Gioco
Gli ultrà del Pisa nel fango di Livorno dopo l’alluvione
I tifosi contro le etichette: «Né criminali né angeli del fango La vera notizia sarebbe stata non aiutarli in questa situazione»
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PISA. Né criminali né angeli del fango: gli Ultras pisani, con un lungo comunicato, respingono entrambe le etichette, quella negativa di un anno fa quando «eravamo dipinti come nascosti nei cespugli pronti all’assalto gratuito contro chiunque» e quella positiva di oggi per il soccorso portato a Livorno dopo l’alluvione. E nei prossimi derby calcistici ci saranno gli sfottò di sempre e nessuno esclude la possibilità di «una scazzottata pre-gara», ma la rivalità calcistica non c’entra niente con un «odio etnico».
Scrivono i tifosi: «Questi due ritratti non ci appartengono, nella stessa misura. Non ci appartengono, e ci infastidiscono, perché in ogni caso si parla di noi senza conoscenza, senza capire niente, senza provarci nemmeno, e non importa se in questo secondo caso la valutazione è “positiva” perché anche qui i termini sono sbagliati, i toni esagerati, la visione distorta».
«Non vediamo nessuna notizia - continuano - nel fatto che la Curva Nord, e appartenenti ad essa, abbiano portato e continuino a portare aiuto alla popolazione e alla città di Livorno colpita dall’alluvione, tra morti e case distrutte, famiglie rovinate e qualcosa ancora da salvare. Se ne stupisce, e sottolinea con enfasi il gesto, chi pensa che dietro agli ultras non ci siano persone normali ma, appunto, criminali o animali contro i quali scatenare la più implacabile repressione alla prima intemperanza o al primo passo fuori dagli schemi. Chiunque, di fronte a quanto accaduto, si sarebbe adoperato per portare aiuto: siamo uomini, ci sono valori di solidarietà che vanno al di là delle dinamiche di stadio».
Era ovvio, affermano, «che i pisani, ultras e non, sarebbero accorsi a spalare il fango, e lo stesso avrebbero fatto i livornesi a parti invertite: sono due città a venti chilometri, tutti hanno un amico, un parente, un qualcosa che lega alla parte rivale, ed è anche tutto ciò a rendere più immediato, concreto, e sentito, l’aiutarsi reciproco», e non l’esigenza di passare per i “buoni” della situazione «o ancor peggio la voglia di levarsi di dosso un’etichetta per vedersene appiccicare un’altra».
Secondo i tifosi il loro aiuto a Livorno non è una notizia. «Sarebbe stata una “notizia” se non avessimo scritto e appeso lo striscione sotto la Curva, che è il nostro modo, diretto, di comunicare con la città, oppure se ci fossimo dimostrati insensibili o peggio cinici, se avessimo confuso le citate “dinamiche di stadio” con la vita vera, ma questo non lo facciamo e non lo abbiamo mai fatto, non dobbiamo dimostrare di essere persone normali, viviamo nello stesso mondo di tutti gli “altri” che amano spesso osservarci da lontano e poi sparare sentenze o cercare di interpretare il nostro pensiero o indicarci la retta via».
La rivalità calcistica invece rimane. «“Bravi, bel gesto. Quindi al derby non vi offenderete”. Certo che ci offenderemo a vicenda. Per quanto ci riguarda, non la città di Livorno in modo becero. Sfotteremo gli ultras rivali. E loro, se presenti, risponderanno. E ci provocheremo. E ci ricorderemo passati “episodi” in cui è andata meglio all’uno o all’altro. E saremo pungenti con gli striscioni. Loro risponderanno. Magari nei giorni precedenti ci saranno scritte ironiche. Forse una scazzottata pre-gara. Anche questo è essere ultras e non ci rinunceremo come non ci rinunceranno i cugini ma non esclude che poi si vada a spalare il fango o che ci si senta per organizzare gli aiuti o che ci siano amici sui due fronti e che non sia un odio “etnico” ma una rivalità forte a livello di pelle, di città o di stadio».
È molto importante, ricordano, la distinzione fra i due concetti. «E se per Livorno nutriamo astio, e non odio, ci comporteremmo nello stesso modo nei confronti di altre tifoserie che non rispettiamo, perché non si comportano da ultras, perché si vantano di usare i coltelli, perché hanno offeso i nostri morti: aiuteremmo lo stesso le persone in difficoltà».
