Gatano e infine l’intrusione dei ladri nel convento delle suore Immacolatine di via Conte Fazio. «Quanto è avvenuto negli ultimi giorni è soltanto la punta dell’iceberg di una situazione da tempo allarmante: episodi continui e sempre più intensi di microcriminalità, furti di motocicli e biciclette, danneggiamenti, episodi di degrado e di inciviltà», si legge nella petizione dei commercianti che chiedono una maggiore presenza di forze dell’ordine, un presidio fisso delle forze di polizia sull’esempio della zona della stazione, una rete di videosorveglianza, il potenziamento dell’illuminazione pubblica e un contatto diretto tra le forze dell’ordine e rappresentanti del quartiere e della galleria, sperimentando anche l’uso di sistemi di messaggistica come whatsapp o i social network. I primi interventi potrebbero scattare già nei prossimi giorni. Il sindaco Marco Filippeschi avrebbe infatti promesso un primo intervento per la messa in sicurezza dello stabilimento industriale in disuso e abbandonato da anni limitrofo alla galleria. Un’ordinanza nei confronti della proprietà per inibire l’ingresso nel capannone industriale. «Una sorta di enorme covo dal quale molto probabilmente si pianificano le azioni illegali», prosegue la missiva inviata ai rappresentanti delle istituzioni. «Occorrono misure di prevenzione - concludono i commercianti di Porta a Mare -, anche per lanciare un segnale che il quartiere non può e non deve diventare terra di nessuno».
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