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Pisani in campo per far bella la città

Pisani in campo per far bella la città

Via libera del consiglio comunale alle norme sulla gestione dei beni comuni: una rivoluzione nel rapporto ente-cittadini

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PISA. Ci si lamenta spesso del fatto che l’educazione civica non sia più una materia da studiare a scuola. Ma nella pratica l’esercizio delle buone regole di convivenza a tutela degli interessi e dei beni comuni non è cosa rara. Non solo. Da giovedì scorso, a Pisa, c’è addirittura un regolamento che disciplina e favorisce chi si rimbocca le maniche nell’interesse della collettività. Che si tratti di tagliare l’erba di un parco giochi, ripulire un tratto di marciapiede o gestire uno spazio pubblico per promuovere iniziative: l’importante è darsi da fare per rendere il luogo in cui viviamo più decoroso, più utile, più interessante per tutti.

Giovedì il consiglio comunale a larga maggioranza ha infatti approvato il regolamento dei beni comuni a conclusione di un percorso «nato dal basso, dall’iniziativa dell’associazione pisana Iris che aderisce alla rete di Labsus, il laboratorio della solidarietà che a livello nazionale punta a diffondere questo nuovo strumento e che ora vuole fare di Pisa un punto di riferimento per l’intera Toscana» spiega il sindaco, Marco Filippeschi.

Il regolamento apre le porte del Comune a cittadini attivi e associazioni che vogliono prendersi cura dei beni pubblici. Dalla pulizia straordinaria di un’area verde, strade o piazze, all’organizzazione di iniziative sociali e di volontariato, fino alla gestione senza fini di lucro di immobili comunali per attività rivolte alla collettività. I cittadini attivi, da singoli o in forma associata, potranno proporre all’amministrazione comunale dei “Patti di Collaborazione”. I Ctp avranno un ruolo centrale nel coinvolgere i cittadini. Nel caso di beni immobili, quelli idonei vengono definiti e aggiornati periodicamente dall’amministrazione anche con il supporto dei Ctp.

«Il regolamento - spiega l’assessore Andrea Ferrante - introduce un nuovo paradigma di relazione tra cittadini e amministrazione: i cittadini organizzati diventano promotori dell’iniziativa, propongono prioritariamente - ma può essere anche il Comune a farlo - patti di collaborazione in ambiti anche molto vari che rispondano ai principi ai quali si ispira il regolamento. Prima di tutto quelli dell’apertura al resto della città e della condivisione». La novità introdotta da Pisa avrà un suo percorso attuativo «che passa intanto dalla costituzione di un ufficio ad hoc per i cittadini e dall’avvio di percorsi ricognitivi da parte del Comune e dei Ctp sugli immobili da destinare ai progetti». Ferrante spera in una rapida operatività dei nuovi strumenti «con l’attivazione di una interfaccia con i cittadini per consentirci di ricevere le prime proposte» per le quali è previsto un sostegno pubblico al quale affiancare iniziative, là dove possibile, di autofinanziamento. «Crediamo si tratti di un passo importante compiuto da questa amministrazione, un passo innovativo e politicamente significativo che può rappresentare la cifra di una amministrazione come accade ad esempio a Bologna».

Di vera e propria «rivoluzione concettuale» parla Filippeschi. «Senza gravare sui cittadini doveri che sono della struttura amministrativa complessa, ci sono tanti lavori di cura urbana e organizzazione che possono essere pattuiti tra Comune e gruppi di cittadini che consapevolmente scelgono un obiettivo». Succede già in molti casi che nascano comitati per questo o quello scopo, ricorda Filippeschi: «noi siamo andati regolarizzare delle pratiche che a volte sono spontanee, come ad esempio quelle di cittadini che curano spazi verdi o sono sentinelle anti degrado. In questo modo attiviamo meccanismi che consentono di trasferire aiuti e finanziamenti a queste attività sulle quali svolgeranno un coordinamento forte i Ctp. Per certi versi è questa la vera riforma dei Ctp». (v.l.)

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di Redazione Pisa