La conclusione: «Dispiace se queste considerazioni lucide smonteranno qualche luogo comune di cui si nutre la repressione, che non vorrebbe soltanto punirci per qualche errore ma negare e minare la possibilità stessa di una nostra esistenza o sopravvivenza, dipingendoci puntualmente alla stregua di associazione a delinquere o peggio di un branco di animali senza cervello. Ci dispiace se continuiamo ad essere anti-economici, o sfuggenti, o autonomi nelle decisioni, o puntigliosi e attenti quando si parla di noi, e rigidi nel difendere la città, la maglia, la squadra, e tutto quello che ruota attorno. Siamo ultras e siamo persone, siamo casino e coreografie, siamo diffide di otto anni e famiglie in Curva Nord con i bambini, siamo questo e c’è dentro tutto, gli sfottò e le strette di mano, comunque la vorranno pensare non ci riguarda perché rispettiamo solo la nostra coerenza e l’orgoglio per quello che realizziamo ogni giorno e non solo quando ci fanno passare da “buoni” al telegiornale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Scrivono i tifosi: «Questi due ritratti non ci appartengono, nella stessa misura. Non ci appartengono, e ci infastidiscono, perché in ogni caso si parla di noi senza conoscenza, senza capire niente, senza provarci nemmeno, e non importa se in questo secondo caso la valutazione è “positiva” perché anche qui i termini sono sbagliati, i toni esagerati, la visione distorta».
«Non vediamo nessuna notizia - continuano - nel fatto che la Curva Nord, e appartenenti ad essa, abbiano portato e continuino a portare aiuto alla popolazione e alla città di Livorno colpita dall’alluvione, tra morti e case distrutte, famiglie rovinate e qualcosa ancora da salvare. Se ne stupisce, e sottolinea con enfasi il gesto, chi pensa che dietro agli ultras non ci siano persone normali ma, appunto, criminali o animali contro i quali scatenare la più implacabile repressione alla prima intemperanza o al primo passo fuori dagli schemi. Chiunque, di fronte a quanto accaduto, si sarebbe adoperato per portare aiuto: siamo uomini, ci sono valori di solidarietà che vanno al di là delle dinamiche di stadio».
Era ovvio, affermano, «che i pisani, ultras e non, sarebbero accorsi a spalare il fango, e lo stesso avrebbero fatto i livornesi a parti invertite: sono due città a venti chilometri, tutti hanno un amico, un parente, un qualcosa che lega alla parte rivale, ed è anche tutto ciò a rendere più immediato, concreto, e sentito, l’aiutarsi reciproco», e non l’esigenza di passare per i “buoni” della situazione «o ancor peggio la voglia di levarsi di dosso un’etichetta per vedersene appiccicare un’altra».
Secondo i tifosi il loro aiuto a Livorno non è una notizia. «Sarebbe stata una “notizia” se non avessimo scritto e appeso lo striscione sotto la Curva, che è il nostro modo, diretto, di comunicare con la città, oppure se ci fossimo dimostrati insensibili o peggio cinici, se avessimo confuso le citate “dinamiche di stadio” con la vita vera, ma questo non lo facciamo e non lo abbiamo mai fatto, non dobbiamo dimostrare di essere persone normali, viviamo nello stesso mondo di tutti gli “altri” che amano spesso osservarci da lontano e poi sparare sentenze o cercare di interpretare il nostro pensiero o indicarci la retta via».
La rivalità calcistica invece rimane. «“Bravi, bel gesto. Quindi al derby non vi offenderete”. Certo che ci offenderemo a vicenda. Per quanto ci riguarda, non la città di Livorno in modo becero. Sfotteremo gli ultras rivali. E loro, se presenti, risponderanno. E ci provocheremo. E ci ricorderemo passati “episodi” in cui è andata meglio all’uno o all’altro. E saremo pungenti con gli striscioni. Loro risponderanno. Magari nei giorni precedenti ci saranno scritte ironiche. Forse una scazzottata pre-gara. Anche questo è essere ultras e non ci rinunceremo come non ci rinunceranno i cugini ma non esclude che poi si vada a spalare il fango o che ci si senta per organizzare gli aiuti o che ci siano amici sui due fronti e che non sia un odio “etnico” ma una rivalità forte a livello di pelle, di città o di stadio».
È molto importante, ricordano, la distinzione fra i due concetti. «E se per Livorno nutriamo astio, e non odio, ci comporteremmo nello stesso modo nei confronti di altre tifoserie che non rispettiamo, perché non si comportano da ultras, perché si vantano di usare i coltelli, perché hanno offeso i nostri morti: aiuteremmo lo stesso le persone in difficoltà».
La conclusione: «Dispiace se queste considerazioni lucide smonteranno qualche luogo comune di cui si nutre la repressione, che non vorrebbe soltanto punirci per qualche errore ma negare e minare la possibilità stessa di una nostra esistenza o sopravvivenza, dipingendoci puntualmente alla stregua di associazione a delinquere o peggio di un branco di animali senza cervello. Ci dispiace se continuiamo ad essere anti-economici, o sfuggenti, o autonomi nelle decisioni, o puntigliosi e attenti quando si parla di noi, e rigidi nel difendere la città, la maglia, la squadra, e tutto quello che ruota attorno. Siamo ultras e siamo persone, siamo casino e coreografie, siamo diffide di otto anni e famiglie in Curva Nord con i bambini, siamo questo e c’è dentro tutto, gli sfottò e le strette di mano, comunque la vorranno pensare non ci riguarda perché rispettiamo solo la nostra coerenza e l’orgoglio per quello che realizziamo ogni giorno e non solo quando ci fanno passare da “buoni” al telegiornale».
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