Il Tirreno

Pisa

Borseggiatrice ai domiciliari dopo la diciannovesima condanna

di Mario Neri
Borseggiatrice ai domiciliari dopo la diciannovesima condanna

C'è finita insieme alla collega arrestata in piazza dei Miracoli pochi giorni fa. Le due nomadi avevano scippato una turista giapponese strappandole macchina fotografica e borsello. E la terza, a cui erano state risparmiate le manette perché incinta, ci è già ricascata

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PISA. Tre anni e sei mesi. E la condanna da scontare ai domiciliari, nel campo rom alla periferia di Roma da dove quasi ogni giorno partono per il loro pellegrinaggio verso Pisa, ma solo perché entrambe madri di bambini da accudire. L’unica concessione, l’unico segno di comprensione offerto dal giudice Elsa Iadaresta ieri mattina a Selba Omerovic, 34 anni, e Sueva Cizmic, 24, le due borseggiatrici romene acciuffate sabato pomeriggio (16 settembre) dai carabinieri in moto a un passo da piazza dei Miracoli poco dopo aver scippato una turista giapponese insieme ad una “collega” trentunenne a cui il pm aveva risparmiato gli arresti e il soggiorno in camera di sicurezza perché incinta.

Quella della giudice, la stessa che ha condannato a 20 anni Antonio Logli per l’omicidio di Roberta Ragusa, sembra quasi una sentenza-monito. Per la prima volta da mesi Pisa sembra poter pensare di arginare un fenomeno di microcriminalità ormai diventato diffusissimo fra la stazione e l’area Unesco, quelle cioè da sempre più battute dai turisti, e sentito da guide, tour operator e commercianti, ognuno di essi minato, con i viaggiatori, dagli assalti continui delle borseggiatrici.

La scena a cui ha assistito la pattuglia di carabinieri motociclisti sabato pomeriggio non è troppo diversa dalle molte altre che si ripetono ogni giorno al Duomo. Le tre nomadi si mescolano alla comitiva di turisti appena scesa da un bus di via Pietrasantina e, furtive, derubano una donna. Prima sfilandole un borsello dallo zaino e poi tentando di fare lo stesso con la macchina fotografica. La donna se ne accorge, tenta di difendersi e le due gliela strappano di dosso per consegnare tutto al “palo”, cioè la donna che poi verrà rimessa in libertà perché in stato interessante. Sorprese in flagrante vengono arrestate in via Leonardo Da Vinci.

Solo che in caserma, durante l’identificazione, i carabinieri scoprono che una, la Omerovic, vanta una fedina con 18 condanne per precedenti inanellati per gli stessi reati, e che l’altra, la Cizmic, di precedenti ne ha due ed è già stata identificata e denunciata per ben 31 volte in piazza Duomo per inosservanza al foglio di via emesso dal questore. Non solo. Nel tentativo di sfuggire all’arresto, in caserma, una delle due prova a bluffare. «Sono incinta anch’io», dice. I carabinieri la accompagnano in ospedale, e secondo i medici non ci sono dubbi: nessun bebè in arrivo, è una frottola.

La stessa che in aula, nel corso del rito abbreviato celebrato dopo l'udienza di convalida degli arresti, confessa candidamente al giudice che le chiede come definirebbe le sue condizioni di vita di non avere problemi economici. «Sono sufficienti, il mio compagno fa il commerciante». «Faremo appello - dice il legale delle nomadi, Gianluca Nicolini - Questo paese è assurdo: si condannano a 3 anni e mezzo due borseggiatrici mentre a uno come Galan, per essersi intascato 10 milioni di soldi pubblici, sono stati dati solo due anni». Finita qui? Macché. Il “palo” della banda, la borseggiatrice “salvata” dalla gravidanza vera, domenica è stata sorpresa di nuovo al Duomo. Anche lei denunciata per inosservanza al foglio di via.

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